giovedì , 22 febbraio 2018
18comix

La Commissione e i diritti sessuali: lettera a una risoluzione mai nata

L’assemblea plenaria del Parlamento Europeo é il momento all’interno della routine delle istituzioni in cui vengono affrontati i temi più impegnativi dal punto di vista bioetico. Affrontare però forse, come si spiegherà in breve, non é forse il verbo migliore da utilizzare. Il 16 gennaio 2014, la Commissione Europea ha lanciato uno statement, una dichiarazione sulla discriminazione nell’ambito dei diritti sessuali e riproduttivi. Il Vicepresidente della Commissione Sil Kallas ha tenuto un discorso di apertura abbastanza generico e vago, ribadendo come sia uno degli obiettivi dell’Unione quello di garantire alle donne e agli L.G.B.T gli stessi diritti e le stesse opportunità per la fruizione dei trattamenti sanitari.

A dicembre si era verificata la bocciatura da parte dei Popolari Europei (al momento lo schieramento maggioritario nell’emiciclo europeo) della cosiddetta Agenda Estrela, presentata da Edite Estrela, eurodeputata portoghese esponenente dei Socialdemocratici e già approvata dalla commissione FEMM. L’articolato di disposizioni aveva come principali caratteristiche, oltre alla dichiarazione che il diritto alla riproduzione e quello di poter ricercare liberamente la propria sessualità sono diritti umani, una limitazione considerevole all’esercizio dell’obiezione di coscienza da parte del personale medico-ospedaliero e di conseguenza, una maggiore libertà per le donne di interrompere volontariamente la gravidanza. La risoluzione alternativa approvata dalla maggioranza popolare, il 10 dicembre 2013, trova il suo punto più saliente in questo enunciato: “l’elaborazione e l’incremento delle politiche nel campo dei diritti sessuali e alla riproduzione e in materia di educazione sessuale sono una competenza degli Stati membri”.

La questione sembrava chiusa. Invece no: proprio in questi giorni il governo spagnolo intende promulgare una legge che restringe in maniera oggettiva la possibilità di abortire per le donne nelle strutture medico-ospedaliere autorizzate (anche nel caso in cui una donna abbia subito violenza), in reazione a una legge analoga promulgata dall’esecutivo Zapatero che concedeva anche alle sedicenni di poter domandare la pillola abortiva, la RU486 (da non confondere con la pillola del giorno dopo), all’interno della struttura ospedaliera, senza il consenso dei genitori. I Socialdemocratici hanno spronato la Commissione a pronunciare una dichiarazione, con la speranza che il Parlamento potesse decidere di redigere il testo di un altra risoluzione sull’argomento. A questo punto, una commissione, un gruppo politico o quaranta eurodeputati avrebbero potuto prendere questa iniziativa rimettendo in gioco, sotto una forma nuova, i contenuti del rapporto Estrela.

La discussione in aula è stata veramente animata, vista la delicatezza dell’argomento trattato. Da un lato, i Popolari che sostengono come siano gli Stati membri a dover agire nell’ambito delle pratiche abortive e dell’educazione sessuale. Dall’altro, i Verdi e i Socialdemocratici ritengono invece che siano in gioco i diritti umani, in particolare il diritto all’autodeterminazione dell’individuo e la libertà della donna di disporre liberamente e serenamente del proprio corpo, valori vincolanti per gli Stati membri, in quanto presenti all’interno del Preambolo del Trattato di Lisbona del 2009 o fatti emergere nella prassi dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Non si è prodotto tuttavia il risultato sperato dai Socialdemocratici, cioè che un nuovo progetto di risoluzione su questo tema potesse essere affrontato.

Una grande delusione non solo per i Socialdemocratici, ma anche per tutte quelle donne spagnole che si vedono negata la possibilità di scegliere di poter abortire o meno in nome di una rigida suddivisione delle competenze tra Stati e Unione che, più che creare un’Europa delle diverse velocità, sembra creare ogni giorno di più un’Europa delle diseguaglianze.

In foto una significativa immagine del dibattito al Parlamento Europeo (Foto: European Parliament) 

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

Check Also

Fake news: la Commissione Europea prova a reagire

La Commissione Europea si attiva contro la diffusione delle fake news. Dopo l’avvio della consultazione …

5 comments

  1. Francesca Gennari

    Caro Marco,

    intanto grazie per l’attenzione dimostrata al mio articolo e mi scuso del ritardo con cui ti rispondo.
    Sarebbe banale dire che riguardo all’aborto non la vediamo allo stesso modo, ma voglio cercare di spiegare perché a mio modo di vedere la limitazione di questo diritto per me lede il diritto all’autodeterminazione di ogni individuo. Ti dividerò il mio ragionamento in due parti: nella prima ti dico quale é la situazione da un punto di vista legale in Italia e nella seconda ti esprimerò una mia riflessione personale sul tema.

