domenica , 25 febbraio 2018
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Photo © Claudia Mereu - www.flickr.com, 2014

In stallo la direttiva sul congedo di maternità

La sessione plenaria del Parlamento Europeo di mercoledì scorso si è presto trasformata in un duro scontro istituzionale tra Parlamento Europeo e Consiglio. Tema del giorno, la proposta di direttiva sul congedo di maternità, elaborata dalla Commissione e dal Parlamento nel 2010 e in merito alla quale, nonostante questi cinque anni di negoziati, il Consiglio non ha mai espresso chiaramente la sua posizione. E infatti la Commissione ha minacciato il ritiro della proposta, se entro sei mesi non ci saranno tangibili risultati in vista di un accordo definitivo, che però sembra ad oggi impossibile da raggiungere.

Parlamento Europeo contro Consiglio

La deputata Marie Arena ha accusato il Consiglio di disinteresse verso le proposte del Parlamento: il Consiglio si sarebbe sottratto a più occasioni di dialogo e confronto. I parlamentari europei infatti hanno più volte sottolineato che, mentre non ci si può sottrarre alla consapevolezza delle diversità tra Stati membri in questo delicato settore, quello che risulta inaccettabile è l’immobilismo del Consiglio su temi di urgente attualità, come l’uguaglianza di genere e i diritti sociali delle famiglie.

La rappresentante del Consiglio, Kalnina Lukasevica Zanda, ha espresso il dissenso della maggioranza dei Paesi membri verso questa proposta di direttiva: sarebbe una perdita di tempo, ha detto, continuare a negoziare, mentre la soluzione è ritirare la proposta, come ha intenzione di fare la Commissione, e ricominciare il confronto sulla base di un altro progetto di legge, maggiormente rispettoso del principio di sussidiarietà. Il PE ha comunque votato a maggioranza una risoluzione in cui chiede al Consiglio di riaprire i negoziati e alla Commissione di non bloccare la procedura.

Il congedo di maternità in Europa

Oggi il congedo di maternità è regolato da una direttiva che risale a più di vent’anni fa e che assicura alla lavoratrice madre un periodo di riposo di almeno 14 settimane, retribuito completamente o anche solo in parte. Nel 2010 la Commissione aveva proposto di aumentare il congedo a 18 settimane totalmente retribuite, di cui 6 dopo il parto obbligatorie. Il Parlamento con un emendamento aveva alzato ancora la durata del congedo fino ad almeno 20 settimane, suggerendo anche di prevedere un congedo di paternità di 2 settimane, retribuito al 100%.

Queste proposte di revisione però non piacciono al Consiglio. Molti Ministri ritengono che l’UE non abbia la competenza per imporre agli Stati membri dei periodi minimi e obbligatori di congedo parentale, sottolineando inoltre il fatto che, negli ultimi anni, tanti Stati hanno aumentato le garanzie per le lavoratrici madri e per questo non sarebbero disposti ad accettare ulteriori “tetti minimi di tutela”. Il punto è che però sono ancora molte le differenze tra gli Stati e questo rallenta e ostacola la costruzione di un’Europa impegnata nei temi della giustizia sociale. Da uno studio della Commissione emergono significativi scostamenti tra legislazioni nazionali in merito sia alla durata dei periodi di congedo, sia alla loro obbligatorietà o meno.

Alla base delle perplessità del Consiglio ci sono anche, come è facile intuire, delle cause economiche: stabilire dei livelli minimi di tutela comporta dei costi, che, come ha denunciato il PE, non tutti i governi nazionali sono disposti ad accettare. E così, per rispettare le diverse tradizioni culturali e legislative ed evitare un ulteriore sovraccarico ai bilanci, i diritti delle donne, madri e lavoratrici, vengono sacrificati e si rinvia ancora ogni decisione.

Le decisioni della Commissione

La Commissione, consapevole che probabilmente non ci sarà più margine di dialogo, ha già annunciato il suo impegno per una nuova proposta di direttiva, a suo dire maggiormente incisiva e ambiziosa, su due profili in particolare: puntare ad una riconciliazione della vita privata con quella lavorativa, anche al di là del periodo precedente o immediatamente successivo il parto, prevedendo nuovi strumenti di flessibilità per le donne. E soprattutto valorizzare maggiormente il ruolo del padre, rafforzando il congedo di paternità, timidamente affrontato nella proposta di direttiva del 2010, destinata probabilmente ad essere cestinata.

Meglio allora insistere per una soluzione compromissoria o ricominciare da zero? In ogni caso, la sorte toccata a questa iniziativa legislativa pone inevitabili interrogativi sulla sensibilità del Consiglio verso i problemi sociali dei cittadini europei.

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

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