venerdì , 23 febbraio 2018
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Il nuovo piano dell’Unione per rilanciare l’acciaio europeo: al centro, il sostegno alla domanda e il lavoro

Nella giornata di martedì 11 giugno a Strasburgo, il Commissario per l’Industria e l’Imprenditoria, Antonio Tajani, ha tenuto una conferenza stampa in cui ha presentato il piano della Commissione Europea per rilanciare l’industria dell’acciaio dell’Unione. Questo piano, che prende le mosse dal piano Davignon del 1981, è estremamente ambizioso e si prefigge l’obiettivo di ridare ossigeno e di riportare al centro della politica economica dell’Unione il settore siderurgico. L’UE è infatti il secondo produttore mondiale di acciaio, con una produzione pari a 177 milioni di tonnellate (11% della produzione mondiale) e oltre 500 impianti dislocati in 23 Paesi che impiegano circa 400.000 persone.

Diversi fattori però minacciano questa situazione. Innanzitutto il crollo della domanda interna dovuto alla crisi (-27%), che ha costretto diversi impianti a cessare l’attività o a ridurre la propria capacità, con la conseguente perdita di circa 40.000 posti di lavoro. Oltre a questo dato interno, è importante l’evoluzione del mercato internazionale dell’acciaio, con il rapido sviluppo dell’industria cinese (50% della produzione mondiale) e degli altri Paesi emergenti (Turchia, Russia, Brasile, Ucraina) e l’aumento di competitività dell’industria siderurgica statunitense dovuto alla progressiva indipendenza energetica degli Stati Uniti, derivante dallo sfruttamento dello shale gas che abbassa notevolmente il costo dell’energia. Oltre a ciò, si riscontra una politica protezionistica da parte dei Paesi emergenti che rende più difficile l’accesso ai mercati e alle risorse in condizioni di parità.

Per affrontare in maniera decisa questa nuova situazione, il piano prevede sei punti volti a rivitalizzare l’industria siderurgica e ad aiutarla ad affrontare la competizione mondiale nella maniera migliore possibile. Questi sei punti coprono un ampio spettro di criticità e sono volti alla loro risoluzione. Il primo riguarda una revisione del quadro normativo comunitario per eliminare eventuali incoerenze e oneri eccessivi. Inoltre, la Commissione prevede anche di effettuare una valutazione dei costi cumulativi delle diverse politiche per evitare che siano troppo onerose, ben sapendo che i competitors molto spesso godono di legislazioni più favorevoli. Per questo motivo la Commissione ha anche deciso di avvalersi dell’analisi sull’incidenza sulla competitività (competitiveness proofing) nel corso delle valutazioni d’impatto ex ante e di svolgere regolari ‘check up’ per verificare che la legislazione di un dato settore sia adeguata all’obiettivo perseguito. Si prevede inoltre la creazione del marchio di prodotti siderurgici da costruzione “SustSteel”, con l’intento di promuovere la sostenibilità ambientale dell’acciaio europeo.

Il secondo punto è rivolto al rilancio della domanda interna di acciaio: per questo è previsto un piano per stimolare la crescita di quei settori che trainano la domanda di acciaio, come l’automotive, il settore edilizio e la cantieristica navale (circa 55% della domanda totale). Al terzo punto viene affrontato il problema dell’accesso al mercato internazionale attraverso la lotta alle pratiche di concorrenza sleale praticate da alcuni Paesi emergenti attraverso i TDI (trade defense istruments) e l’abbattimento delle barriere protezionistiche nel mercato dell’acciaio tramite accordi di libero scambio, sia nell’ambito dell’accesso ai mercati, sia in quello dell’accesso alle materie prime.

Nel quarto punto il piano affronta i problemi dell’accessibilità dell’energia e delle politiche in materia di clima. Da questo punto di vista, la Commissione spera di riuscire a contenere il costo dell’energia tramite la definitiva apertura del mercato interno dell’Unione e il progressivo utilizzo di energie rinnovabili nel mix energetico. Al punto cinque del piano si affronta invece il problema dell’innovazione. L’industria siderurgica europea è infatti ai limiti delle capacità tecnologiche attuali e non è quindi in grado, senza l’introduzione di nuove tecnologie, di ridurre le emissioni di CO2. Per questo motivo la Commissione ha previsto diverse modalità di finanziamento del R&S, soprattutto nell’ambito delle tecnologie eco-friendly nella siderurgia: l’uso di fondi strutturali, l’uso di aiuti di Stato (in deroga al divieto generale) e il ricorso al finanziamento della Banca Europea degli Investimenti.

Il sesto ed ultimo punto riguarda la dimensione sociale degli stravolgimenti in atto nel settore metallurgico. Questo punto riguarda due ambiti in particolare: il processo di ristrutturazione e il processo di reclutamento di nuove competenze. Di fatto si tratta, da una parte,di evitare la perdita di un numero eccessivo di posti di lavoro nelle fasi negative, attraverso forme di lavoro temporanee e buone pratiche in materia di formazione e riqualificazione a livello aziendale e, dall’altra, di attrarre nuove competenze che facciano progredire l’industria siderurgica europea e garantiscano nuove fonti di vantaggio competitivo. Il lavoro, anche in questo caso, viene dunque posto al centro delle strategia europee di rilancio dell’economia.

In foto: l’acciaieria in dismissione Usinor Industeel (ArcelorMittal) et ZA Plaine des Riaux di Creusot, in Francia. (Foto: wikicommons)

 

L' Autore - Giovanni Guido Rossi

Laureando in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Torino e presso l'Université Paris V - René Descartes di Parigi. Da sempre appassionato di storia, geopolitica e relazioni internazionali. Profondamente europeista e liberale e entusiasta di scrivere per questa rivista.

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