mercoledì , 21 febbraio 2018
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immigrazione irregolare
L'ingresso dell'Eurotunnel a Calais, Francia © hakzelf - www.flickr.com, 2011

Immigrazione irregolare e fermo: parla l’Avvocato Generale

A partire dall’estate scorsa, l’emergenza migranti è al centro delle cronache europee: non più solo il Canale di Sicilia viene considerata una zona critica, ma, ormai, anche la rotta via mare verso la Grecia, e quella di terra verso la Mittel Europa, sono diventate crocevia di persone che fuggono guerre, fame, miseria.

Le reazioni degli Stati europei sono state differenziate: solo Italia e Germania hanno effettivamente insistito affinché tutti gli Stati membri adottassero misure congrue all’accoglienza dei migranti, nonostante gli impasse giuridici dettati in particolare dal regolamento Dublino III e tutta quella parte dell’acquis volta a costruire la “Fortezza Europa”. Vi è una sostanziale unanimità tra gli interpreti nel ritenere che le misure adottate dall’autunno scorso non potranno essere efficaci nemmeno nel breve periodo, se almeno la maggioranza degli Stati membri non si muove in maniera coesa.

In pericolo c’è forse quanto più di prezioso l’Unione Europea abbia dato alla generazione di millenials: la libertà di movimento delle merci, delle persone e dei servizi, in una parola Schengen. Queste  non sono solo norme di principio, ma articoli di Trattati che tutti i membri dell’Unione hanno ratificato e che si sono impegnati a rispettare, anche i “soliti esclusi”. La questione migratoria è veramente complessa non solo da un punto di vista geo-politico, ma soprattutto giuridico. Che cosa succede, ad esempio, se un immigrato irregolare viaggia nello spazio Schengen e viene scoperto? Può essere arrestato per il solo e semplice fatto di essere nell’Unione Europea?

Il caso Affum: un fermo per immigrazione irregolare

Questo è quanto accaduto alla signora Sélina Affum, cittadina del Ghana, immigrata irregolarmente in Belgio, fermata al Canale della Manica perché in possesso di documenti falsi. La legge penale francese, quella che in un primissimo momento viene applicata al caso di specie,  prevede fino a un anno di reclusione per gli immigrati irregolari su suolo francese. La signora tuttavia impugna il provvedimento precautelare (essa era stata dichiarata in stato di fermo). L’affaire arriva fino alla Corte di Cassazione,il cui giudice decide di effettuare un rinvio pregiudiziale sulla base dell’art. 267 TFUE, anche in seguito a dei fatti importanti sopravvenuti o, comunque, contemporanei sia alla prima che alla seconda impugnazione, tra cui la procedura di riammissione iniziata dal Belgio, Paese di partenza della signora.

Il nodo principale, da un punto di vista strettamente giuridico, consiste nel poter considerare la signora Affum un’immigrata irregolare ai sensi della cosiddetta “direttiva rimpatri” (la Direttiva 2008/115). In merito al campo di applicazione, la direttiva stessa parla di “cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno nel territorio di uno Stato membro è irregolare” (articolo 2 n.1). Si potrebbe obbiettare che in realtà la signora stava uscendo  dallo spazio Schengen (il Regno Unito non ne fa parte) e che era stata già fatta oggetto di una misura avente un fine identico a quello del rimpatrio: l’applicabilità della direttiva doveva essere dunque esclusa?

Il parere dell’Avvocato Generale della Corte europea

L’avvocato generale della Corte di Giustizia Europea, utilizzando la giurisprudenza della Corte medesima sul punto (in particolare i casi  Achughbabian del  2011 e Celaj del 2014) afferma che la direttiva rimpatri è applicabile al caso della signora, in quanto la sua inapplicabilità sarebbe da ammettere solo se la signora Affum fosse stata fermata nel momento di entrata nello spazio Schengen. In secondo luogo, la direttiva stessa fa esplicita previsione di assoggettare  al suo campo di esecuzione non solo i rimpatri, ma anche le procedure di riammissione.

L’Avvocato Szpunar  aggiunge però che la sanzione della reclusione non osta all’applicazione della direttiva in soli due casi: quando l’immigrato irregolare continui a permanere sul suolo del territorio senza giustificato motivo, pur essendo oggetto di una procedura di rimpatrio, e quando, una volta applicata la procedura di rimpatrio, l’immigrato irregolare faccia nuovamente ingresso in maniera illegale all’interno del territorio dello Stato da cui è stato espatriato. Szpunar dunque suggerisce l’applicabilità della direttiva rimpatri al caso Affum, ma esclude che la mera presenza della signora sul territorio francese integri le ipotesi in cui sia necessaria la reclusione. Se è vero che le opinioni degli avvocati generali sono di solito adottate dalla corte, la materia oggetto d’esame stavolta è suscettibile anche di valutazioni ulteriori a quelle meramente giuridiche  e non è per nulla scontata l’adesione immediata dei giudici di Lussemburgo.

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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