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Photo © Teknorat / Flickr 2008

Terrorismo, stretta di Bruxelles sulle armi da fuoco

Il 18 novembre 2015, subito dopo gli attentati di Parigi, la Commissione Europea ha adottato un pacchetto di misure finalizzate a rendere più difficile l’acquisizione di armi da fuoco nell’intera Unione.

Dove comprano le armi i Foreign Fighters?

Gli attuali sforzi sia dell’UE che degli Stati Membri si concentrano nel limitare il flusso di Foreign Terrorist Fighters (FTFs). Tuttavia, tali sforzi stanno incontrando numerosi ostacoli, soprattutto se si contestualizza il flusso di FTFs nel quadro di un flusso migratorio di portata storica. L’unica alternativa che rimane è rendere pressoché impossibile l’acquisizione, sia per vie legali che illegali, delle armi utilizzate dagli stessi FTFs una volta rientrati in Europa.

La facilità con cui sia i responsabili degli attacchi parigini di novembre che di quelli di Charlie Hebdo sono riusciti a procurarsi fucili d’assalto AK-47 (anche noto come Kalashnikov), arma maggiormente diffusa in tutti i teatri di guerra del mondo, ha impresso una sensibile accelerazione all’iter del suddetto pacchetto legislativo. Già nel gennaio 2015, Philippe Capon, a capo del sindacato di riferimento per le forze di polizia francese, aveva segnalato la facilità con cui è possibile acquistare un AK-47 nel mercato nero francese ad un prezzo di 1000-1500 euro.

Apparentemente, prima le dissoluzioni di Unione Sovietica e Jugoslavia e poi le Primavere Arabe (soprattutto quella libica) hanno prodotto l’apertura di enormi depositi di armi da guerra, parte dei quali hanno trovato come proprio mercato di sbocco il mercato nero europeo. In Francia, la diffusione di armi da guerra nelle strade di Parigi e Marsiglia divenne noto per la prima volta nel 2007 durante la rivolta della banlieu parigina Villiers-le-Bel, dove le forze di sicurezza parigine furono attaccate anche con AK-47.

Bruxelles corre ai ripari contro il terrorismo

Il pacchetto adottato dalla Commissione rientra nelle molte misure prevista dall’Agenda sulla Sicurezza europea per il quinquennio 2015-2020, che ha proprio l’obiettivo di combattere il terrorismo e tutte le altre minacce alla sicurezza interna dell’Unione.

Nello specifico, le misure proposte dai Commissari Europei Elżbieta Bieńkowska e Dimitris Avramopoulos, da un lato andranno a modificare la direttiva europea sulle armi da fuoco del 2008, rendendo ancora più difficile (se non impossibile) l’acquisto di un certo tipo di armi. Dall’altro, getteranno le basi per un piano d’azione contro il traffico illecito di armi ed esplosivi.

Infatti, se una maggior regolamentazione del mercato legale delle armi è certamente benvenuta, la priorità rimane la lotta al traffico illecito delle stesse. Il problema, tuttavia, è che la competenza a legiferare su questo tema è prevalentemente nazionale, limitando il ruolo della Commissione a misure di “supporto” agli Stati. L’idea sarebbe quella di “europeizzare” gradualmente anche tale dossier, facendo leva sia sulla natura transfrontaliera del traffico di armi.

Controllare il traffico di armi non sarà certo facile. Tuttavia, considerata l’attuale complessità del quadro migratorio europeo, errori nelle maglie dei controlli alle frontiere dell’UE ci sono e continueranno ad esserci. Per far sì che tali errori non si rivelino letali, è necessario fare in modo che prendere possesso (legalmente e illegalmente) di un’arma da fuoco risulti pressoché impossibile. L’intero continente spera che il pacchetto di misure del 18 novembre vada proprio in questa direzione.

L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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