mercoledì , 21 febbraio 2018
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Rom: l’UE in campo per inclusione sociale e meno discriminazioni

Si è svolto a Bruxelles, il 4 aprile 2014, il primo vertice europeo sulle politiche per favorire l’integrazione sociale dei Rom in Europa. Un importante incontro che ha visto tra i partecipanti il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, il Presidente della Romania Traian Băsescu, il Vice Primo Ministro della Bulgaria Zinaida Zlatanova, George Soros, Presidente di Open Society Foundations e Zoni Weisz, un sopravvissuto all’Olocausto di etnia Rom.

I Rom, complessivamente, sono la minoranza etnica più grande del continente europeo, essendo circa 12 milioni, di cui 6 all’interno dell’UE. Per questo, negli ultimi anni, l’obiettivo dell’Unione Europea è stato quello di garantire loro giuste condizioni di vita, come affermato da László Andor, Commissario europeo per l’Occupazione gli Affari Sociali e l’Integrazione: “la persistente esclusione della popolazione Rom è inaccettabile nell’Europa del ventunesimo secolo, basata sui principi dell’uguaglianza, della democrazia e dello Stato di diritto. Negli ultimi anni le condizioni di vita della maggioranza dei Rom e le loro relazioni con il resto della società non hanno fatto che peggiorare”, ha dichiarato.

La Commissione Europea nel 2011 (Ip 400 /2011) ha invitato tutti gli Stati membri ad attuare strategie nazionali per l’integrazione sociale delle minoranze Rom, prefiggendo tre principali obiettivi: miglioramento del livello di istruzione, dell’accesso alle cure sanitarie e della loro situazione abitativaNegli ultimi tre anni, notevoli passi in avanti sono stati compiuti per l’istruzione dei bambini Rom, che comunque nella maggior parte dei casi non completano il ciclo della scuola primaria.

In questo campo la Finlandia ha raggiunto ottimi risultati incrementando l’iscrizione alla scuola primaria dei bambini Rom dal 2% al 60%. L’Irlanda ha invece promosso la figura dell’insegnante itinerante, che si sposta con i minori appartenenti alle comunità traveller. Bulgaria e Ungheria hanno varato leggi volte a garantire l’istruzione primaria obbligatoria dei bambini che vivono in comunità, diminuendo i casi di abbandono scolastico.

Capitolo cure sanitarie. Efficienti strategie sono state attuate dal governo francese per eliminare gli ostacoli finanziari, ma il problema dell’accesso alle cure sanitarie resta un nodo cruciale per altri Stati membri. Per quanto riguarda la situazione abitativa, i migliori risultati sono stati raggiunti da Germania e Belgio, che hanno promosso politiche di organizzazione e miglioramento di zone destinate allo stanziamento dei Rom.

Il problema dell’integrazione Rom può essere arginato solo tramite adeguate risorse economiche e una grande attenzione e responsabilità da parte dei governi. Per questo, dal 2014, il 20% delle dotazioni del Fondo Sociale Europeo dovrà essere destinato a progetti di inclusione sociale. Dei circa 80 miliardi di euro stanziati per il periodo 2014-2020 in “investimenti sul capitale umano”, sull’occupazione e sull’inclusione sociale, circa 16 saranno destinati proprio a quest’ultima esigenza.

Molti esponenti delle delegazioni Rom presenti al meeting hanno evidenziato le difficoltà delle loro comunità nell’integrarsi con il resto della popolazione. I Rom rimangono infatti ancorati alle proprie tradizioni e leggi interne. Per secoli le popolazioni nomadi hanno subito forme di repressione e soprusi, inclusa la persecuzione durante l’Olocausto, dove furono sterminati migliaia di Rom. Da qui l’effettiva diffidenza della popolazione Rom a riconoscere alcuni Paesi come patria, privilegiando invece il senso di appartenenza verso i clan di appartenenza.

Obiettivo dell’Unione Europea è oggi eliminare questi pregiudizi e ghettizzazione, attraverso politiche mirate e volte a limitare le discriminazioni, che come ha sottolineato Barroso durante l’incontro, sono il principale ostacolo all’inclusione sociale dei Rom nelle società europee. Per superare questi luoghi comuni e pregiudizi nei confronti delle popolazioni Rom, Spagna e Slovacchia hanno ad esempio avviato campagne di sensibilizzazione organizzate con la collaborazione di mediatori culturali.

Sviluppare una maggiore inclusione sociale ed economica comporterebbe la possibilità per i Rom di vivere in maniera più dignitosa, senza ricorrere a precari e illegali mezzi di sussistenza, quali lo spaccio ed i furti, di cui sono spesso accusati. L’impegno in questo senso non deve essere unilaterale, ma deve coinvolgere anche i membri delle comunità Rom. Pretendere ed ottenere un ruolo attivo nel processo potrebbe garantire loro una vita meno difficile.

Nell’immagine, gruppo di Rom a Lviv, in Ucraina (© Водник, Wikimedia Commons)

L' Autore - Gaia Santori

Laureata in giurisprudenza presso l'università di Roma tre nel Maggio 2013, ho vinto una borsa di studio Erasmus per l'intero anno accademico 2010/2011 presso l'Univerità di Santiago de Compostela. Dall 'Agosto 2013 fino ad ottobre dello stesso anno ho frequentato un corso di perfezionamento dell'inglese giuridico ed economico a Boston. Le mie passioni sono il diritto internazionale,il diritto privato comparato e la geopolitica. Orgogliosa di far parte della redazione di Europae.

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