giovedì , 14 dicembre 2017
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Ungheria
Una protesta contro Viktor Orban © Frank Kopperschläger - www.flickr.com, 2012

L’UE apre la procedura d’infrazione contro l’Ungheria

L’Unione Europea ha annunciato di voler aprire una procedura d’infrazione contro l’Ungheria di Viktor Orbán, a causa della legge varata nei confronti delle organizzazioni non governative che operano nel Paese. Contestualmente, la Commissione Europea ha inviato una lettera riguardante lo status della Central European University, prestigioso ateneo privato finanziato dal magnate statunitense di origine ungherese George Soros.

Come funziona una proceduta di infrazione

La procedura di infrazione è uno strumento, regolato nel Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), che fornisce alla Commissione i poteri di vigilanza sui Trattati europei. L’articolo 258 TFUE riconosce come la Commissione possa, su richiesta di privati, a seguito di interrogazioni parlamentari o di sua volontà, inviare una lettera di messa in mora per valutare l’opinione di uno Stato su una violazione contestata dalla stessa Commissione.

Nel caso in cui non ricevesse risposte o queste non fossero soddisfacenti, la Commissione può ricorrere contro lo Stato presso la Corte di Giustizia delle Comunità Europee. Se la Corte confermasse la violazione, secondo l’articolo 260 TFUE, lo Stato verrebbe sanzionato pecuniariamente secondo la gravità dell’infrazione stessa.

Il caso Ungheria

Il Presidente ungherese Viktor Orbán e il suo partito Fidesz avevano avviato una campagna denigratoria nei confronti delle organizzazioni non governative e contro Soros, definendo le prime come organi al servizio di potenze straniere e accusando Soros di voler destabilizzare tutti quei Paesi che non si riconoscono nel “pensiero unico europeo”. Uno stratagemma volto a trovare un capro espiatorio e poter operare con maggiore libertà nei confronti dei propri cittadini.

La legge varata contro le ONG, la cui votazione si è svolta il 13 giugno con una schiacciante maggioranza in Parlamento, ha tuttavia incontrato l’opposizione della Commissione Europea. Secondo Bruxelles, infatti, la legge contro le ONG sarebbe incompatibile con numerosi Trattati, valori e norme dell’Unione Europea. L’Ungheria, in qualità di Paese membro, è tenuta ad accettare e rispettare tali limiti legislativi, in virtù anche dei numerosi aiuti economici che Budapest riceve dall’UE.

Il governo ungherese ha tuttavia sostenuto come la legge fosse necessaria per regolamentare le ONG operanti entro i propri confini. Infatti, soltanto le organizzazioni non governative che ricevessero più di 7,2 milioni di fiorini ungheresi annui (circa 23 mila euro), nei quali non vanno contati i finanziamenti europei, dovevano pubblicare i propri registri contabili e dichiarare pubblicamente la ricezione di fondi stranieri. Tale provvedimento avrebbe colpito maggiormente tutte quelle ONG che si occupano in prevalenza di accoglienza dei rifugiati, un tema molto sensibile in Ungheria.

La reazione di Bruxelles

Come affermato dal vicepresidente Frans Timmermans, “la società civile è la vera fabbrica delle nostre società democratiche e perciò il suo lavoro non dovrebbe essere indebitamente ostacolato. Abbiamo studiato con attenzione la nuova legge sulle organizzazioni non governative e abbiamo concluso che questa non si attenga alla legislazione europea”. L’Ungheria ha tempo un mese per rispondere alla comunicazione ufficiale inviata dalla Commissione. Se non perverrà a Bruxelles alcuna risposta o questa non sarà considerata soddisfacente, la Commissione ha affermato come potrebbe intraprendere nuovi passi nella procedura d’infrazione.

Congiuntamente a questa comunicazione, Bruxelles ha inviato un’altra lettera riguardante lo status dell’istruzione accademica dell’Ungheria, con particolare attenzione alla Central European University. Infatti, la sua chiusura, come paventato da Orbán, andrebbe a minare la libertà accademica e di istruzione. Anche in questo caso, Budapest ha un mese di tempo per fornire una risposta soddisfacente alla Commissione. In caso contrario, quest’ultima ha dichiarato, nella persona di Timmermans, di procedere presso la Corte europea.

L’Ungheria si trova dunque ora nel mirino di Bruxelles. Le sue manovre per limitare le libertà degli investitori stranieri nell’ambito della cultura e dei diritti umani, un tema su cui già si era già scontrata con l’Unione Europea, sembrano infrangersi contro il diritto comunitario. L’Ungheria, che riceve numerosi aiuti e fondi da Bruxelles, non può prolungare il braccio di ferro con le istituzioni europee, per non rischiare di ricevere sanzioni che possano frenare il suo rilancio economico.

L' Autore - Edoardo Corradi

Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche e attualmente studente al corso magistrale in Scienze Internazionali e della Cooperazione a Genova, mi occupo da anni di Balcani, Europa centrale e orientale. Ho vissuto un anno a Wrocław, Polonia, e ho collaborato con numerose rivistetra le quali East Journal. Ho all'attivo anche pubblicazioni su riviste scientifiche tra cui la Balkan Social Science Review e Political Studies Review.

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One comment

  1. Corte di giustizia dell’Unione europea, non delle comunità europee! (Spesso confusa colla corte europea dei diritti umani.)

    Sarà interessante vedere se Juncker riesce ad attivare il famoso articolo 7 per Polonia e Ungheria allo stesso tempo, per evitare che si salvino a vicenda grazie alla regola dell’unanimità.

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