lunedì , 19 febbraio 2018
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Sentenza IFIL-Exor: nuove prospettive per Berlusconi

La Corte europea dei diritti delluomo ha di recente respinto un ricorso del governo italiano avverso una sentenza le cui conseguenze potrebbero avere ripercussioni importanti sul panorama politico italiano. La sentenza in questione è stata pronunciata dalla Corte nel marzo scorso in merito all’equity swap IFIL-Exor. L’IFIL (Istituto Finanziario Industriale Laniero) era una società d’investimento controllata dalla famiglia Agnelli mediante l’IFI (Istituto Finanziario Industriale). Dal 2009 i due istituti si sono fusi dando vita all’Exor al fine di snellire la catena di controllo del Gruppo Fiat. Allo stesso scopo venne realizzato nel 2005 l’equity swap in questione, prima del quale Gianluigi Gabetti (presidente IFIL) e Franzo Grande Stevens (avvocato degli Agnelli) rilasciarono alcune dichiarazioni successivamente denunciate come aggiotaggio informativo.

Il reato di aggiotaggio si concretizza nel trarre vantaggio da variazioni di prezzo grazie alla diffusione di notizie false o altri strumenti. Prima di essere chiamati a rispondere in sede penale, Gabetti e Grande Stevens subirono nel 2007 le sanzioni amministrative irrogate dalla Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) che, in quanto autorità amministrativa indipendente, ha il potere di sanzionare le società di gestione dei mercati, gli intermediari e i promotori finanziari.

Gabetti, Grande Stevens, Virgilio Marrone (manager di spicco del gruppo Fiat), la Exor e la Giovanni Agnelli & c. S.a.S si sono dunque rivolti alla Corte di Strasburgo lamentando l’iniquità dei processi italiani nei quali sono stati coinvolti. In particolare hanno rilevato come il procedimento amministrativo non si sia svolto davanti a un “tribunale” indipendente e imparziale e che siano stati vittime della violazione del principio ne bis in idem. Secondo tale principio nessun soggetto può essere sottoposto a un nuovo processo penale quando risulti prosciolto o condannato in via definitiva per il medesimo fatto. In questo consiste la portata innovativa della sentenza europea: applicare il ne bis in idem a settori differenti (e non al solo penale) dell’ordinamento.

Dalla motivazione della sentenza emerge come le sanzioni inflitte in sede amministrativa non fossero “né legali, né proporzionate”. Inoltre, la Corte sottolinea la contraddizione insita nel fatto che Grande Stevens sia stato riconosciuto titolare di poteri direttivi in sede amministrativa, ma non in sede penale e, ciononostante, si sia visto infliggere per due volte una pena di pari valore (ben 3 milioni di euro). Perciò per la Corte europea dei diritti dell’uomo si tratterebbe di vere e proprie défaillances strutturalidel sistema giudiziario: le sanzioni Consob infatti sono state tanto ingenti da “assumere una connotazione penale”. Il tentativo di delegare surrettiziamente all’autorità amministrativa il compito di reprimere condotte commercialmente scorrette è quindi inaccettabile. L’obiettivo del legislatore italiano dovrà essere ladeguamento del sistema penale e processuale penale alle nuove sfide che il mercato globalizzato propone. Per la Corte, infatti, quello italiano potrebbe “costituire un esempio e una fonte d’ispirazione per gli altri ordinamenti”.

Nel mentre, questa sentenza rischia di divenire un potente grimaldello nelle mani di altri imprenditori e uomini di finanza che si siano trovati coinvolti in un doppio procedimento. Caso emblematico quello del processo Mediatrade sui cosiddetti “diritti TV”, nel quale a Silvio Berlusconi vennero irrogate delle pesanti multe in sede amministrativa. Perciò nel marzo scorso, quando la sentenza europea IFIL-Exor fu pronunciata, gli avvocati di Berlusconi chiesero una sospensione (rifiutata dalla Cassazione) in attesa di conoscere l’esito del ricorso italiano avverso a quella stessa sentenza.

Con il rigetto del ricorso, si apre dunque uno scenario confortante per il numero uno di Mediaset, che potrebbero veder messe in discussione le pene accessorie subite. In primo luogo quella sulla sua incandidabilità. Scenario che comunque dipenderà dalla coerenza della Cassazione nel voler seguire un proprio orientamento in via di consolidamento, che vede nella Corte europea un vero e proprio quarto grado di giudizio, per cui la “forza vincolante e l’esecuzione delle sentenze” (art. 46 CEDU) siano dirette non solo allo Stato-persona, bensì anche ai suoi organi, giudici compresi.

In foto, la Corte europea dei diritti dell’uomo © barnyz / Flickr 2013

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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