giovedì , 16 agosto 2018
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La nuova politica di coesione: uno strumento per rilanciare l’economia dell’UE

Martedì scorso il Commissario Johannes Hahn è volato in Lituania per partecipare all’incontro informale dei Ministri responsabili per la politica di coesione, che si sono riuniti a Vilnius per discutere insieme alcuni aspetti pratici della riforma di questa politica. La presidenza lituana si è impegnata fortemente affinché i negoziati tra Parlamento e Consiglio sulla nuova politica di coesione per il periodo 2014-2020 andassero a buon fine. Senza dubbio, si può dire che gli sforzi di Vilnius siano stati ricompensati: lo scorso 20 novembre, il Parlamento Europeo ha infatti adottato il regolamento relativo al Fondo sociale europeo (FSE). In base a tale regolamento, i fondi stanziati per la politica di coesione rappresenteranno il 34% del budget europeo per il periodo 2014-2020, pari a 325 milioni di euro.

Tra le priorità della nuova politica di coesione spiccano la lotta alla disoccupazione giovanile, il sostegno alle PMI, la promozione di un’economia innovativa e a basse emissioni di carbonio. Durante l’incontro informale che si è tenuto martedì a Vilnius, i ventotto Ministri si sono riuniti proprio per scambiarsi opinioni a proposito di una serie di questioni prettamente tecniche che riguardano la nuova politica e la sua attuazione. Nel suo discorso di apertura, il Commissario Hahn ha ribadito come questa riforma faccia della politica di coesione «il più importante strumento di investimento volto a promuovere l’economia dell’Unione e a migliorare la qualità della vita dei cittadini europei.»

Per far sì che la nuova politica di coesione produca gli effetti desiderati, è tuttavia necessario che ogni Stato Membro definisca la propria strategia di investimento per i prossimi 7 anni –il cosiddetto Partnership Agreement – e lo sottoponga il prima possibile alla Commissione per l’approvazione. L’idea di fondo è quella di evitare che – come accaduto per il periodo di programmazione 2007-2013 – una serie di errori strategici e ritardi cumulati facciano sì che ci voglia più di una anno affinché i fondi europei vengano effettivamente erogati. A tale scopo, tre sono gli aspetti cruciali su cui si sono soffermati i ventotto Ministri riuniti a Vilnius: la concentrazione tematica dei finanziamenti attorno a quattro obiettivi socio-economici specifici (ricerca e innovazione, PMI, Information and Communication technologies e economia a basse emissioni di carbonio), le condizionalità ex ante che gli Stati Membri devono rispettare per avere accesso ai finanziamenti e la necessità di valutare quantitativamente i risultati raggiunti.

Rimantas Šadžius, che ha presieduto l’incontro in qualità di Ministro dell’Economia lituano, ha poi posto l’accento sulla necessità di coordinare meglio tra loro le diverse fonti di finanziamento, al fine di assicurare l’efficacia nella nuova politica di coesione nel suo complesso.

L’attuazione della nuova politica è stato il tema centrale anche del 5° Incontro interparlamentare con i parlamenti nazionali della commissione REGI del PE, che si è tenuto il 27 novembre. In particolare, è stata discussa la questione delle difficoltà di attuazione che la nuova comporta e la conseguente necessità di rafforzare le sinergie non solo a livello europeo, ma anche nazionale e locale, al fine del raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020. La nuova politica di coesione per il periodo 2014-2020 rappresenta infatti un tassello fondamentale nel più ampio quadro dell’ambiziosa strategia decennale elaborata a Bruxelles, non solo per promuovere la crescita economica all’interno dell’Unione, ma anche, e soprattutto, per creare le condizioni per un tipo di sviluppo differente, più smart, sostenibile e solidale.

Concretamente, entro il decennio l’UE si è prefissa il raggiungimento di cinque obiettivi specifici, che riguardano l’occupazione, l’istruzione, la ricerca e l’innovazione, l’integrazione sociale e la riduzione della povertà, l’energia e il clima. In questo contesto, la nuova politica di coesione è stata pensata proprio per svolgere un ruolo di primo piano nel raggiungimento di questi obiettivi. Resta da vedere se lo strumento sarà all’altezza delle aspettative.

In foto il Commissario europeo Johannes Hahn (Foto: European Commission) 

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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