giovedì , 16 agosto 2018
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La realtà distorta della disoccupazione giovanile in Europa

Il tema del lavoro è ormai centrale nel dibattito politico. Quel che si dice e i dati usati sono però troppo spesso addomesticati e non rappresentano la realtà del tessuto sociale. Il Consiglio EPSCO (occupazione, politica sociale, salute e affari dei consumatori), ossia il Consiglio dei ministri dell’UE preposto a legiferare sui temi del lavoro, ha recentemente approvato la proposta di destinare, per il periodo 2014-2020, 6 miliardi di euro per cercare di risolvere il problema della disoccupazione giovanile. In particolare lo strumento attraverso cui si vorrebbe operare è la rete EURES, che si vorrebbe rinnovare con un intervento incisivo e coerente. Fin qui, belle parole.

Per quanto una persona possa essere “eurottimista”, il programma varato dai ministri del lavoro dell’Unione è assai difficile da rispettare, in particolare dal punto di vista della coerenza, che significa anche perseguire un obiettivo sapendo adattarsi ai cambiamenti dettati dagli eventi. Attualmente nei contesti decisionali europei si parla molto del tema della disoccupazione, ma l’uso dei dati sconcerta, in quanto di coerenza con i cambiamenti sopraggiunti per ora non se ne vede. Ciò che si nota è per ora una percezione della realtà distorta o almeno non al passo con i tempi.

Un esempio su tutti è proprio quello della disoccupazione giovanile. La fascia di popolazione considerata per l’etichetta “giovanile” è infatti molto discutibile: il campione usato comprende persone di età compresa tra i 15 e i 24 anni, persone quindi che, per la maggior parte, dovrebbero essere in piena età scolare. Questa considerazione si lega a quella per cui il tasso di abbandono scolastico sta sensibilmente calando, mentre la scolarizzazione è diventata ormai una conquista molto importante in relazione a quella delle generazioni precedenti. Dato per assunto questo concetto, è dunque pacifico presumere che l’ultimo dato sulla disoccupazione giovanile sia discutibile. Il dato che ormai supera il 40% è sicuramente allarmante, ma è altrettanto vero che, considerando l’affermazione di cui sopra, quella fascia d’età dovrebbe rientrare nei canoni di scolarizzazione. La grande preoccupazione e l’attenzione delle istituzioni sarebbe ben più condivisibile se la fascia d’età considerata fosse quella dei 25-35 piuttosto di quella 15-24. La prima fascia è invece invisibile, nessuno sembra vederla e nessuno la vuole prendere in considerazione, eppure si sa che il problema è lì.

Altra nota dolente è la mancanza di trasparenza delle leggi sul lavoro. Si parla di flessibilità in entrata e in uscita, ma non si vogliono chiarire né le posizioni contrattuali di entrata e tantomeno ridisegnare con coerenza i sistemi contributivi nazionali. Tra i punti critici che si individuano nella politica occupazionale europea uno su tutti si configura come la volontà di installare un modello unico di “legge sul lavoro”. L’iniziativa è buona, ma analizzata con occhio più critico sembra piuttosto difficile da attuare, se non impossibile. Non è l’idea a essere malvagia, ma il problema è che l’Europa, ovvero l’UE, è un crogiuolo di culture e identità talmente diverse che far combaciare ventisette, e presto ventotto, posizioni rischia non solo di essere inutile, ma anche controproducente. Sarebbe meglio trovare una legislazione meno pervasiva in grado di compiere quel salto di qualità che ancora si attende.

“Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione” così recita la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo all’articolo 23. I risultati ottenuti nel campo dell’occupazione dall’Unione non rispecchiano oggi questi ideali, scritti in momenti come questi, ma oggi messi in secondo piano di fronte all’Europa dei profitti. Serve più che mai una scossa che riporti gli ideali al posto che gli compete.

In foto, manifestazione contro la disoccupazione giovanile in Spagna. (Foto: Pepe Pont)

L' Autore - Luca Cuccato

Laureato magistrale in Scienze Politiche - Politiche dell'Unione Europea presso l'Università degli Studi di Padova. Pronto a iniziare questa avventura europea con tutto il mio entusiasmo!

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6 comments

  1. anche se le considerazioni sul tema della disoccupazione sarebbero tante devo dire che questo testo è ben fatto.. complimenti a chi l’ha scritto

  2. Di Lorenzo Antonino

    Sicuramente anche voi non crederete che,essendo un papà di due figli disoccupati e che, volendo assolutamente trovare la soluzione al problema disoccupazione,mi misi al lavoro proprio con loro due circa due anni fa e che oggi possiamo affermare che avendo capito l’origine del problema ,pensiamo,di averlo risolto per sempre per l’Italia come per il mondo intero.
    Non crederete neanche che ho cercato di attirare l’attenzione di tutte le forze politiche a questo progetto senza aver mai avuto da parte loro la più piccola curiosità,o risposta.
    Non crederete neanche che una volta fattolo passare per decreto legge,si scatenerà una vera rivoluzione economica e sociale e soprattutto vedremo ritornare la gioia di vivere nel mondo.
    Non crederete neanche che il progetto ha preso circa 350ore contro non so quante ore di chiacchiere fatte in questi due anni.
    Grazie dell’ascolto.
    Di Lorenzo Antonino

    • Fabio Cassanelli

      Caro Di Lorenzo,
      può spiegarci concretamente di cosa si tratta? Si potrebbe applicare alla disoccupazione giovanile europea.
      Devo dire che personalmente mi ha incuriosito.
      Può scriverci un riassunto via mail a [email protected] ed a [email protected]?
      Ovviamente garantiamo massima riservatezza e confidenzialità.
      Cordiali Saluti.

    • Antonino, innanzitutto grazie per il commento dell’articolo e ringrazio anche Paola per la delucidazione sulla attuale condizione dei giovani non solo in Italia, ma in tutta Europa.
      La notizia che hai riportato getta un barlume di speranza per le generazioni attuali e future, credo che la tua impresa non sia stata facile e vedere che in questi momenti bui si può riuscire a costruire qualcosa aiuta a risollevare la testa e reagire.

      Luca

      • antonino di lorenzo

        Luca ciao,
        E’ stato un grande lavoro spinto da una grande motivazione.
        I miei due figli,disoccupati, hanno partecipato per quel che riguardava le ricerche nei paesi francofoni e anglofoni compresa l’India.
        Sono due anni che sono disoccupati ma sono pieni di dignità.
        Aspettano come tanti di voi che qualcuno di questi responsabili finalmente si svegli e si metta a ragionare.
        Certo che vale per tutti i giovani e meno giovani di tutto il mondo.
        Auguri e saluti
        Nino Di Lorenzo

  3. La disoccupazione giovanile è un tema scottante di cui nessuno vuol parlare è un argomento tabù.
    Parlando di lavoro, in particolare di quello giovanile si può tranquillamente affermare che l’Ue ha delle grosse responsabilità nei confronti dei giovani e soprattutto del loro futuro.
    E’ dal 2000 ormai che continua a finanziare cospicuamente delle politiche il cui l’esito è stato ed è fallimentare.
    Anche l’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) si è espressa in merito, nel suo rapporto del 2011, che mostra il dato drammatico riguardante il numero dei giovani disoccupati, che risultano essere due volte e mezzo il numero dei disoccupati adulti. In particolare oltre la metà di questi riguarda le economie sviluppate e l’Unione Europea, nonostante essa rappresenti solo il 15% della forza lavoro mondiale.

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