    Tu inquadri l’aborto tout court come omicidio, ma all’omicidio ricorda che esistono attenuanti o circostanze estreme che possono giustificarlo. In effetti, da un punto di vista biologico, soprattutto se l’aborto viene effettuato al limite della scadenza, nei fatti quello che si commette é un omicidio.
    Eppure, se vai a vedere il primo articolo del Codice Civile, da un punto di vista legale una persona acquisice la personalità giuridica solamente con la nascita e più volte la Corte di Cassazione ha ribadito che non esiste un diritto alla nascita, altrimenti a chi sarebbero versati i danni e interessi se un bambino per esempio nasce morto? Alla madre e non certo al bimbo.

    Ora, può sembrare difficile di vedere un’applicazione concreta del fatto che siamo in uno stato di diritto, ma la legge deve essere applicata e quella sull’aborto che, formalmente, é ancora in vigore ha delle condizioni molto precise da dover rispettare e non da ultimo il benessere psicofisico e la salute della donna. Capirai che benessere psicofisico è un termine molto largo e che si é prestato a un’applicazione estensiva.

    Passiamo dunque al piano personale, perché nelle questioni di bioetica é inevitabile e sarebbe ipocrita non chiamare le cose con il loro nome.
    Io ho ventun anni e non ho figli forse un giorno ne avrò, forse no, o per scelta o perché il mio corpo non me lo permetterà. Sto dunque parlando di una situazione mai vissuta finora e della quale tu, per motivi fisiologici evidenti, non potrai mai fare esperienza.

    Per me l’aborto non può essere definito semplicemente come omicidio, perché se in parte ne ha le caratteristiche é anche qualcosa di totalmente differente e in alcuni casi io penso sia giustificato. Se per caso oggi io rimanessi incinta, non avrei economicamente i mezzi per mantenere un figlio, non vorrei abbandonare l’università e quindi il peso di mio figlio si scaricherebbe tutto sui miei genitori che diventerebbero non nonni ma genitori di fatto. Ed é il di fatto che conta di più del in diritto negli affetti. Sarei solo una semplice fattrice anche del prossimo Leonardo? Chiamala presunzione, ma credo di poter essere più di questo. Oppure, poni il caso che io cercassi veramente un figlio e che fosse affetto da una malattia incurabile. Certo, per me sarà sempre un individuo speciale, ma ancora, che cosa posso offrirgli, oltre al mio amore, in questo mondo? E’ giusto poi annullarsi completamente in una vita passata ad accudire chi non potrà mai essere autonomo?

    Io rispetto e ammiro moltissimo le persone che hanno scelto di avere figli presto, magari totalmente inaspettati, o che, sapendo di malattie o deformazioni, sono andate avanti e hanno deciso di crescere un figlio.

    Sono questioni talmente delicate e personali che é difficile esprimere un giudizio che tranci la questione una volta per tutte. Ma la cosa importante é garantire all’individuo la possibilità di scegliere. Non so che cosa deciderei in questo momento se dovessi scegliere se abortire o meno. Certo mi farebbe imbestialire che qualcun altro lo avesse già fatto per me e questo qualcun altro si chiamerebbe stato etico. Questo é quello che sta accadendo in Spagna oggi e io, essendo una liberale convinta lo trovo assolutamente arbitrario e ingiusto.

    Spero di averti fatto comprendere le mie idee in merito e ti ringrazio molto per il confronto.

  2. scusate è in revisione

  3. No scusate è in revisione

  4. Avevo scritto un commento inoffensivo e non l’avete pubblicato, viva la libertà di opinione

  5. Diritto di uccidere una nuovo essere umano che ha bisogno della mamma per nascere. Se mia madre avesse avuto questo diritto io non sarei qui adesso e ogni persona sulla terra può fare questo ragionamento.
    Perchè vogliamo impedire che nascano persone fantastiche, magari un nuovo Leonardo da Vinci, un genio della musica, un luminare della scienza, un astronauta o un sognatore, una persona che avrebbe migliorato questo mondo solo perchè vogliamo programmare tutto, programmare le gravidanze, programmare ogni singola più piccola cosa non lasciando nessuno spazio al “caso” perdendo ogni senso romantico della vita?
    Ti potrai pentire un giorno di non aver fatto nascere tuo figlio che solo tu, in quel momento, potevi dargli la possibilità di vivere e hai detto: NO! Ma non ti potrai mai pentire e non ti pentirai mai di avere dato alla luce un nuovo essere umano, unico, inimitabile, diverso da tutti gli altri che altrimenti non sarebbe mai nato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *