martedì , 20 febbraio 2018
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La nuova frontiera dell’energia europea: la Blue Growth Strategy

Un nuovo Piano d’azione è stato lanciato dalla Commissione Europea con l’ambizioso obiettivo di sviluppare energia dall’oceano. Il Piano è stato presentato in conferenza stampa congiunta dal Commissario per la pesca e gli affari marittimi, Maria Damanaki, e dal Commissario per l’energia, Gunther Oettinger. Il Piano d’azione dà seguito alla “Blue Growth Strategy”, una Comunicazione della Commissione del 2012 che elencava tra le sue cinque priorità proprio quella di sviluppare l’energia derivante dall’oceano.

Il complicato cammino verso lo sfruttamento dell’energia “blu” era già stato avviato nel 2008 con una Comunicazione sull’energia eolica offshore. Oggi la Commissione si presenta di nuovo davanti agli Stati Membri con un progetto che porterebbe potenzialmente l’Unione Europea a produrre il 78% del suo fabbisogno energetico dall’oceano già nel 2030, grazie cioè alla forza delle maree e del moto ondoso. Queste, almeno, le stime cui fanno riferimento i documenti della Commissione.

Secondo il Commissario Oettinger, l’investimento in questa forma di energia permetterebbe all’UE di diversificare le fonti del suo approvvigionamento in linea con la politica europea in materia. Ugualmente, tale progetto si inserisce pienamente nella Strategia europea 20-20-20 che prevede l’innalzamento della percentuale di energie rinnovabili al 20% del totale entro il 2020. Come ha illustrato il Commissario Damanaki in conferenza stampa, la Comunicazione della Commissione Europea definisce un’azione da svilupparsi in due tappe. Innanzitutto, è prevista la costituzione di un Forum che riunisca tutti gli stakeholder del settore. I lavori dell’Ocean Energy Forum, che si dovrebbero concludere entro il 2016, costituirebbero la base per lo sviluppo di una Road Map, un documento che definisca più concretamente gli obiettivi da perseguire ed i relativi modi. La Road Map verrà elaborata congiuntamente tanto da attori istituzionali nazionali e regionali, quanto da ONG e stakeholder.

Il progetto della Commissione Europea, oltre a inserirsi nella più ampia politica energetica ed ambientale europea, avrebbe anche un impatto consistente in materia di occupazione. Il Commissario per la pesca e gli affari marittimi ha infatti sottolineato di fronte ai giornalisti che si potrebbe parlare di 40.000 nuovi posti di lavoro già entro il 2035.

Sebbene l’obiettivo sia strategicamente intelligente e quanto mai appropriato, la strada per la sua realizzazione appare piuttosto complessa. La stessa Commissione Europea riconosce l’esistenza di barriere strutturali, barriere amministrative, un impatto ambientale da indagare ancor in maniera più puntuale ed un evidente problema di natura economica. I costi per sviluppare le tecnologie adeguate, infatti, sono particolarmente elevati.

Proprio in riferimento ai costi ed ai relativi finanziamenti, di cui poco e niente si dice nel Piano d’azione presentato dalla Commissione, il Commissario Damanaki ha precisato che maggiori dettagli saranno decisi al momento dell’elaborazione della Road Map. Comunque il progetto godrà dei finanziamenti già stanziati nell’ambito della Strategia 20-20-20 e mira, soprattutto, a catalizzare investimenti privati. Questi soldi e quelli che verranno in futuro stanziati serviranno principalmente a finanziare la commercializzazione di progetti che sviluppino nuove tecnologie adeguate. I programmi già esistenti, in aree quali Scozia, Regno Unito, Portogallo, Spagna, Francia e Scandinavia, sono infatti dei progetti pilota non in grado di sostenere e soddisfare le richieste di un mercato potenzialmente europeo.

Il cammino verso un’energia europea diversificata e pulita è ancora lungo e le previsioni della Commissione appaiono forse eccessivamente rosee ma, di certo, continuare a parlarne non può che costituire un importante segnale positivo di impegno effettivo.

(Foto: Wikimedia Commons) 

L' Autore - Livia Satullo

Responsabile UE-Russia - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (“R.Ruffilli” di Forlì), ho da sempre nutrito una tripla passione per il giornalismo, l’Unione Europea e la diplomazia. Ex stagista preso la Rappresentanza Italiana all’UE e giornalista pubblicista dal 2011, ho fatto diverse esperienze all’estero tra cui un semestre di studio a Mosca che mi ha suscitato un’incredibile curiosità per la cultura e la lingua russa. Preparo il concorso diplomatico e nel tempo libro faccio atletica e scrivo racconti.

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