domenica , 25 febbraio 2018
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Immigrazione: è scontro aperto fra Italia e Commissione UE

La nuova tragedia del mare nel Canale di Sicilia riaccende lo scontro fra governo italiano e Commissione Europea. A pochi giorni dalle fondamentali elezioni europee del 25 maggio, la questione immigrazione irrompe prepotentemente in campagna elettorale, spingendo i principali leader politici a esprimersi a riguardo. La richiesta è più o meno unanime: l’Unione Europea deve fare di più nella gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo. Frontex, l’agenzia europea preposta proprio al coordinamento degli sforzi degli Stati membri in quest’area, così com’è strutturata oggi, non può bastare.

A fare più rumore sono le durissime prese di posizione di Matteo Renzi. Il premier attacca frontalmente l’UE, affermando che si è occupata spesso e volentieri di salvare le banche, “per poi lasciar morire le madri con i bambini”. Il messaggio di Renzi è molto chiaro: l’UE deve fare di più, non può lasciare sola l’Italia. L’Unione deve intervenire anche nella sfera umanitaria e della sicurezza dei confini marittimi, non solo in economia.

Una sfortunata coincidenza nel frattempo ha portato il Consiglio Affari Generali di oggi ad approvare definitivamente un nuovo regolamento sulla sorveglianza dei confini marittimi europei. La nuova normativa dovrebbe facilitare il coordinamento fra gli Stati, introducendo regole più chiare e, allo stesso tempo, più vincolanti. Vengono regolamentate in modo più trasparente le operazioni per individuare e intercettare i flussi illegali di migranti, ma anche le azioni di salvataggio in caso di incidenti come quelli di questi giorni o dell’ottobre scorso.

Il governo italiano vuole di più, e molto, ed è questo il problema che sta incrinando i rapporti con la Commissione Europea. Michele Cercone, portavoce del Commissario europeo per gli Affari Interni Cecilia Malmstrom, ha affermato che la Commissione UE aveva inviato a marzo una lettera al governo italiano, per comprendere quali fossero ulteriori misure che la Commissione avrebbe potuto mettere in campo. Finora è stato fatto tutto il possibile, ricorda Cercone, come il finanziamento con aiuti di emergenza dell’operazione Mare Nostrum e di due azioni di Frontex, ma dal governo italiano pare non sia arrivata alcuna risposta.

Si evidenzia poi un ulteriore problema, come aveva sottolineato la stessa Malmstrom due giorni fa: la Commissione ha fatto davvero quello che ha potuto. Lo sforzo spetterebbe adesso agli altri 27 Stati membri. È necessario che ogni Stato ricollochi più rifugiati politici direttamente dai campi dei Paesi terzi ed eventualmente apra dei canali legali d’ingresso. La Commissione però non può fare nulla per obbligarli. Sono gli stessi Stati membri a dover metter mano alle competenze dell’UE, ha sottolineato Cercone.

Dall’Italia giunge durissima la replica di Angelino Alfano. Il Ministro degli Interni ha affermato che non “ha senso parlare di letterine” e che le richieste dell’Italia sono precise e conosciute ormai da tempo: maggiore assistenza umanitaria in Africa, UE direttamente coinvolta nel soccorso in mare (significa anche che Frontex dovrebbe finanziare direttamente le missioni di pattugliamento), spostamento della sede di Frontex da Varsavia all’Italia e revisione della politica del diritto d’asilo, che venga così riconosciuto anche oltre il Paese d’ingresso nell’UE. Alfano si è detto pronto a volare a Bruxelles per dire tutto questo “in faccia alla Malmstrom”, perché l’Italia non può diventare la prigione d’Europa dei rifugiati politici.

Intanto, da Bruxelles, arriva anche la reazione del Sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi che con toni più pacati ribadisce comunque la posizione italiana: mai vista la lettera della Commissione, forse indirizzata al Ministero degli Interni. Ma non è questo il punto: l’Italia non cerca colpevoli, ma l’applicazione dei Trattati, a partire dall’articolo 80 in materia di solidarietà su immigrazione e diritto d’asilo. È necessario il mutuo riconoscimento delle politiche d’asilo fra gli Stati membri, perché Paesi del Sud e del Nord hanno problemi diversi, tutti sintomo dell’assenza di una politica europea a riguardo. Il punto di partenza deve essere l’applicazione della Comunicazione di marzo della Commissione sulla sorveglianza marittima: il Consiglio Europeo di giugno deve adottare decisioni operative, anche sui partnenariati di mobilità con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo. Non c’è più tempo.

In foto l’arrivo di alcuni migranti a Lampedusa (Foto: Noborder Network – Flickr) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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