lunedì , 19 febbraio 2018
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I privati olandesi su Marte: una nuova epoca di esplorazioni spaziali parte dall’Europa?

Mancano solo dieci anni alla più ambiziosa impresa ideata e intrapresa da privati nella storia dell’esplorazione spaziale: la società olandese Interplanetary Media Group sta completando la procedura per l’arruolamento astronauti. L’obiettivo è lo sbarco su Marte per il 2023 e la progressiva colonizzazione del pianeta con l’incredibile programma MARS ONE. Procedendo con ordine, è innegabile constatare come i principali successi nell’esplorazione dello spazio nel XX secolo siano stati ottenuti grazie all’investimento di fondi pubblici in enormi budget statali. Gli sforzi della NASA statunitense ed il Programma Spaziale Sovietico non hanno solo permesso all’uomo di toccare il suolo lunare, ma anche di implementare tecnologie fondamentali come il sistema di comunicazioni satellitari.

Con la fine della Guerra fredda e la più recente crisi economica, i budget statali sono stati tagliati progressivamente e, di conseguenza, le missioni spaziali sono divenute sempre meno ambiziose per la mancanza di fondi. In valore corrente, il budget della NASA degli anni ’60 era più che doppio rispetto alle risorse stanziate per il 2012. Sono stati quindi privilegiati programmi spaziali in partnership, come ad esempio la Stazione Spaziale Internazionale, alla quale collabora anche l’Agenzia Spaziale Europea. Con la crescita esponenziale delle tecnologie aerospaziali e le nuove opportunità che si aprono nel settore, è comprensibile che la ricerca del profitto spinga i privati a entrare nel nuovo mercato dei viaggi spaziali. Due delle più ambiziose risiedono sul suolo europeo. La prima è la Virgin Galactic del magnate britannico Richard Branson, che si lancerà a breve nella redditizia branca del turismo orbitale, organizzando brevi trasvolate intorno al pianeta e facendo sperimentare ai turisti l’assenza di gravità. Il primo lancio è previsto per il 25 dicembre di quest’anno. Ma il progetto più incredibile è proprio quello targato MARS ONE.

La compagnia olandese ha già reso nota la road map ed il piano di finanziamento. Tra il 2016 ed il 2021 verranno lanciati dei rovers per l’esplorazione e la costruzione della futura base marziana, equipaggiata con sei unità strutturali nelle quali vivere e portare avanti le attività di ricerca scientifica. Sul sito di MARS ONE è possibile presentare la domanda per entrare a far parte del reclutamento astronauti. Si può fare domanda se si è diciottenni e pagando una quota di iscrizione proporzionale al prodotto interno lordo del proprio Paese e che varia dai 5 dollari ai 73 dollari. Al 7 Maggio 2013 già 78.000 pretendenti avevano presentato la domanda.

Alle entrate provenienti dalle quote di iscrizioni e dalle donazioni (raccolti oltre 100.000 dollari) occorre sommare le entrate per i diritti televisivi. Infatti l’olandese Interplanetary Media Group ha il proprio “core business” nell’attività di broadcasting. Di conseguenza trasmetterà in tv e online la varie fasi della missione (dall’addestramento degli astronauti ai lanci spaziali). Calcolando le entrate pubblicitarie derivanti, si prevede di raccogliere complessivamente i 6 miliardi di dollari che occorrono alla missione. I primi astronauti selezionati arriveranno su Marte nel 2023 ed inizierà a quel punto la fase di colonizzazione. Ogni 2 anni partiranno nuovi coloni con attrezzature sempre più avanzate per ampliare e modernizzare la colonia.

Il pianeta Marte è stato scelto perchè presenta le caratteristiche più simile a quelle terrestri. Nonostante sia molto più distante dalla Terra rispetto alla Luna, presenta vantaggi sostanziali rispetto al più vicino satellite terrestre. Innanzitutto una gravità doppia di quella lunare, giornate che durano approssimativamente 24 ore (24 ore e 39 minuti) e, inoltre, un’atmosfera in grado di schermare parzialmente, ma non del tutto, i raggi cosmici. Uno dei più grossi problemi tuttavia è che non esistono ancora tecnologie in grado di riportare gli astronauti da Marte verso la Terra. Di conseguenza, per ora il biglietto è “one-way o senza ritorno. Tuttavia MARS ONE rassicura spiegando che negli anni successivi verrà sicuramente ideato un meccanismo per far ritornare i primi coloni sulla Terra.

