lunedì , 19 febbraio 2018
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Uomini della Marina Militare italiana impegnati nell'operazione Mare Nostrum (Foto: Marina Militare)

Immigrazione: UK, nessun sostegno alle operazioni di soccorso

Proprio a ridosso del tanto atteso avvio di Triton, la nuova operazione Frontex nel Mediterraneo, la posizione del governo britannico di non dare supporto alle operazioni di ricerca e soccorso ha spento speranze e sollevato molte reazioni critiche. Le parole di Joyce Anelay, Ministro britannico per gli Affari esteri (l’equivalente di un nostro Vice-Ministro) suonano infatti perentorie: “Noi non sosterremo le operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, perché riteniamo che queste sviluppino un involontario fattore di attrazione, che incoraggia molti migranti ad intraprendere pericolosi viaggi in mare, causando così le morti più tragiche e inutili”.

Eppure il Regno Unito aveva chiarito la sua posizione già nelle prime fasi di organizzazione della missione Triton. Nell’opinione pubblica britannica regna inoltre lo scetticismo non solo verso l’Unione Europea, ma verso l’integrazione, cavalcato dallo United Kingdom Independence Party (UKIP), partito euroscettico e apertamente anti-immigrazione. Allora perché tanto clamore?

Il rifiuto del governo britannico giunge in un momento delicato, in cui l’operazione umanitaria Mare Nostrum è prossima alla chiusura e si appresta a passare il testimone alla missione UE Triton, purtroppo con capacità e risorse drasticamente limitate rispetto alla prima. La missione italiana terminerà senza che vi sia un’altrettanta operazione di ricerca e soccorso pronta a sostituirla. Come sostenuto in un primo tempo dal Direttore Esecutivo di Frontex, Gil Arias Fernandez, e poi ribadito dalla portavoce dell’agenzia, Isabella Cooper, la missione Triton è esclusivamente legata al controllo delle frontiera e riguarda un’area operativa molto arretrata e ridotta rispetto a Mare Nostrum. In un simile contesto la decisione del Regno Unito – per nulla inaspettata – pesa comunque come un macigno.

“Il governo ritiene che il modo più efficace per prevenire i pericolosi tentativi di rifugiati e migranti di attraversare il mare”, ha aggiunto il Ministro Anelay, “sia quello di focalizzarsi sui Paesi di origine e di transito e di prendere misure per contrastare l’attività dei contrabbandieri che mettono deliberatamente a rischio la vite delle persone su imbarcazioni insicure”. La cooperazione con i Paesi terzi, soprattutto per il contrasto del traffico di esseri umani, è proprio uno dei “tre pilastri” del piano operativo per l’immigrazione approvato nell’ultimo Consiglio Giustizia e Affari Interni. Gli altri due pilastri fanno riferimento al rafforzamento di Frontex per il controllo delle frontiere esterne e alle azioni degli Stati membri per attuare il sistema europeo comune d’asilo.

Se è vero che questa strategia punta a risolvere alla radice il problema dell’immigrazione clandestina, è altrettanto e tragicamente vera la recente notizia dei 20 migranti dispersi nel Canale di Sicilia, dopo il naufragio di un gommone partito dalla Libia. La situazione che si prospetta, propio quando domani (1 novembre 2014) salperà Triton, non preoccupa solo le organizzazioni per la tutela dei diritti umani e dei rifugiati.

Sarah Teather, ex ministro liberaldemocratico britannico, ha definito la decisione del governo Cameron “profondamente deprimente”. “Ciò dimostra che, quando si tratta di immigrazione, il governo sprofonda a livelli incredibili di disumanità”, ha aggiunto Teather. Le crisi e i contesti di guerra continueranno ad alimentare il numero di persone che rischiano la vita nei viaggi disperati nel Mediterraneo, piuttosto di andare incontro a morte certa nel proprio Paese. L’assenza di operazioni di soccorso non ridurrà il numero di migranti disposti a partire su un barcone, ma probabilmente aumenterà le vittime e i dispersi nelle acque del Mediterraneo.

Maurice Wren, amministratore delegato di Refugee Council, associazione per la tutela dei rifugiati, criticando la posizione assunta dal governo britannico, ha dato forse il miglior suggerimento: “La risposta non è quella di innalzare i muri della fortezza Europa, ma di fornire canali più sicuri e legali per garantire ai rifugiati l’accesso al sistema di protezione”.

L' Autore - Alice Condello

Laureata magistrale in Scienze Internazionali (indirizzo in Studi Europei) con una tesi di ricerca, svolta in parte a Nairobi, sul ruolo internazionale dell'UE in Africa. Il lavoro sul campo ha stimolato in me l'interesse verso il tema delle relazioni tra UE e paesi africani, che ho la fortuna di coltivare e approfondire grazie alla collaborazione con Europae. "Eurottimista consapevole", come mi piace definirmi, sogno un giorno di poter lavorare viaggiando tra Europa e Africa.

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