venerdì , 24 novembre 2017
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Tamalt
Immagini di giornalisti imprigionati in Afghanistan © leo gonzales - www.flickr.com, 2011

Mohamed Tamalt, il giornalista morto per la libertà di stampa

Nel 2017 in molti Paesi la libertà di stampa è ancora a rischio. A dirlo non è solo la convinzione di molti, ma anche Reporters without borders (Rsf), un’organizzazione non governativa che nel 2016 ha stilato la classifica dei 180 Paesi al mondo dove la libertà di stampa è ancora oggi in costante pericolo. Simbolo della lotta per tale causa è diventato suo malgrado Mohamed Tamalt, giornalista anglo-algerino, morto lo scorso mese dopo essere stato incarcerato con l’accusa di aver offeso via web il Presidente Abdelaziz Bouteflika.

Mohamed Tamalt

Mohamed Tamalt, giornalista e blogger quarantaduenne, aveva trascorso nel Regno Unito gli anni di studio e lavoro affermandosi come giornalista e blogger. In Gran Bretagna l’uomo pensava di aver trovato la possibilità di esprimersi senza censure e il timore di ritorsioni, libertà che ha portato Tamala a criticare l’operato di Bouteflika, Presidente dell’Algeria in carica dal 1999. Per questo lo scorso 27 giugno, durante una sua visita ad Algeri, è stato arrestato in attesa di processo. Le accuse erano chiare: “offesa contro il Presidente” e “diffamazione di un’autorità pubblica”. L’11 luglio l’uomo è stato quindi processato e condannato a due anni di reclusione (il massimo della pena prevista per tali reati) e al pagamento di circa 1.800 dollari.

Durante la carcerazione, l’uomo si è ammalato di polmonite e, nonostante i numerosi appelli dei colleghi giornalisti e di Amnesty International, non è stato scarcerato. A peggiorare le sue condizioni di salute pare essere stato lo sciopero della fame che aveva intrapreso come forma di protesta per l’ingiusta carcerazione. La morte dell’uomo è sopraggiunta l’11 dicembre, a causa delle gravi condizioni di salute e dello sciopero che lo avrebbe portato al coma, ma l’amministrazione penitenziaria parla solo di “infezione polmonare”. Per fare luce sulla vicenda Amnesty International ha chiesto alle autorità internazionali di aprire un’inchiesta indipendente.

Le denunce di Reporters without borders

Il rapporto stilato dall’ONG lo scorso maggio e pubblicato in occasione della Giornata mondiale per la libertà di stampa offre un quadro allarmante. Ancora oggi infatti sono numerosi i giornalisti licenziati per aver criticato i poteri forti in Turchia e condannati a pene detentive pesanti come in Thailandia e Arabia Saudita. Nel caso algerino, secondo il rapporto, il pericolo più grande si celerebbe proprio nel web, prima fonte di censure, intimidazioni e di vere e proprie forme di violenza. Sempre più diffusa, sottolinea Rwb, sarebbe infatti la pratica di incitamento all’odio nei confronti di chi si espone criticando il potere attraverso social network e testate online. Allo stesso tempo le autorità non prenderebbero alcun provvedimento nei confronti di chi scrive commenti via web, che a voltesi trasformano addirittura in minacce di morte.

Per l’organizzazione non governativa un primo passo verso una libertà più diffusa sarebbe l’apertura di un’inchiesta che faccia luce sulla morte di Tamalt unita alla scarcerazione di tutti coloro che sono detenuti solo perché colpevoli di aver esercitato il proprio diritto di informare, nonché la protezione dei giornalisti dalla violenza che spesso incontrano in rete.

L' Autore - Jennifer Murphy

Studentessa trentina laureata in Studi Internazionali e prossimamente in Gestione del territorio e dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Trento. La mia tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori della mia Regione mi ha ulteriormente avvicinata all’UE e al modo attraverso il quale raccontarla. Mi piace osservare il mondo per capirlo ed interpretarlo al meglio.

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