mercoledì , 15 agosto 2018
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© European Union

Immigrazione, vertice straordinario per la risposta dell’Ue

Dopo la chiusura dell’operazione italiana Mare Nostrum, in tanti temevano di poter assistere ad una “tragedia annunciata”. La risposta europea con l’operazione Triton, infatti, si è presentata da subito limitata nei mezzi e negli scopi. Non sono bastati gli appelli delle grandi organizzazioni internazionali, né i successivi naufragi nel Mediterraneo per richiamare l’attenzione su una situazione di estrema emergenza.

Bisognava forse arrivare all’ultima grande strage del Mediterraneo, che probabilmente nemmeno i più pessimisti avrebbero potuto predire. Al momento si è solo in grado di contare i superstiti. Si sono salvati in 28, ma su quanti? Partendo dalle testimonianze dei sopravvissuti, si ipotizza che su quel barcone vi fossero tra le 700 e le 900 persone. Un numero che pesa come un macigno sull’Italia, sull’Europa, sulla comunità internazionale, e sulle pagine di storia.

UE, piano in dieci punti contro le tragedie dell’immigrazione

Domani a Bruxelles si terrà un Consiglio Europeo straordinario dedicato al tema dell’immigrazione. In attesa di conoscere la strategia comune europea per affrontare la situazione nel Mediterraneo, la riunione congiunta del Consiglio Affari Esteri e Interni – tenutasi due giorni fa a Lussemburgo – ha partorito un piano di azione in dieci punti. Tra questi, ritorna il proposito di rafforzare le operazioni europee nel Mediterraneo – Triton e Poseidon – in termini di mezzi, risorse finanziarie ed area operativa.

Il Ministro dell’Interno Angelino Alfano, al termine della riunione, ha parlato di un punto di svolta per l’UE per varare «misure mirate e concrete». L’azione europea sembra ora focalizzata sugli scafisti e sui barconi messi a loro disposizione per intraprendere i viaggi della morte in mare. L’idea è di ispirarsi all’operazione Atalanta antipirateria che si svolge al largo delle coste del Corno d’Africa, ma per capirne meglio i dettagli e l’eventuale dimensione militare è necessario attendere il vertice straordinario di giovedì. Non solo, ma, nel caso si concretizzasse un blocco navale in acque territoriali libiche, occorrerebbe il consenso da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

I commenti

Il clima appare simile a quello seguito al naufragio di Lampedusa, in cui l’Europa è richiamata alle proprie responsabilità dalla comunità internazionale e, purtroppo, dall’ennesima strage di innocenti. Il Presidente della Repubblica Mattarella ha chiesto all’UE di «non sottrarsi alla prova di centinaia di migliaia di profughi che abbandonano le proprie case per sfuggire alla morte». Anche il Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki-moon, non è rimasto indifferente alla vicenda. In una telefonata con il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, Ban Ki-Moon ha messo l’accento sulla necessità di un “meccanismo congiunto europeo di ricerca e salvataggio in mare” e ha parlato di una responsabilità condivisa da parte della comunità internazionale di far fronte alla situazione di emergenza nel Mediterraneo.

L’Alto Rappresentante, Federica Mogherini, e il Commissario per l’Immigrazione Avramopoulos hanno fatto riferimento a un “nuovo livello di consapevolezza” per l’Unione Europea. Le speranze sono ora riposte nel piano d’azione che verrà discusso nel prossimo Consiglio Europeo straordinario che si terrà domani a Bruxelles. La promessa di “misure mirate e concrete” vola ora di bocca in bocca, eppure sembrava che Lampedusa avesse già sensibilmente toccato il senso di responsabilità dell’Europa. Non c’è ancora un bilancio certo, ma si teme che il numero delle vittime dell’ultimo naufragio nel Canale di Sicilia sia più che raddoppiato rispetto all’ottobre 2013 (366).

Mentre nelle sedi istituzionali si cerca la soluzione e la strategia per intervenire, dall’altra parte del Mediterraneo c’è chi pensa se imbattersi nella morte certa sulla terra ferma o rischiare la vita lanciandosi tra le onde del mare, spendendo i risparmi di una vita senza avere alcuna certezza di sopravvivere. Pronti a salpare per un viaggio disperato in mare che ha il costo vero e proprio di una vita.

L' Autore - Alice Condello

Laureata magistrale in Scienze Internazionali (indirizzo in Studi Europei) con una tesi di ricerca, svolta in parte a Nairobi, sul ruolo internazionale dell'UE in Africa. Il lavoro sul campo ha stimolato in me l'interesse verso il tema delle relazioni tra UE e paesi africani, che ho la fortuna di coltivare e approfondire grazie alla collaborazione con Europae. "Eurottimista consapevole", come mi piace definirmi, sogno un giorno di poter lavorare viaggiando tra Europa e Africa.

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