venerdì , 23 febbraio 2018
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La Commissione Europea in campo contro l’abuso di droghe. Nel mirino le “legal highs”

Da sempre l’Unione Europea lotta per contrastare l’uso di sostanze psicotrope illecite, dannose per la salute, la cui assunzione è in aumento fra i giovani nella fascia compresa fra i 15 e i 24 anni. Purtroppo negli ultimi dieci anni sono comparse sul mercato una moltitudine di sostanze chimiche (naturali o di sintesi) che, pur essendo impiegate in ambito chimico o industriale e vendute legalmente, vengono usate come surrogati di altre droghe illecite (in particolare cocaina ed ecstasy): sono le cosiddette “legal highs”, simili per effetti ad altre droghe comuni, ma che provocano danni assai più gravi.

Il consumo di queste sostanze  è aumentato nell’ultimo decennio, grazie anche alla maggiore quantità di composti che sono comparsi in Europa (più di 300 dal 1997, con un trend esponenziale, in particolare negli anni 2009-2012, quando il tasso di comparsa di nuove sostanze è triplicato). Questi trovano larga diffusione tra i più giovani, grazie al più facile reperimento (internet in primis) e alla loro apparente legalità. Studi della Commissione Europea del 2011 affermano che in Europa il 5% dei giovani ha fatto uso di queste nuove sostanze, principalmente all’interno di discoteche o locali affini, con punte che raggiungono il 16% in Irlanda e si attestano attorno all’8-9% in Polonia, Regno Unito e Lettonia.

La pericolosità che l’abuso di questi prodotti provoca è elevato: oltre ai danni che normalmente si accompagnano all’uso di sostanze psicotrope, la difficoltà nel riconoscere la sostanza usata rende più difficoltoso per medici e operatori sanitari trovare una cura. Inoltre, grazie al mercato interno senza frontiere, le legal highs trovano facili vie di diffusione. L’unico modo per affrontare questo problema è quindi un fronte d’azione unico europeo, che ne favorisca il ritiro dalla vendita o ne limiti l’utilizzo per gli scopi per cui sono state create.

Per contrastare in maniera più efficace il dilagare di queste sostanze, la Commissione Europea ha presentato una proposta legislativa volta a sostituire e a rafforzare la normativa vigente, che non riesce più a gestire la grande quantità di composti sul mercato. Questo nuovo regolamento è stato voluto fortemente dalla Vice-Presidente Viviane Reding,  Commissario europeo per la Giustizia, dopo preoccupanti segnalazioni dell’Europol, dell’OEDT (l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze) e del Parlamento Europeo. Le nuove norme permettono di adottare contromisure più efficaci e in tempi più rapidi rispetto a quelle attuali.

La rapidità è infatti essenziale per poter agire in fretta nel bloccare la vendita al pubblico. Con l’attuale normativa, occorrono circa due anni per vietare la vendita di una sostanza, dato che la Commissione deve attendere una relazione completa sui rischi delle singole sostanze. In futuro il tempo d’attesa verrà ridotto a soli dieci mesi e, in casi di grande pericolosità per il consumatore, la sostanza potrà essere ritirata dal mercato immediatamente per un periodo di un anno, per valutarne pienamente i rischi e deciderne la pericolosità.

La scelta di ritirare o meno un prodotto dal mercato, completamente o in parte, sarà infatti basata sulla gravità dei danni che queste droghe arrecano all’individuo. Se il prodotto mostrerà un rischio lieve, ne verrà vietata la vendita solo sul mercato dei beni di consumo o non verranno presi provvedimenti. In caso di rischi moderati, la sostanza verrà bandita da ogni tipo di mercato, mentre potranno essere affiancate norme di tipo penale, simili a quelle che si applicano per il traffico di droghe illecite, per tutti quei prodotti che mostrano rischi elevati.

Questa scelta permetterà più flessibilità e terrà conto dei legittimi usi che si fanno di queste molecole nei settori industriali. Attualmente, infatti, la normativa prevede solo due casi: nessun intervento da parte dell’UE o il ritiro totale della sostanza, affiancato da sanzioni penali.

In foto il Commissario europeo per la Giustizia Viviane Reding presenta la proposta della Commissione (Foto: European Commission).

L' Autore - Redazione Europae

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