mercoledì , 21 febbraio 2018
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Il PE sulle pensioni: adeguatezza, sicurezza e sostenibilità

Pochi sanno che il 2012 è stato l’Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni. In concomitanza con questa originale celebrazione, la Commissione aveva presentato il Libro bianco intitolato “Un’agenda dedicata a pensioni adeguate, sicure e sostenibili“. Il commissario per l’occupazione, gli affari sociali e l’integrazione László Andor aveva dunque rappresentato la necessità di creare migliori opportunità di lavoro per i più e meno giovani, al fine di evitare una pericolosa “stagnazione” della popolazione a riposo, ma ancora attiva. La medesima considerazione costituisce l’incipit del Libro bianco, che prosegue trattando lo sviluppo di sistemi pensionistici privati complementari, il potenziamento della sicurezza dei sistemi pensionistici integrativi e la loro compatibilità con i sistemi di mobilità europei. I punti conclusivi del Libro, criticati da più parti con un accanimento poco lungimirante, riguardano l’allungamento della vita lavorativa in correlazione con la speranza di vita e l’eliminazione del divario pensionistico tra uomini e donne.

Riguardo al Libro, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione (dal titolo omonimo) durante la seduta plenaria di maggio. L’inarrestabile corso della crisi ha prodotto un’incessante pressione sui bilanci nazionali e una riduzione delle prestazioni pensionistiche. Tuttavia, i regimi di austerità vengono definiti come “possibilità” nelle quali cercare soluzioni di risanamento delle economie nazionali. In altre parole, la garanzia di un solido sistema pensionistico dovrebbe fondarsi sulla previsione dello scenario peggiore, onde evitare il facile sviamento di responsabilità degli Stati membri in materia di gestione fiscale e pianificazione economica.

Partendo quindi dal presupposto che il futuro economico dell’Europa debba svilupparsi ancora in un quadro di austerità, è indispensabile che a livello nazionale vengano attuate riforme strutturali per l’aumento dei tassi di occupazione. Contemporaneamente il periodo di attività professionale dovrebbe essere ricalibrato su quello di pensionamento, al fine di generare le entrate fiscali utili alla costituzione e al mantenimento di regimi pensionistici adeguati, sicuri e stabili. L’equilibrio tra i due periodi è quanto mai urgente: il Parlamento osserva infatti che attualmente i cittadini dell’UE over-65 costituiscono il 17% della popolazione e, secondo i dati Eurostat, entro il 2060 supereranno la quota del 30%. Inoltre, per assicurarsi un gettito fiscale sufficiente, gli Stati membri dovranno garantire la c.d. equità attuariale, cioè un collegamento quanto più stretto tra prestazioni pensionistiche, anni lavorati e contributi versati. In questo modo il lavoratore che decida di lavorare più a lungo potrà avere effettivamente diritto a una pensione più vantaggiosa, soprattutto considerato il divieto formulato dal Parlamento all’istituzione di un’età pensionabile obbligatoria quando si raggiunga il limite di età stabilito per legge. Contestualmente viene smentito l’assunto su cui si fondano i piani di prepensionamento: favorire la messa a riposo dei lavoratori più anziani non agevola la creazione di nuovi posti di lavoro per i giovani. L’Eurostat ha infatti calcolato che i Paesi con il miglior tasso di occupazione giovanile sono caratterizzati anche dal più elevato tassi di lavoratori anziani.

La risoluzione condivide con il Libro bianco l’appello ai legislatori nazionali per lo sviluppo di regimi pensionistici professionali complementari, ma preferendo al sistema individuale descritto dalla Commissione quello collettivo basato sulla solidarietà. In altre parole, un sistema frutto della contrattazione collettiva nazionale in quanto, secondo il Parlamento, più idoneo ad accrescere il senso di solidarietà tra generazioni. La prestazione pensionistica infatti non è un mero dato economico, ma svolge un’essenziale funzione di collante e stabilizzatore sociale.

In merito alla mobilità, il Parlamento si limita a constatare la disorganicità (e a tratti discrasia) dei diversi sistemi pensionistici europei, per la quale si rende indispensabile l’intervento della Commissione nell’approntare strumenti sul web per la ricostruzione delle pensioni. Simili mezzi dovrebbero garantire nel breve periodo lo sviluppo di una generazione di lavoratori consapevoli dei propri diritti e, ancor più che in passato, orientati a circolare nell’UE. Il Parlamento richiama l’attenzione della Commissione e degli Stati membri interessati anche al fine di conseguire un accordo in materia di pensioni transfrontaliere al fine di evitare un’imposizione fiscale doppia o doppiamente mancata.

In conclusione, il Parlamento si focalizza sulla discussa questione del gender balancing in materia retributiva e pensionistica. La parificazione dei sessi dovrebbe essere automatica nel primo settore e mediata nel secondo, nel quale la donna non dovrebbe essere discriminata ai fini del calcolo pensionistico quando si avvalga di congedi per maternità o per la speranza di vita statisticamente più lunga.

All’esito dell’ultima tornata della sessione plenaria del Parlamento, l’allerta sullo stato di salute dei sistemi economici nazionali non cala e la preoccupazione delle istituzioni, intente a scongiurare una regressione del processo di integrazione, aumenta.

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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One comment

  1. Gerardo DI MURI

    Carissima Signora,
    mi spiega per quale motivo l’Italia non prevede la corresponsione dell’integrazione al trattamento minimo per le pensioni erogate dalla Gestione Separata Inps, nonostante i continui richiami della Commissione Europea in tal senso, costringendo le persone, come il sottoscritto, a vivere con un miserabile assegno di ben (si fa per dire) 74 (sic! settantaquattro) euro al mese?
    La ringrazio per l’attenzione e Le auguro buon lavoro.

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