martedì , 17 ottobre 2017
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© F. Malavolta - OIM

Migranti, sbarchi in calo in Italia. Nuove rotte verso Spagna e Mar Nero

L’estate si è chiusa con una forte diminuzione del numero di migranti sulla rotta del Mediterraneo centrale. I dati pubblicati dal Ministero dell’Interno parlano di un forte calo degli arrivi dal Nord Africa in Italia nei mesi estivi: a luglio e ad agosto gli sbarchi sono stati rispettivamente 11459 e 3914, il 50 e l’80 % in meno  di quelli registrati negli stessi mesi del 2016. Al 25 settembre, gli arrivi complessivi nel Paese sono stati 103.318, contro i circa 115 mila dello stesso periodo dell’anno precedente. La riduzione nel numero degli sbarchi non è casuale, ma frutto della cooperazione con la Libia portata avanti dall’Italia nei mesi estivi.

Il plauso di Juncker

“L’Italia sta salvando l’onore dell’Europa nel Mediterraneo”. È l’elogio pronunciato dal Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, nel corso del discorso annuale sullo stato dell’Unione lo scorso 14 settembre a Strasburgo. Juncker si è felicitato con il Paese “per il suo nobile e indefesso operato” nella protezione delle frontiere esterne dell’Europa. Grazie alla diminuzione degli arrivi, ha sottolineato il presidente, si è ridotto anche il numero di morti in mare: 2500 alla fine di agosto, contro le 4450 vittime dello stesso periodo del 2016.

I timori sulla Libia

Al luglio 2017, sono oltre 11 mila i migranti intercettati nel Mediterraneo e riportati in Libia. Tenere bassi i flussi migratori significa quindi che i migranti vengono riportati là dove rischiano di essere detenuti in condizioni disumane e sottoposti ad abusi da parte dei trafficanti e delle milizie che controllano il Paese. Anche l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Zeid Ra’ad Al Hussein ha denunciato il supporto dell’Unione europea e dell’Italia alla Guardia Costiera libica ed ha espresso forti preoccupazioni riguardo alle violenze subite dalle persone intercettate e riportate in Libia. L’Alto Commissario ha sottolineato che forzare i migranti a tornare in un paese dove potrebbero essere sottoposti a tortura, stupri e detenzione arbitraria, è una violazione degli obblighi internazionali.

L’Ue ha stanziato 142 milioni di euro per assistere organizzazioni internazionali come l’Alto Commissariato per i Rifugiati e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) in Libia, ma oltre alla situazione interna al Paese, resta un’ulteriore incognita: come cambieranno i flussi migratori di fronte alla chiusura del Mediterraneo centrale?

Vecchie e nuove rotte per i migranti

Se negli ultimi mesi la pressione sull’Italia dal Nord Africa si è allentata, lo stesso non si può dire per le altre principale rotte migratorie verso l’Europa. Stando ai dati dell’Oim, soltanto nei primi dodici giorni di settembre,  2234 migranti sono sbarcati in Grecia, rendendo questo mese il più intenso dell’anno in corso. A luglio gli arrivi sono stati relativamente bassi, mentre dal 1 agosto al 14 settembre circa 5900 migranti sono entrati in Grecia da acque turche, per un totale di 17304 in tutto l’anno. Inoltre, circa 13600 migranti hanno attraversato il confine con la Spagna, un numero tre volte più alto di quello registrato nel 2016.

Infine, un numero crescente di barche dirette in Romania è stato intercettato nel Mar Nero. Il numero di arrivi totali (482) non può essere equiparato a quello di Italia, Spagna e Grecia, ma è già di gran lunga maggiore rispetto a quello osservato negli scorsi anni. La Romania non fa parte dello spazio Schengen e finora sono stati pochi i migranti e rifugiati che hanno scelto il paese come destinazione finale del loro viaggio. Tuttavia, se i numeri dovessero crescere, la situazione del sistema di asilo romeno e le condizioni di accoglienza del paese andrebbero monitorate più da vicino per garantire condizioni dignitose ai migranti.

Prospettive future

L’aumento degli arrivi proprio nei mesi di luglio e agosto, in corrispondenza della chiusura della rotta del Mediterraneo centrale, fa pensare che i trafficanti di migranti stiano cercando rotte alternative, ad ogni costo. Nel Mar Nero, le condizioni di navigazione sono persino più pericolose che nel Mediterraneo e desta forti preoccupazioni l’aumento dei migranti che tentano la traversata. Lo scorso 22 settembre, ventuno persone hanno perso la vita in un naufragio al largo delle coste turche del Mar Nero. Se è presto per parlare in maniera definitiva di un cambiamento netto nelle rotte verso l’Europa, è certo che, in assenza di canali di arrivo legali, le persone in fuga da guerra e miseria sono pronte a correre qualsiasi rischio pur di raggiungere la salvezza.

L' Autore - Silvia Carta

Laureata in Scienze Internazionali all'Università di Torino, mi sono trasferita a Padova per specializzarmi in Diritti Umani. Nel frattempo, ho trascorso periodi di studio in Francia e Germania, dove si è rafforzato il mio interesse per le tematiche europee. Sono appassionata di diritto internazionale, asilo e migrazioni. Attualmente, sto lavorando a una tesi di laurea sui canali di accesso legali per i rifugiati nell'Unione Europea. Quando posso faccio ritorno in Sardegna, che ho la fortuna di chiamare casa.

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