giovedì , 16 agosto 2018
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La nuova missione della European Space Agency: nuove prospettive per una politica spaziale europea?

Con l’ancoraggio della capsula Soyuz alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) lo scorso 29 Maggio, la European Space Agency (ESA) ha dato il via alla sua ultima missione con equipaggio umano, “Volare”. La missione ha anche un’importanza particolare per l’Italia grazie alla presenza di Luca Parmitano, maggiore dell’areonautica e astronauta dell’ASI. La missione durerà 166 giorni, nei quali Parmitano, coadiuvato dagli altri astronauti presenti sulla Stazione, svolgerà una serie di mansioni, che vanno dalla semplice manutenzione e riparazione a esperimenti scientifici di vario tipo, fino alle – primo italiano ad effettarle – due previste “passeggiate” spaziali.

L’ESA ha al momento in attivo circa 40 missioni: nel prossimo futuro ne partiranno almeno altre 20. Ovviamente la maggior parte di queste non coinvolge astronauti, ma sonde o altri strumenti di ricerca, che non indagano solamente lo spazio ma studiano “dall’alto” anche il nostro pianeta (come i progetti passati GEOS e ISEE per lo studio della magnetosfera terrestre).

Tornando a Volare, durante il periodo della missione saranno svolti esperimenti in vari ambiti, dalla biologia e fisiologia umana (gli astronauti stessi fanno da cavia, vivendo in un ambiente non naturale per l’uomo), fino alla fisica molecolare e alle scienze dei materiali. Molti di questi test sono eseguiti in collaborazione con altre agenzie spaziali internazionali, NASA e RKA su tutte, e trovano spazio all’interno del laboratorio Columbus, ideato e costruito in gran parte all’Alenia di Torino, che grazie alla totale assenza di gravità, permette delle incredibili possibilità di ricerca, difficilmente ricreabili sulla Terra.

Alcuni degli esperimenti più importanti che verranno svolti durante la missione sono:

● Lo studio dei Ritmi Circadiani, per capire se e come vengono influenzati dal vivere nello spazio.

● GRAVI-2: Studio della crescita delle piante in condizioni di gravità artificiale.

● CESTOL-2: studio dei profili di crescita durante la cristallizzazione di leghe metalliche in condizione di microgravità. I dati verranno utilizzati per ridurre il peso dei veicoli e aumentarne la robustezza e per capire come ottimizzare i processi  industriali di fusione.

● FASES, FASER: Studi sul controllo delle emulsioni per ottenere modelli dinamici da trasferire alle industrie terrestri, in particolare quelle farmaceutiche, alimentari e cosmetiche.

● Vari studi per comprendere meglio e acquisire dati accurati sul Sole.

● VESSERLl ID SYSTEM: che permette l’identificazione delle navi in mare aperto entro la visuale della Stazione, per sviluppare un sistema di controllo marittimo globale.

L’ampia gamma di esperimenti riflette la rilevanza dell’ESA nella ricerca scientifica avanzata, in campo spaziale e non solo, osservando anche tutti i risultati che ha ottenuto negli anni, grazie all’importanza che i singoli Stati membri riconoscono all’agenzia. L’ESA infatti coordina i progetti spaziali dei suoi 20 Stati membri e da questi riceve i finanziamenti in maniera proporzionale: nel 2012 ha ricevuto complessivamente 4.02 miliardi di euro, l’Italia ne ha fornito circa l’8.7%. Rispetto ad altre agenzie spaziali, i fondi totali sono di molto inferiori (nel 2011 la NASA poteva disporre di un budget di circa 18 miliardi), ma questo è motivato dal fatto che ogni singolo Stato membro ha una propria agenzia spaziale, ognuna strettamente legata per missioni e progetti all’agenzia europea. Inoltre, la quasi totalità dei suoi fondi viene reinvestita in contratti che vengono assegnati alle industrie dei Paesi membri, creando un ritorno sia finanziario che tecnologico.

L’ESA mantiene moltissimi rapporti con molte agenzie spaziali internazionali, sia per quanto riguarda l’addestramento dei suoi astronauti, sia per il lancio di sonde in orbita. Il rapporto più consolidato è sicuramente quello con la NASA, a partire dai primissimi lanci di astronauti europei negli anni ‘80 – ‘90 con Shuttle americani, sia per altri progetti di carattere scientifico, come la sonda Cassini-Huygens o come il telescopio spaziale Hubble. Un’altra stretta collaborazione è quella con l’agenzia spaziale canadese, fin dagli anni ‘80, per permettere alle aziende canadesi di partecipare alle commesse dell’ESA, creando un discreto ritorno economico in Canada. Negli ultimi anni poi l’agenzia europea ha stretto accordi sia con l’agenzia spaziale russa (la società Starsem che si occupa del lancio dei moduli Soyuz è una controllata della RKA, dell’ESA e dell’EADS, un colosso aereonautico) sia con il CNSA, l’agenzia spaziale cinese, per lo sviluppo e il lancio di alcuni satelliti scientifici.

Particolare è poi il rapporto dell’Unione Europea con l’ESA. L’agenzia infatti non fa parte dell’UE, in quanto non tutti gli Stati membri partecipano all’organizzazione e, viceversa, alcuni Stati che non sono nell’UE, come la Svizzera e la Norvegia, invece ne fanno parte. Ovviamente l’interesse dell’Unione nei confronti della ricerca spaziale è molto alto e i rapporti fra le due entità sono sempre stati di reciproca collaborazione. Con una serie di documenti l’Europa ha confermato più volte la volontà di voler creare un piano di azione spaziale europeo, per permettere a tutti gli Stati membri un accesso allo spazio sicuro. Si aprono, dunque, nuove prospettive.

In foto la partenza della capsula Soyuz dal Baikonur Cosmodrome in Kazakhstan il 29 maggio scorso. (Foto: European Space Agency)

L' Autore - Redazione Europae

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