martedì , 21 agosto 2018
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Immigrazione, Triton rinforzata ma è stallo sull’asilo

Dal Consiglio Europeo straordinario dedicato all’immigrazione di giovedì scorso, sono emerse le linee guida adottate dagli Stati per affrontare l’emergenza umanitaria nel Mediterraneo. Guardando alle proposte che sono state fatte, l’Europa è sembrata ferma e determinata nel rinforzare operazioni militari e strategie di sicurezza e difesa: sono stati aumentati i fondi per l’operazione Triton, che è missione di controllo e non di salvataggio, e si è deciso di velocizzare le procedure per il rimpatrio di migranti irregolari. Tuttavia l’UE non è stata altrettanto ambiziosa nell’investire energie e risorse per l’accoglienza e per delineare un modello di responsabilità condivisa tra gli Stati. Emblematico del modo di affrontare i vari problemi all’ordine del giorno è stato l’atteggiamento di David Cameron, che si è detto pronto a mettere a disposizione mezzi militari per arginare l’emergenza sbarchi, ma a condizione che i profughi non raggiungano la Gran Bretagna.

Il nodo accoglienza: cambiare Dublino III?

L’Unione Europea comunque sembra stia facendo i primi passi verso la consapevolezza che la preoccupazione su come gestire il flusso di migranti in arrivo deve essere condivisa e non può né deve ricadere solo sullo Stato di approdo. Invece l’approccio è stato per ora solo frammentario e non comune, né completo, come ha detto il Commissario europeo per gli Affari interni e l’Immigrazione Dimitris Avramopoulos. La questione è quella, spinosa e controversa, del regolamento Dublino III. Molte le voci critiche in merito a questa misura, ritenuta anacronistica e inefficace. Nei giorni precedenti al vertice europeo, anche al Senato italiano si è parlato dell’opportunità di proporre all’Europa una modifica del regolamento.

Adottato nel 2013, si tratta di uno strumento che stabilisce qual è lo Stato competente a ricevere ed esaminare una domanda di protezione internazionale. Funziona così: lo Stato europeo che deve decidere se accordare lo status di rifugiato, che consente di non essere ritenuti immigrati clandestini e quindi di non essere rimpatriati, è solo quello in cui il soggetto arriva illegalmente, anche se la domanda di asilo è rivolta ad un altro Paese europeo. Lo Stato di primo approdo ha anche l’obbligo di prendere in carico il richiedente asilo. Qualora poi il migrante decida di raggiungere altri Stati, questi possono attivare una procedura di ripresa in carico verso lo Stato obbligato a dargli protezione, ossia possono “rimandarlo indietro”, rifiutando di farlo entrare nel proprio territorio.

Questo sistema presenta evidenti disfunzioni: da un lato non tiene conto delle reali aspirazioni del clandestino, che, arrivato ad esempio in Italia o in Grecia, vorrebbe poi spostarsi in altri Paesi. Inoltre non considera che esistono significative differenze tra i vari Stati membri in merito ai trattamenti di accoglienza e alle possibilità economiche e occupazionali. L’effetto drammatico del sistema Dublino è che pone una responsabilità solo in capo al Paese in cui arrivano i richiedenti asilo, spesso nelle condizioni che sono purtroppo a tutti note: il rifugiato non potrà poi spostarsi in altri Paesi per cercare lavoro e gli sarà anche difficile raggiungere familiari residenti in altri Stati. Anche la Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha sottolineato come questo regolamento preveda tempi troppo lunghi per ottenere lo status di rifugiato, violi il diritto al ricongiungimento familiare e soprattutto crei troppa pressione nei Paesi del Sud Europa, in questo senso lasciati soli.

Nessuna modifica dal Consiglio Europeo sul tema dell’immigrazione

Nel vertice europeo non è stata presa in considerazione l’idea di una modifica al regolamento, ma si è parlato solo di ricollocazioni di emergenza dei migranti tra i vari Stati membri, peraltro solo su base volontaria. Il Presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker non ha nascosto che si poteva fare di più nell’ambito della solidarietà tra Stati: l’adozione di una strategia di redistribuzione degli stranieri rifugiati, in base a fattori come la ricchezza e la popolazione degli Stati, è stata rinviata a maggio e sarà proprio la Commissione a dover elaborare delle proposte in merito.

Qualche nota positiva però c’è: gli Stati membri si sono impegnati ad accelerare le procedure per l’esame delle domande di asilo. Squadre dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo verranno inviate in Italia e Grecia per garantire in tempi brevi l’attribuzione dello status di rifugiato ai clandestini in fuga da Paesi che non sanno garantire loro quella protezione che cercano invece in Europa.

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

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