lunedì , 19 febbraio 2018
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Photo © Dimitris Alexakis, 2012, www.flickr.com

Grecia: vincono Tsipras e l’astensione

E sono tre: tre trionfi elettorali in un anno sono quasi un record continentale, ma per Alexis Tsipras ormai vincere è diventata quasi un’abitudine. Anche se pochi avrebbero scommesso su un’affermazione così importante di Syriza, che si è aggiudicata il 35,5% dei suffragi.

La sorpresa dei risultati

Le elezioni del 20 settembre, infatti, secondo gli osservatori avrebbero dovuto essere una sorta di volata al fotofinish tra Syriza e il centrodestra di Nea Dimokratia, guidato dall’anziano e redivivo Meimarakis. La realtà è stata invece ben diversa: la coalizione di Syriza ha mantenuto praticamente tutte le sue roccaforti elettorali, a partire dall’Attica e dalla regione situata nord denominata “Macedonia” (da non confondersi con la FYROM). Invece Syriza ha ottenuto ben 145 seggi – solo quattro in meno rispetto alla tornata elettorale del gennaio scorso – e potrà formare un governo di coalizione con il solo ANEL (Greci Indipendenti), con cui ormai il sodalizio pare più che solido.

Il successo di Tsipras può essere spiegato intersecando almeno tre variabili: la brevità stessa del primo esecutivo Syriza-Anel, la voglia di una parte considerevole dei greci di rimanere nell’euro a (quasi) tutti i costi, la fragilità strutturale del centrodestra.

I motivi

In particolare, il primo governo Tsipras è stato troppo breve per ricevere un giudizio: assegnando così tante preferenze a Tsipras, i greci sembrano aver votato contro l’ingovernabilità e l’incertezza. Ciò denota un cambiamento quasi “genetico” di Syriza: da movimento contestatario e radicale, si è trasformata in un partito politico organico che si propone agli elettori come garanzia di ordine e moderazione.

Un altro dato da sottolineare è il panico vissuto dai greci nell’estate scorsa durante la fase più dura del controllo dei capitali: quello scorcio drammatico, in cui non furono esenti da colpe anche le più alte istituzioni monetarie e finanziarie dell’Eurozona, ha davvero terrorizzato il cittadino greco, o almeno quello che ancora possiede un lavoro, una casa e una vita più o meno “normale”. La paura che quei giorni si potessero ripetere ha spinto molti, anche persone che fino a qualche mese fa appoggiavano come extrema ratio la possibilità di uscire, a tornare sui propri passi.

Infine, non si possono chiudere gli occhi di fronte alla palese debolezza di Nea Dimokratia: nonostante l’alta popolarità di Meimarakis, il partito non ha sfondato e, stando così le cose, non può sfondare, dato che il suo alleato naturale – Anel – è già “impegnato” con Tsipras (Alba Dorata è ritenuta fuori dall’arco costituzionale) e gli altri partiti centristi appaiono ovviamente più attratti dall’alea di “invincibile” che circonda Alexis Tsipras.

Le sfide per Tsipras

Non è però vero che Tsipras non abbia avversari. Le sfide che lo attendono sono gravi ed urgenti. L’astensione in primis, il vero vincitore delle elezioni: il 48% degli elettori non si è recato alle urne, una percentuale che stupisce in negativo dato che la Grecia, come si dice pomposamente, è la culla della democrazia. Quando la metà dei cittadini non va a votare in un’elezione politica si va al di là del disagio. I greci sembrano pesare che il voto non serva più a nulla. Un triste rintocco per la campana della democrazia.

Il disgusto per la politica, oltre che nell’astensionismo, ha trovato un altro rifugio accogliente: la famosa Alba Dorata, ormai terzo partito di Grecia, che ha superato il 7% dei voti validi. Un solo dato rende l’idea della situazione: Alba Dorata è stato primo o secondo partito in tutti i quartieri di Atene più toccati dalla disoccupazione, con punte di consenso tra i giovani sotto i 30 anni senza un lavoro o precari (dove hanno pescato abbondantemente anche i comunisti del KKE).

Sommando le percentuali di Alba Dorata e KKE all’astensione, il risultato è strabiliante: si va oltre il 60% di cittadini gravemente disillusi o attratti da proposte anti-sistema. La stabilità artificiale della Grecia, vista con gli occhi giusti, appare sempre più precaria.

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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