giovedì , 16 agosto 2018
18comix

Ceuta e Melilla, cancelli insanguinati della fortezza Europa

Il solito corto circuito nella Fortezza Europa. Il botta e risposta tra governo spagnolo e Commissario Malmström ripropone l’abituale “dialogo tra sordi”: dai governi, la retorica emergenziale della pressione migratoria ai confini, con cui si legittimano richieste di finanziamenti da capogiro; dalla Commissione, la condanna delle “irregolarità” nella gestione delle frontiere, l’unico settore avanzato di una politica migratoria fallimentare.

Mentre fioriscono fantasiosi analisti del fenomeno migratorio, con vocabolario xenofobo annesso (new entry nella categoria “immigrati portano malattie”: l’ebola), di politica migratoria europea si continua a morire. Oggi, la Commissione è competente in materia di riammissione e visti di breve durata, mentre gli Stati rimangono competenti a legiferare sui canali di migrazione legale a lungo termine. L’assenza di reali incentivi per i Paesi terzi spiega lo scarso potere negoziale della Commissione nei Dialoghi sulla Mobilità con i Paesi dell’Africa subsahariana, tutti naufragati. Ci si accontenta del Nord Africa nel ruolo di gendarme alle porte d’Europa, con conseguenze disastrose sul sistema d’asilo comune, già provato dalle inique condizioni di ripartizione delle responsabilità.

Ceuta e Melilla sono un po’ i cancelli a sud della Fortezza. Malmström ha criticato l’operato della Guardia Civil che lo scorso 6 febbraio ha sparato proiettili di gomma verso un gruppo di migranti intenti a scavalcare la recinzione fra l’enclave spagnola di Ceuta e il Marocco, definendolo “imprudente” e “inadeguato”. Subito dopo ha chiesto chiarimenti al Ministro degli Interni spagnolo. Nei confronti del Commissario è invece partita una denuncia per diffamazione e calunnia da parte del sindacato degli agenti della Guardia Civil (UGC). L’intervento ha causato la morte di 15 giovani subsahariani. La Commissione sospetta che sia stata creata una situazione di panico, che ha spinto molti di loro a buttarsi in acqua, e che la Guardia Civil abbia continuato a sparare proiettili di gomma anche ai migranti già caduti in mare.

La Spagna respinge (le accuse e i migranti). “La Spagna non ha commesso alcuna irregolarità”: come darle torto? Non è la prima volta che la Guardia Civil spara ai migranti che tentano di entrare nel suo territorio. Si può quasi parlare dell’emergere di una prassi, a cui si aggiunge quella delle intercettazioni in mare e dei respingimenti di massa, proibite dalla Carta Fondamentale dei diritti dell’UE e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, eppure da anni prontamente eseguite. Un video pubblicato dall’ONG Prodein mostra le forze di sicurezza marocchine, qualche ora dopo i fatti di Ceuta, attraversare Melilla per rastrellare altri subsahariani con l’aiuto delle autorità spagnole. A marzo, la Spagna ha chiesto al Marocco di rivedere l’accordo bilaterale per effettuare i rimpatri immediati senza previa identificazione delle persone.

Le intercettazioni e i respingimenti si eseguono anche con l’ausilio di FRONTEX. È del 2007 l’operazione Indalo, cui hanno partecipato anche Italia e Spagna, in risposta alla riapertura della rotta che dal Marocco e l’Algeria porta verso l’Andalusia orientale e la Murcia. L’anno prima si era arrivati ad intercettare le imbarcazioni nelle acque di Mauritania e Senegal. FRONTEX, frutto della cooperazione intergovernativa, ha nel tempo un aumentato vertiginosamente il suo budget e ampliato i suoi poteri. Oggi può stipulare accordi di collaborazione con Paesi terzi, comprare e affittare armi, accedere ai fondi del programma europeo di ricerca e sviluppo FP7. Ciononostante, regna l’incertezza giuridica circa il suo statuto (agenzia intergovernativa? internazionale?) e si piomba nel caos ogniqualvolta si tenta di individuare la responsabilità giuridica delle sue (viol)azioni.

Nel frattempo il governo spagnolo, parlando di “migranti economici”, ha chiesto a Bruxelles di versare 45 milioni di € per rafforzare il controllo delle frontiere. Qualora fossero realmente tali non servirebbe a niente nutrire questo business. La migrazione è un fatto sociologico comune a tutte le epoche. La mobilità internazionale, strettamente legata alla globalizzazione dei flussi di capitali, merci e informazione, riflette gli elevati differenziali socio-economici all’interno e tra le regioni del mondo. Il controllo delle frontiere, se non accompagnato da una solida politica migratoria comune, è una battaglia persa, perché non può nulla contro le ineguaglianze strutturali e gli squilibri demografici.

Nell’immagine, veduta di Ceuta avvolta da un temporale (© Riccardo Francesconi, www.flickr.com)

L' Autore - Redazione Europae

Check Also

Richiedenti asilo: l’UE sempre più divisa sui ricollocamenti

Il dibattito sulle quote obbligatorie per la ripartizione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *