mercoledì , 21 febbraio 2018
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Il Parlamento Europeo a Strasburgo © European Union 2015 - source: EP

Presunzione di innocenza, verso una normativa UE?

È in corso il confronto tra le istituzioni europee su una serie di proposte di direttive che mirano al rafforzamento delle garanzie procedurali degli accusati o imputati: in particolare il dibattito ora si concentra sulla presunzione di innocenza di chi è sottoposto a procedimento penale, fino a che non viene accertata con sentenza definitiva la sua colpevolezza o innocenza.

La direttiva sulla presunzione d’innocenza

Pochi giorni fa sono stati presentati degli emendamenti a questa proposta di direttiva, la cui bozza originaria risale al 2013: un nuovo impulso all’iter di approvazione. Perché la necessità di prevedere un atto legislativo comune per tutelare il principio di non colpevolezza fino al giudicato? Benché in quasi tutti gli ordinamenti degli Paesi membri sia formalmente riconosciuta questa garanzia, in realtà ci sono vari aspetti problematici che la possono minare, ridimensionandola in modo pericoloso: come ha detto la relatrice Nathalie Griesbeck, la proposta di direttiva è della massima importanza per fermare l’erosione di questo principio, in atto in alcuni Stati membri.

Gli emendamenti approvati dalla commissione LIBE (libertà civile, giustizia e affari interni) del Parlamento Europeo impongono agli Stati di evitare che autorità pubbliche, giudiziarie e non, rendano dichiarazioni che possano far sorgere dubbi sull’innocenza del sospettato prima che sia pronunciata la sentenza definitiva, rappresentando l’imputato come un soggetto già condannato. L’onere della prova deve rimanere in capo all’accusa e non è ammissibile un suo rovesciamento. Occorre garantire poi con maggior forza il diritto al silenzio (dal cui esercizio non possono essere tratti indizi di colpevolezza), a non testimoniare contro se stessi e ad essere presenti nel processo.

Il rapporto con i media

L’aspetto interessante è soprattutto quello che riguarda la relazione tra il diritto fondamentale a non essere ritenuti colpevoli (e quindi a non essere trattati come tali) fino alla sentenza definitiva di condanna e la cronaca giudiziaria, i suoi ritmi, le sue esigenze, le sue mancanze. Nella società mediatica in cui siamo immersi ormai verità processuale e verità mediatica sembrano confondersi: spesso a causa di informazioni giornalistiche tendenziose e fuorvianti si creano pregiudizi che possono macchiare per sempre la vita di una persona, magari in seguito giudicata innocente. Ecco perché il progetto di direttiva prevede l’adozione di codici deontologici per la collaborazione con i mezzi di comunicazione. Fin dove può spingersi il diritto di cronaca e qual è il punto oltre il quale si viola la presunzione di innocenza?

La giurisprudenza europea, come quella nazionale, ha cercato spesso di trovare un punto di equilibrio tra queste due esigenze, ugualmente importanti per uno Stato democratico: la cronaca giudiziaria è lecita quando riporta fatti e verità oggettivi, evitando congetture o ipotesi ricostruttive che hanno la pretesa di sostituirsi all’attività investigativa. La notizia deve essere vera, socialmente rilevante e il linguaggio e la forma usati per parlare di persone sottoposte a inchieste o a processi deve mostrarsi rispettosa e cauta, senza suggestionare il lettore e spingerlo a giudizi infondati e pericolosi. Nel processo mediatico il rischio è il capovolgimento delle garanzie processuali: sembra che sia l’accusato a doversi discolpare davanti a schermi televisivi o tramite le sue parole o quelle del suo avvocato e dei suoi familiari.

I tempi della giustizia e il giusto processo

Ma non solo il mondo dell’informazione rappresenta una minaccia: lo è anche il tempo della giustizia. Quanto dura la presunzione di innocenza? Quanto ci vuole per arrivare ad una sentenza definitiva di condanna o proscioglimento? Spesso l’effetto stigmatizzante di ricostruzioni giornalistiche suggestive e di dichiarazioni rilasciate durante il lungo corso delle indagini preliminari o del processo da autorità pubbliche può essere irreversibile, ancora più forse di un proscioglimento definitivo.

Sempre più l’UE si sta mostrando sensibile alla tematica del giusto processo e questo non può che aiutare quel grande progetto di cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri che da diversi anni, tra rallentamenti e accelerazioni, si sta concretizzando: i temi sono delicati, perché riguardano aspetti tradizionalmente legati alla pretesa punitiva dello Stato sovrano, ma si sta andando verso il confronto e la condivisione delle tutele dei vari ordinamenti e da ciò non può che derivare un loro rafforzamento e una loro più consapevole valorizzazione.

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

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