giovedì , 16 agosto 2018
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Indice dell’innovazione: l’Italia innovatrice moderata

Martedì la Commissione Europea ha presentato il Quadro di valutazione “L’Unione dell’innovazione” 2014, rapporto annuale che raccoglie i risultati ottenuti nel campo dell’innovazione e della ricerca dai Paesi membri, mettendoli a confronto tra loro e illustrandone i punti di forza e di debolezza. I dati vengono poi confrontati con altri Paesi europei fuori dall’UE (Serbia, ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Turchia, Norvegia, Islanda e Svizzera) e con alcuni Paesi extra Europei: Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Canada, Australia e BRICS (India, Cina, Brasile, Russia e Sud Africa).

La valutazione fa uso di 25 indicatori, raggruppati in 8 “dimensioni dell’innovazione”, a loro volta suddivisi in tre categorie principali (Elementi abilitanti, Attività delle imprese, Risultati). Per misurare il rendimento innovativo di un Paese viene utilizzato un indice composito generato aggregando questi indicatori.

Sulla base del rendimento innovativo le nazioni sono state divise in 4 categorie:

Danimarca, Finlandia, Germania e Svezia sono “Leader dell’innovazione”, con un rendimento innovativo ben al di sopra della media dell’Unione; Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Slovenia e Regno Unito sono “Paesi che tengono il passo”, con una resa innovativa vicina o superiore alla media Europea; Croazia, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Italia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna hanno un valore di rendimento inferiore alla media. Questi Paesi vengono perciò definiti “Innovatori moderati”;  infine Bulgaria, Lettonia e Romania sono “Paesi in ritardo”: il loro rendimento sul piano dell’innovazione è ben al di sotto della media.

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Figura 1: Il rendimento innovativo degli Stati membri dell’UE

Rispetto ai report degli anni precedenti, si assiste a minimi cambiamenti, come ad esempio il passaggio della Polonia negli “Innovatori Moderati”, mentre nelle “posizioni alte” non si registrano cambiamenti significativi. Nel complesso, tutti gli Stati mostrano un miglioramento nelle capacità di innovazione, con Portogallo, Estonia e Lettonia che registrano il più alto tasso di miglioramento.

Tra i Paesi europei extra-UE, la Svizzera si pone come leader incontrastato in innovazione, superando tutti gli stati dell’Unione, mentre l’Islanda ha un tasso di innovazione superiore alla media UE. Fanalino di coda Turchia e Macedonia, considerati “Paesi in Ritardo”.  A livello globale, l’UE è preceduta da Giappone, Stati Uniti e Corea del Sud. Questi battono l’UE negli investimenti delle imprese nei settori di R&S, sul piano dei brevetti e in termini di risultati educativi, in particolare per quanto riguarda l’istruzione terziaria.

Rispetto invece agli altri Stati analizzati nel report, in termini di resa innovativa, l’Europa domina incontrastata, e il divario è assai maggiore se si osservano i BRICS, con la sola eccezione della Cina, dove, pur essendo a livelli ben inferiori della media europea, il rendimento sul piano dell’innovazione cresce a ritmi molto più elevati e più velocemente.

Figura 2: Resa innovativa dell’UE rispetto ai principali concorrenti a livello mondiale


Ogni due anni, al Quadro di valutazione “L’Unione dell’innovazione” , viene affiancato il Quadro di valutazione dell’innovazione regionale (RIS), che offre una comparazione del rendimento innovativo anche sul piano delle singole regioni, utilizzando un sistema di valutazione analogo. Il Rapporto divide le regioni in 4 gruppi di rendimento: Leader dell’innovazione (34 regioni), Regioni che tengono il passo (57), Regioni innovatrici moderate (68) e Regioni in ritardo (31).

L’eccellenza innovativa si concentra in poche aree dell’UE: Danimarca, Germania, Finlandia, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito. In ogni caso analizzando i dati degli 8 anni risulta come 155 regioni su 190 abbiano migliorato i propri risultati sul piano dell’innovazione.

Per quanto riguarda l’Italia, gli indicatori mostrano una crescita fino al 2012, con un calo nel 2013. La maggior parte degli indicatori sono inferiori alla media UE , ma i nostri punti deboli risiedono nei Dottorandi Extrauropei e nelle collaborazioni che le PMI innovative hanno fra loro: entrambi gli indicatori mostrano però incoraggianti segni di crescita. In rallentamento sono invece gli investimenti di capitali di ventura e l’ Occupazione in attività a elevata intensità di conoscenze, quali istruzione universitaria e Dottorati di Ricerca.

In foto il Commissario europeo Antonio Tajani presenta il rapporto (Foto: European Commission)


L' Autore - Redazione Europae

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