giovedì , 14 dicembre 2017
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Photo © thierryleclercq, 2017, www.flickr.com

Hotspot in Libia: i dettagli della proposta di Macron

La notizia dell’intenzione del Presidente francese Emmanuel Macron di creare degli hotspot in Libia entro l’estate, nell’intento di evitare la rischiosa traversata del Mediterraneo ai migranti non idonei alla protezione internazionale, ha scatenato una notevole reazione mediatica. L’ipotetica dichiarazione, pronunciata giovedì 27 luglio ai margini di una visita ad un centro di accoglienza per richiedenti asilo a Orléans, ha anche destato la preoccupazione del governo italiano e di molte organizzazioni non governative.

Il progetto francese

In realtà, nel discorso ufficiale pronunciato a Orléans, Macron non ha parlato esplicitamente di hotspot in Libia. Il Presidente ha invece auspicato che l’Unione Europea inizi a esaminare le domande dei richiedenti asilo “in paesi terzi sicuri, il più vicino possibile ai paesi di origine”. In caso contrario, la Francia sarebbe disposta a procedere anche da sola, dando vita a missioni dell’Ofpra (Ufficio francese per la protezione dei rifugiati e degli apolidi) in suolo africano, identificando paesi sicuri dove sia possibile valutare le richieste di asilo senza che i migranti corrano dei rischi inutili.

Gli unici hotspot menzionati da Macron nel suo discorso sono quelli italiani, dove la Francia conta di rafforzare la propria presenza per facilitare la ricollocazione dei richiedenti asilo secondo le quote stabilite dal Consiglio dell’UE. L’Eliseo ha precisato che entrambe le missioni verranno precedute da una fase esplorativa, per poi essere attivate solo previo assenso dei paesi interessati. Si tratta dunque di due progetti ben distinti, che potrebbero avere implicazioni diverse a seconda della maniera in cui verranno implementati.

L’intervento negli hotspot

Gli hotspot (o punti di crisi) sono stati creati nell’ambito dell’Agenda europea sulla migrazione del maggio 2015, in risposta alla crescente pressione migratoria sugli Stati membri in prima linea. Sono gestiti dai paesi membri interessati in collaborazione con l’EASO, Frontex ed Europol, con l’obiettivo di facilitare le operazioni di identificazione, registrazione e rilevamento delle impronte digitali dei migranti e di indirizzarli verso le procedure di asilo, ricollocamento o rimpatrio.

L’attivazione di tali procedure di follow-up in seguito alla registrazione dei richiedenti asilo, è uno dei principali problemi nel funzionamento degli hotspot. Da questo punto di vista, un maggiore sostegno da parte francese potrebbe facilitare il compito delle autorità italiane e rendere più efficace il trasferimento di coloro che rientrano nelle quote per il ricollocamento.

L’esame extraterritoriale delle domande di asilo

Al contrario, la creazione di centri per l’esame extraterritoriale delle domande di asilo al di fuori dall’Europa è un terreno ancora inesplorato e privo di solide basi giuridiche. L’esame extraterritoriale delle domande di protezione necessiterebbe infatti di definire i limiti della giurisdizione dello stato membro al di fuori dai propri confini, chiarendo di conseguenza quali sono le sue responsabilità in materia di rispetto dei diritti umani.

Allo stato attuale, l’unica alternativa plausibile sarebbe quella di permettere ai richiedenti asilo di presentare domanda al di fuori dai confini europei, concedendo loro un visto o trasferendoli nello Stato competente ad esaminare la domanda. La possibilità di reinsediare i cittadini di paesi terzi riconosciuti bisognosi di protezione internazionale nei paesi membri dell’UE è da tempo prevista sia nell’ambito dell’Agenda sulla migrazione sia in partenariato con l’UNHCR. Tuttavia, finora, ne è stato fatto un uso molto ridotto. Il timore di molte ONG è che la proposta francese sia piuttosto tesa a creare in Africa dei veri e propri “centri di smistamento”, secondo una logica di selezione dei richiedenti asilo dai cosiddetti migranti economici.

Nonostante il passo indietro dell’Eliseo sul tema dell’apertura di centri in Libia e nei territori circostanti, desta preoccupazione il fatto che Macron abbia parlato nuovamente della possibilità di agire prescindendo dall’Europa, a pochi giorni soltanto dal vertice sulla crisi libica che lo ha visto protagonista con il premier libico Fayez al Serraj e con il generale Khalifa Haftar. In particolare, la svolta francese preoccupa l’Italia, che teme di essere messa da parte su questioni prioritarie e di vedere la propria agenda in materia di migrazione dettata dal protagonismo di Parigi.

L' Autore - Silvia Carta

Laureata in Diritti Umani con una tesi di laurea sui canali di accesso legali per i rifugiati nell'Unione Europea. Ho trascorso periodi di studio in Francia e Germania, dove si è rafforzato il mio interesse per le tematiche europee. Sono appassionata di diritto internazionale, asilo e migrazioni. Quando posso faccio ritorno in Sardegna, che ho la fortuna di chiamare casa.

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