Per ora è presto illuderci che la missione possa riuscire senza intoppi, ma in ogni caso il progetto suscita enorme interesse nella comunità scientifica e in quella economica internazionale. Per l’Unione Europea inoltre è un grande onore ospitare nel suo territorio la sede di un’impresa così visionaria, che potrà condurre studi e ricerche utili alle prossime missioni spaziali (pubbliche o private che siano).

In foto: rappresentazione della missione Mars Express dell’Agenzia Spaziale Europea su un cratere nella regione ‘Vastitas Borealis’, su Marte (Foto: European Space Agency).

 

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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4 comments

  1. Ma perfavore… l’uomo su marte è una trovata mediatica per racimolare qualche entrata e lanciarsi nell’unico business spaziale esistente ovvero la copertura satellitare del pianeta (pensiamo ai satelliti come i Porti nell’economia terrestre -in questo caso ovviamente si tratta di dati e non di merci-). Magari tra qualche generazione potremmo assistere all’estrazione di risorse su piccoli corpi relativamente vicini…
    Ma missioni del genere sono fuori da ogni logica… La Cina ha previsto da qui a 50anni uno sbarco sulla Luna, figuriamoci una oscura compagnia olandese su Marte… parlate di politica che ve ne compete maggiormente invece di occuparvi di fantascienza….

    • Fabio Cassanelli

      Caro Marco,
      non può prendersela con noi quando il nostro unico dovere è informare il nostro pubblico di tutto ciò che accade in Europa. Mi dispiace che lei non sia informato delle recenti tendenze e gli enormi investimenti dei privati nel settore aerospaziale. Fornitrice di Mars One è Alenia Thales che non mi pare sia l’ultima arrivata. Infine non ignori le tendenze di sviluppo esponenziale che si producono a fronte di enormi investimenti e concorrenza.

      • Guarda Fabio, se mi informi che l’ESA(agenzia spaziale europea) ha una road map per missioni umane su Marte per il 2030 ti posso dire che la vedo dura e pressochè impossibile ma posso concordare di una certa valenza scientifica, ma il Mars One la trovo una panzana pazzesca, non tanto per gli aspetti pratici, una decina di miliardi di € potrebbero bastare (e gli accordi per trasformarlo in un reality show già ci sono e garantirebbero una buona mole di entrate), quanto per la logica che ci sta dietro: mandare 4 sfigati a crepare su Marte non mi sembra un gran progresso per l’Europa, tra l’altro proprio qualche giorno fa la Nasa ha licenziato come sia impossibile la sopravvivenza umana sul Pianeta Rosso (gli articoli li puoi trovare ovunque, da scienza e tecnica dell’Ansa ai trafiletti scientifici della carta stampata).
        Gli investimenti privati che nomini si fanno in virtù di un potenziale businness, se andrà in porto Mars One (non vedo nemmeno un barlume di speranza) si tratterebbe di speculazione sulla vita altrui in una missione suicida che è ben lungi dai principi di una bellissima Costituzione Europea (troppo bella per essere messa in pratica), e ben lungi da impresa di vanto per il popolo europeo.

        • Fabio Cassanelli

          Certo Marco,
          ma sono tutte questioni di punti di vista. Le tecnologie hanno tassi di sviluppo più rapidi nel momento in cui aumentano gli investimenti e la concorrenza. Si è visto durante la guerra fredda e si osserverà ora con l’ingresso di Cina, India e Brasile nei programmi spaziali pubblici e gli ingenti investimenti privati. L’esplorazione spaziale negli ultimi decenni si è fermata per mancanza di fondi e le tecnologie odierne sono già molto adattabili per molti usi. Ho letto delle radiazioni su Marte ed ho letto anche il comunicato stampa di Mars One in cui spiega in cui si lavorerà con i fornitori per le adeguate schermature. In ogni caso anche io posso essere scettico sulla missione in sè e devo riconoscere che ha altissimi tassi di fallimento. Tuttavia non posso che ammirare l’intraprendenza e riconoscere la portata storica del programma. Per questo secondo me occorre parlar e.
          Nessuno in ogni caso verrà mandato in missione senza conoscere i rischi ed i costi.
          Tantissimi astronauti americani e cosmonauti sovietici sono morti nelle missioni che oggi consideriamo banali. Ad inizio ottobre sarò all’Esa comunque, domanderò a qualche rappresentante cosa ne pensa di Mars One tra le varie domande! 😉

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