martedì , 20 febbraio 2018
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Il ministro della giustizia Andrea Orlando e il premier Matteo Renzi © Palazzo Chigi - Flickr

La responsabilità civile dei magistrati in Europa

Dopo anni di accesi dibattiti, l’Italia dal 24 febbraio conosce una nuova normativa in materia di responsabilità civile dei magistrati. La riforma della “Legge Vassalli” ha fatto esplodere prontamente la polemica tra il mondo politico, il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), che vede nella novella un potenziale pericolo per l’imparzialità e l’indipendenza dei giudici.

La nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati

In concreto, la nuova legge lascia inalterato il carattere indiretto della responsabilità, in forza del quale il cittadino che abbia sofferto un danno ingiusto si vede riconosciuta l’azione risarcitoria solo nei confronti dello Stato. Le novità consistono non solo nell’obbligatorietà della rivalsa dello Stato sul magistrato, ma anche nell’aumento della sua soglia, fissata prima a un terzo e ora a metà dello stipendio annuo del magistrato, divenendo addirittura totale in caso di dolo.

Inoltre, viene meno il “filtro di ammissibilità” incarnato dal controllo svolto dal tribunale distrettuale competente, prima incaricato di vagliare la sussistenza dei presupposti e la fondatezza delle domande. Nondimeno, risultano allargate le maglie della nozione di “colpa grave”, che comprenderà anche l’ipotesi di violazione manifesta del diritto comunitario.

Proprio la mancata inclusione di tale ipotesi nella previgente disciplina aveva portato la Corte di Giustizia dell’UE (CGUE) nel novembre 2011 a dichiarare incompatibile il diritto nazionale italiano con quello comunitario (C-379/10). L’inerzia del nostro legislatore aveva poi condotto all’apertura di una procedura d’infrazione nel settembre 2013, la cui sanzione pecuniaria correlata (pari a 53 milioni di euro) sarebbe divenuta esecutiva il 26 febbraio scorso.

La responsabilità civile dei magistrati in Europa

Tralasciando il clamoroso sprint finale del legislatore, i meccanismi grazie ai quali i magistrati sono tenuti a rispondere del proprio operato negli altri Paesi dell’UE non differiscono del tutto da quello italiano. Infatti, in Portogallo, Francia e Belgio vige un sistema di responsabilità indiretta, nel quale la rivalsa dello Stato sul singolo giudice è meramente facoltativa in Francia e vincolata alle ipotesi dolose in Belgio e Portogallo.

Diversamente, nei Paesi Bassi e in Germania la rivalsa non è nemmeno prevista. Ancora, in Spagna, tale rivalsa dipende da un’ulteriore sentenza che accerti la dolosità o la colposità grave della condotta del magistrato. Tali impostazioni sono state giustificate anche grazie alla loro conformità con la Carta Europea sullo Statuto dei Giudici, approvata in seno al Consiglio d’Europa nel 1998. Un atto che, pur nella sua estraneità al diritto comunitario, ha contribuito vigorosamente allo sviluppo della disciplina della responsabilità dei magistrati europei. Un orientamento confermato anche nella successiva raccomandazione adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa (n. 12/2010) nella quale è stato affermato come “soltanto lo Stato, ove abbia dovuto concedere una riparazione, può richiedere l’accertamento di una responsabilità civile del giudice attraverso un’azione innanzi a un tribunale”.

Altri casi: Inghilterra e Irlanda

Ben più estrema, invece, l’impostazione dei Paesi di common law: in Inghilterra, Irlanda e a Cipro vige il principio della judicial immunity (immunità tanto generale, quanto in particolare da ogni forma di civil liability). In tali sistemi i magistrati sono esenti da responsabilità per gli atti compiuti nell’esercizio delle loro funzioni al fine di assicurarne indipendenza e imparzialità. Una forma di responsabilità patrimoniale è prevista esclusivamente in casi di massima gravità, mentre il regime disciplinare risulta tendenzialmente allentato, a differenza di quanto avviene per i colleghi statunitensi, sottoposti a severe valutazioni.

L’antica ipotesi dell’impeachment dei giudici risulta ormai sostituita dall’address, cioè dalla procedura di rimozione dall’ufficio dei magistrati delle corti superiori, a seguito di istanza presentata da entrambi i rami del Parlamento all’attenzione della Corona, nei casi di difetto di giurisdizione, incapacità, negligenza e diniego di giustizia.

Appare perciò evidente come la disciplina della responsabilità dei magistrati in Europa sia tutto fuorché organica e omogenea, ispirandosi a differenti orientamenti, spesso non convergenti nemmeno a livello di principi di massima. Constatazione che può spingere a rivalutare alcune sentenze della CGUE, al pari della procedura d’infrazione aperta ai tempi nei confronti dell’Italia.

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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