mercoledì , 15 agosto 2018
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In foto, un campo Rom © dumplife (Mihai Romanciuc) / Flickr 2008

Integrazione dei Rom, la strada è ancora lunga

Il 18 giugno 2015 la Commissione Europea ha proposto un nuovo piano di sostegno in merito alla questione dell’integrazione dei gruppi etnici minoritari in Europa, con un occhio di riguardo per l’etnia Rom.

La posizione italiana

Solo poche ore prima, il Ministro dell’Interno italiano Angelino Alfano si era espresso con toni duri sul problema dei campi nomadi, con un tweet piuttosto estremo, “occorre smantellare i campi rom”, inviato subito prima di un incontro al Viminale con i sindaci italiani. Il messaggio, corredato e completato degli hashtag #avantitutta e #lagiustadirezione, pareva lasciare poco spazio all’immaginazione, ma il sindaco di Torino e Presidente dell’Anci, Pietro Fassino, ha spiegato meglio la posizione del Governo in merito. L’obiettivo sarebbe infatti quello di sostituire i campi, pericolosi e inadatti, con strutture abitative di accoglienza.

Il piano della Commissione

In quest’ottica, il progetto dell’Italia si allinea proprio con le proposte lanciate il giorno successivo dalla Commissione Europea, che vanno a integrare e ad aggiornare il programma già in corso. Il piano, che completa e rende effettive disposizioni proposte tra il 2011 e il 2012, è strutturato sull’arco di tempo 2014-2020 e comprende finanziamenti a piani europei di integrazione a livello locale  per oltre 90 miliardi di euro. Questa somma dovrà essere utilizzata per promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà delle comunità marginalizzate. L’obiettivo è naturalmente quello di procedere nella direzione indicata, in particolare per i Rom che, essendo uno dei gruppi più antichi e diffusi, rappresentano un punto al tempo stesso critico e strategico del piano di integrazione.

Speranze e perplessità

La Commissione ha esposto anche le sue perplessità riguardo ad una situazione che rimane complicata e a cui si aggiungono problemi collaterali, ma connessi, come l’esplosione del caso “migranti” in Italia e in tutta Europa. Le preoccupazioni sorgono da una documentata nuova ondata di anti-gitanismo e di discriminazione, che deve essere immediatamente affrontata con piani nazionali e locali di integrazione e educazione.

L’auspicio è quello di un’azione più organizzata e responsabile, con la partecipazione degli stessi enti nazionali europei, e non solo piani cittadini e locali. Da questo punto di vista, il piano italiano pare allinearsi con quello europeo, mostrando più attenzione ad un’azione integrata e coerente su tutto il territorio.

La delicata questione dell’integrazione dei gruppi Rom in Europa appare oggi più che mai da affrontare e da comprendere, anche e soprattutto per poter affrontare in modo consapevole le nuove sfide che si profilano all’orizzonte e che richiedono una risposta immediata.

L' Autore - Giulia Corino

Laureata triennale, sto proseguendo gli studi magistrali in Lettere Moderne e alla Scuola di Studi Superiori dell'Università di Torino. Sono appassionata di storia e culture del mondo antico e moderno.

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One comment

  1. Domanda, 2014, per lo ‘State of the Union’: EU Labour Market and Migration Policy:

    Potrà l’Unione Europea restaurare la speranza in questo tempo di austerità e razzismo con città giardino ecologiche, come Isolotto a Firenze, Saltaire a Yorkshire, che in parte coinvolgano i cittadini privi di lavoro ed i senza tetto? Nativi/ residenti e Rom/Travellers, cittadini dell’Europa dell’Est e dell’Ovest, che lavorino insieme, vivendo fianco a fianco? Città giardino, con spazi per i bambini per giocare ed apprendere, con piste ciclabili e mezzi pubblici, con botteghe per gli artigiani ed i loro apprendisti, con orti e mercati contadini, con biblioteche ed orchestre. Al primo posto, lavoro e casa per i cittadini dell’UE. Agli extra comunitari, garantendo dormitori sicuri ed abitabili, il diritto allo studio, la possibilità di creare e vendere i propri manufatti, di coltivare e vendere i prodotti della terra, la possibilità di condividere le proprie abilità con i cittadini europei, fino all’ottenimento nel tempo della cittadinanza, ma non consentendo il lavoro nelle fabbriche o nei cantieri edili. Le città giardino potrebbero forse sorgere sulle proprietà industriali abbandonate, imponendo una maggiore tassazione su questi terreni incolti così trasformati in aree residenziali con la relativa diminuzione delle imposte dovute allo stato. Potrà l’Unione Europea operare in modo tale che ad almeno un componente della famiglia sia garantito il lavoro che assicuri loro casa, istruzione, cure mediche. Questo ottenendo con il pagamento di tasse eque, al stesso tempo riducendo la burocrazia inutile per cittadini che vivono una povertà crescente per la mancanza di lavoro e della casa?

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