venerdì , 23 febbraio 2018
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© The European Union - 2015

Migranti, ricollocamento solo per 35 mila

L’inizio della settimana è stato segnato dalla riunione dei Ministri degli Affari Esteri dei 28 Paesi membri, concentrata in particolare sulla questione delle quote migranti. Ricapitoliamo le tappe per cercare di capire in quale direzione si sta muovendo l’Europa.

Il naufragio dell’agenda Juncker

A maggio la Commissione Juncker propone un’Agenda per l’immigrazione con obiettivi ambiziosi: ricollocamento di 40 mila richiedenti asilo presenti negli Stati europei di confine entro due anni, reinsediamento di 20 mila profughi provenienti dai campi di accoglienza di Paesi terzi, in base a quote obbligatorie per gli Stati membri, stabilite dalla Commissione secondo parametri oggettivi (PIL, popolazione, tasso di occupazione…), revisione del regolamento Dublino nel 2016. A fine giugno il Consiglio europeo fa retromarcia: abbandona l’idea delle quote obbligatorie per la redistribuzione e il reinsediamento dei profughi e prevede un sistema “negoziato” secondo il quale gli Stati, entro luglio, avrebbero dovuto accordarsi per stabilire gli impegni reciproci.

Eccoci arrivati a fine luglio: gli obiettivi prefissati dalla Commissione sono stati, di fatto, nuovamente disattesi. Gli Stati si sono accordati per il ricollocamento di circa 35 mila migranti richiedenti asilo, quindi meno rispetto ai 40 mila previsti dall’Agenda elaborata dalla Commissione. Si è invece tenuto fermo l’impegno per il reinsediamento di circa 20 mila profughi presenti nei campi di accoglienza dei Paesi terzi: addirittura gli Stati si erano dimostrati maggiormente disposti ad accogliere questi profughi tanto che l’esubero rispetto all’obiettivo di reinsediare circa 20 mila persone è stato indirizzato verso le quote di ricollocamento.

Quote non obbligatorie: le reazioni dei Paesi Ue

Sono state confermate le conclusioni del Consiglio europeo di fine giugno e quindi il ricollocamento e il reinsediamento non sono obbligatori per gli Stati. Infatti, a fronte di Paesi che hanno rispettato le quote indicate dalla Commissione (come la Francia, la Germania e il Belgio), ce ne sono altri che hanno offerto una disponibilità inferiore rispetto a quella di cui avrebbero dovuto farsi carico (in particolare si tratta della Spagna e della Polonia, che probabilmente per le imminenti elezioni politiche non hanno voluto compromettersi). L’Austria e l’Ungheria hanno invece rifiutato del tutto le quote. Infine, Gran Bretagna e Danimarca hanno invece approfittato della clausola opt-out loro consentita, mentre l’Irlanda, che pure avrebbe potuto usufruirne, ha deciso di accogliere una quota di migranti.

Le prime redistribuzioni dovrebbero iniziare ad ottobre mentre a dicembre si farà il punto della situazione e si adotterà una strategia per il secondo anno di applicazione delle quote. Il Ministro degli Interni Alfano ha dichiarato che questo “compromesso” è un “primo passo”: «Noi siamo completamente coperti per il primo anno», mentre «il secondo anno non è ancora stato definito nei dettagli».

Gli impegni per Italia e Grecia

“In cambio” della redistribuzione gli Stati di frontiera, quindi l’Italia e la Grecia in primis, devono impegnarsi a identificare e registrare i migranti che arrivano nei loro territori. La selezione dovrebbe avvenire in zone attrezzate (hotspot) e con la collaborazione delle agenzie europee. Nel vertice non è stato ancora una volta affrontato il tema della revisione del regolamento Dublino (che invece era stata proposta nell’Agenda della Commissione): le misure imposte dal regolamento di sicuro peggiorano la situazione dei Paesi di prima accoglienza e rendono difficile la realizzazione di una vera solidarietà tra Stati.

Facendo il punto sui flussi migratori, gli ultimi dati dell’UNHCR parlano di circa 150 mila migranti arrivati in Europa dall’inizio del 2015. In Italia ne sarebbero sbarcati circa 67.500, mentre in Grecia più di 68.000: dalla Libia partono verso l’Italia e la Grecia soprattutto somali ed eritrei, dall’Egitto siriani, dalla Turchia iracheni, pachistani, iraniani e afghani. Il numero di migranti sbarcati in Grecia, per raggiungere l’Ungheria tramite Serbia e Macedonia, è in aumento: oggi il fronte dell’emergenza si sta spostando nei Paesi Balcanici se si pensa che nei primi mesi del 2015 la cittadina serba di Subotica, al confine con l’Ungheria, ha superato Lampedusa come principale ingresso dei migranti nella Fortezza Europa. Le notizie della costruzione del muro anti-immigrati da parte dell’Ungheria al confine con la Serbia lasciano intendere che l’intesa tra i Paesi membri procede a piccoli passi e con sempre nuove difficoltà.

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

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