mercoledì , 21 febbraio 2018
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L’ombra del terrorismo sulle capitali europee: Londra e Parigi tra lupi solitari e crisi dei modelli d’integrazione

La settimana appena trascorsa ha visto il verificarsi di due importanti avvenimenti che hanno scosso e  per alcuni versi sconvolto il panorama e l’opinione pubblica europea. Il primo riguarda l’uccisione del soldato britannico Drummer Lee Rigby avvenuta mercoledì 22 maggio nel distretto di Woolwich, zona sud-est dell’area metropolitana londinese, mentre il secondo riguarda il ferimento, nel tardo pomeriggio di sabato 25, di un soldato francese in servizio di pattuglia presso l’area più occidentale dei sobborghi di Parigi.

Nonostante i due casi non siano totalmente analoghi, alcune ricorrenze e similitudini possono essere riscontrate sotto diversi aspetti. Tralasciando la brevità dell’arco temporale trascorso tra i due avvenimenti, entrambi hanno riguardato personale militare di uno Stato membro dell’Unione Europea fortemente impegnato in operazioni militari all’estero in Paesi a maggioranza araba-musulmana. Entrambi si sono svolti nei sobborghi di due tra le più importanti metropoli e capitali europee, rispettivamente Londra e Parigi. Entrambi i Paesi hanno avuto un lungo passato di potenze colonizzatrici con un altrettanto lungo e travagliato momento di crisi durante tutto il periodo della decolonizzazione, soprattutto per quanto riguarda il caso francese.

Infine, nonostante siano necessarie alcune precisazioni e ogni inferenza, deduzione ed astrazione sia da prendersi con cautela, la matrice culturale e sociale dei responsabili sembrerebbe essere la stessa: nel caso londinese, due cittadini musulmani britannici di origini africane aventi comprovati legami con organizzazioni islamiche; nel caso parigino, per quanto l’identità dell’assalitore sia ancora incerta, i sospetti cadono su una trentina di soggetti di origini magrebine in qualche modo presumibilmente connessi con organizzazioni terroristiche di matrice islamica.

In merito all’ultima questione è bene precisare come le piste seguite dagli inquirenti francesi siano state suggerite da alcune precise circostanze. Le similitudini riscontrate e il fatto che il secondo evento possa essere un’emulazione del primo lasciano infatti supporre che l’assalitore parigino possa condividere un background culturale, sociale e politico simile a quello dei due cittadini britannici. Inoltre, tale supposizione sembra essere rafforzata dal fatto che il militare assalito e i suoi commilitoni siano parte di un vasto piano preventivo antiterrorismo adottato subito dopo l’intervento francese in Mali, al fine di ostacolare eventuali ripercussione del conflitto africano in Francia.

Gli inquirenti britannici e francesi, nonché un gran numero di esponenti politici di entrambi i Paesi, hanno ritenuto opportuno affrontare gli eventi come atti di terrorismo, non ritenendo entrambi i casi riconducibili ad un normale atto criminale. A supporto di ciò, relativamente al caso di Londra, vi sono le immagini di uno degli attentatori intento a dichiarare, davanti alla telecamera di un passante, con le mani ancora insanguinate, l’uccisione del soldato in nome dell’Islam.

Che si tratti di atti premeditati di terrorismo internazionale o l’azione di “lupi solitari” deve ancora essere pienamente accertato, come anche l’effettiva esistenza di connessioni tra le comunità di immigrati a cui questi individui appartengono e organizzazioni terroristiche transnazionali. Ciò che però, astraendo dai due singoli eventi, sembra essere pienamente assodato è il fatto che il sistema utilizzato da Francia e Gran Bretagna per l’accoglienza degli immigrati provenienti da queste comunità, continua a presentare grossi problemi e a non funzionare nei dovuti modi.

Per quanto le cause che abbiano condotto a questi avvenimenti, non unici nel loro genere e con una serie di precedenti storici, siano varie,molteplici, mutevoli e di difficile identificazione, l’aspetto della marginalizzazione di questi individui e le difficoltà nel trovare una totale identificazione nella “nuova patria” non devono assolutamente essere sottovalutati. Inoltre, il fatto che i due Paesi colpiti d siano tuttora riconosciuti nel mondo accademico come i due principali esempi di modelli di integrazione, rafforza l’idea della necessità di un cambiamento di approccio. Entrambi i modelli, quello assimilazionista francese e quello multiculturalista britannico, sembrano non soddisfare appieno i bisogni di queste comunità, e lo stesso si potrebbe dire per le soluzione intermedie situate nel continuum fra questi due estremi.

L’Unione ha compiuto molti passi verso una più coerente e comune politica di integrazione e gestione dei flussi migratori. Nonostante questi sforzi, però, l’inderogabile (almeno in questo caso) principio della sovranità dei singoli Stati sulle scelte relative a cittadinanza, politiche di accoglienza, e gestione delle diversità culturali e sociali, continua, forse anche giustamente, a rappresentare un ostacolo per un progetto comune europeo. Ancora più certo è che un approccio “muscolare” agli avvenimenti di questa settimana, maggiori controlli e perquisizioni, maggiori misure cautelari, più lavoro di intelligence e dispiegamento di uomini mostra all’opinione pubblica una risposta decisa dell’autorità statale, ma non risolve il problema e non ne riduce l’entità, lasciando che questa “bolla” continui a gonfiarsi, sfiatando ogni tanto come avvenuto il 22 e il 25 di maggio a Londra e a Parigi.

In foto la Gendarmerie francese controlla una manifestazione nelle strade di Parigi. (Foto: Cicilie Fagerlid)

L' Autore - Giuseppe Lettieri

Responsabile Sicurezza internazionale - Studente presso la Scuola Sant'Anna di Pisa iscritto al Master Human Rights and Conflict Management; laureato in Scienze Internazionali - Global Studies presso l'Università di Torino con una tesi sulle dottrine militari della controinsorgenza. Da sempre appassionato di questi inerenti sicurezza e difesa, il settore militare e la politica internazionale, mi occupo nello specifico di counterinsurgency e counterterrorism operations con riferimento all'area geografica mediorientale e del sud-est asiatico. Per Europae scrivo di Common Security e Defence Policy e European External Action Service.

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