mercoledì , 15 agosto 2018
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“Smart Borders” per un’Europa più aperta e sicura

Ieri mattina la Commissaria europea per gli Affari Interni Cecilia Malmström (in foto) ha proposto lo «Smart Borders Package», un pacchetto di misure inteso a velocizzare, facilitare e rafforzare le procedure di controllo dei viaggiatori di Paesi terzi alle frontiere dell’Unione Europea. Il pacchetto nasce con il duplice scopo di aumentare al contempo la sicurezza e l’apertura dell’Unione, attraverso una gestione più efficente delle frontiere fondata sull’adozione di tecnologie all’avanguardia. Per sua stessa conformazione, l’UE presenta circa 1.800 valichi di frontiera, attraversati ogni anno da un numero crescente di persone. Ad esempio, è stato stimato che il numero di arrivi internazionali per via aerea raddoppierà entro il 2030, superando i 720 milioni.

Nello specifico, il pacchetto di misure legislative presentato ieri comprende due sistemi complementari: il Programma UE per Viaggiatori Registrati (Registered Traveller Programme) e un Sistema di Registrazione in Ingresso/Uscita (Entry/Exit System). Il Programma UE per Viaggiatori Registrati (RTP) prevede controlli semplificati per chi viaggia frequentemente nell’UE, grazie ad un sistema di pre-screening. L’RTP potrà contare infatti sul controllo automatizzato alle frontiere («cancelli automatici») in corrispondenza dei principali valichi di confine, con l’effetto immediato di velocizzare in maniera sostanziale l’intero processo dei controlli di sicurezza nei maggiori aeroporti. I viaggiatori stranieri interessati a partecipare al Programma saranno sottoposti a una serie di controlli preventivi. Dopo averli superati, i viaggiatori non residenti nell’UE saranno dotati di un «token» elettronico che permetterà loro di passare agevolmente attraverso i cancelli automatici in corrispondenza di ogni confine esterno dell’area Schengen.

Per usare le parole della stessa Malmström, la parola-chiave è apertura: l’RTP risponde infatti alla necessità dell’UE di continuare ad essere una destinazione attraente per alcune categorie ben precise di viaggiatori (imprenditori, lavoratori con contratti a breve termine, ricercatori, studenti e cittadini di paesi terzi che vivono nelle regioni limitrofe). Facilitare l’accesso di questi viaggiatori stranieri risponde in primis alle esigenze dell’economia europea nel suo complesso: secondo le stime dell’Eurostat, l’apporto dei viaggiatori stranieri all’economia dell’UE era pari a 271 miliardi di euro nel solo 2011.

Il Sistema di Registrazione in Ingresso/Uscita (EES) risponde invece alla parallela esigenza dell’Unione di garantire e rafforzare la sicurezza dei propri confini esterni. L’area Schengen presenta quasi 42.000 km di frontiere marittime, più di 7.700 km di frontiere terrestri e 664 valichi di frontiera aerei, attraversati ogni anno da 200 milioni di viaggiatori non residenti nell’UE. Nonostante il volume dei viaggiatori in entrata e in uscita nel e dal territorio UE sia destinato a crescere dell’80% entro il 2030, le procedure tuttora praticate dagli Stati membri nei controlli di frontiera si basano ancora sull’obsoleta pratica dell’apposizione di timbri sui documenti di viaggio. Tuttavia, queste procedure manuali non solo richiedono molto tempo, ma sono anche inefficaci perché non forniscono dati affidabili sugli attraversamenti di confine e non consentono di individuare tempestivamente i soggiornanti fuori termine.

L’EES nasce proprio con l’intento di colmare queste lacune. Il Sistema provvede infatti a calcolare elettronicamente la durata del soggiorno autorizzato ed invia una segnalazione alle autorità nazionali qualora alla scadenza dell’autorizzazione non sia stata registrata l’uscita del viaggiatore straniero dal territorio comunitario. In questo modo, l’EES servirà anche a far fronte al problema delle persone che prolungano il soggiorno in territorio UE oltre la scadenza del visto di breve termine.

Le due anime dello «Smart Borders Package», ossia il Programma per Viaggiatori Registrati e il Sistema di Registrazione in Ingresso/Uscita, rispondono a due esigenze fondamentali dell’UE che appaiono contraddittorie, ma sono in realtà complementari: preservare la propria apertura all’esterno e al contempo la propria sicurezza. Il pacchetto legislativo «Smart Borders» passerà ora al Parlamento Europeo e al Consiglio. Una volta adottate dai co-legislatori, le due proposte relative dovrebbero diventare operative entro il 2018.

Sviluppare i due sistemi richiederà tuttavia un investimento finanziario considerevole, che andrà ad incidere sul già scarno bilancio europeo. I costi stimati per l’installazione e il funzionamento dell’EES ammontano infatti a più di 500 milioni di euro, mentre quelli per lo sviluppo dell’RTS si aggirano intorno ai 600 milioni di euro. Resta da vedere se, in un periodo come questo, gli Stati membri e il Parlamento Europeo riterranno opportuno sopportare un tale sforzo finanziario in nome di una pur necessaria modernizzazione nella gestione dei propri confini esterni o preferiranno invece rimandarlo a tempi migliori.

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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