giovedì , 22 febbraio 2018
18comix

La ridefinizione del modello sociale europeo nel dialogo tra gli attori istituzionali

Continua il lavoro della commissione occupazione e affari sociali (EMPL) del Parlamento Europeo per sviluppare la dimensione sociale dell’Europa. L’obiettivo espressamente dichiarato dall’Unione Europea in ambito sociale è quello di migliorare le condizioni di vita della popolazione, al fine di conseguire una crescita sostenibile e una più ampia coesione sociale.

L’evento “caldo” della settimana scorsa, svoltosi mercoledì 25, è stato il seminario dal titolo “The European social model, a key driver for competitiveness”, organizzato a Bruxelles dal Parlamento Europeo e da quattro agenzie dal ruolo cruciale nella politica sociale dell’UE: il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop), la Fondazione europea per la formazione (ETF), la tripartita Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound, formata dai rappresentanti degli Stati membri, delle organizzazioni dei lavoratori e delle organizzazioni dei datori di lavoro) e l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA). Degno di nota è il coinvolgimento degli attori sociali, ottenuto attraverso la partecipazione di Eurofound e di esperti provenienti dal mondo del lavoro e dell’università.

Il seminario ha affrontato in particolare il tema della sostenibilità del modello sociale europeo. In altre parole, la domanda attorno alla quale si è strutturato il dibattito riguardava in che modo l’Europa può permettersi il suo modello sociale, continuando a rappresentare una delle economie maggiormente competitive del mondo.

Pervenche Berès, Presidente della commissione parlamentare EMPL, ha sottolineato l’importanza delle agenzie europee in tempi di crisi economica e occupazionale, sostenendo la necessità di progettare le future misure di sostegno all’occupazione su indicazioni politiche basate su dati certificati, e non su mere dichiarazioni ambiziose concernenti misure di austerità. Anche László Andor, Commissario europeo responsabile per l‘occupazione, gli affari sociali e l’inclusione, è intervenuto nel dibattito, affermando la necessaria operatività del principio di solidarietà tra gli Stati membri dell’UE. Il Commissario, nel pomeriggio di mercoledì, è stato anche parte di un incontro con i membri della commissione EMPL nel quadro del cosiddetto dialogo strutturato, strumento creato al fine di favorire la cooperazione tra le istituzioni e, nella fattispecie, tra Parlamento Europeo e Commissione, in materia di attuazione e pianificazione legislativa.

Christian Lettmayr, direttore ad interim del Cedefop, ha sottolineato il ruolo educativo e formativo delle imprese, le quali dovrebbero basare i processi di apprendimento dei lavoratori sul principio cosiddetto learning by doing: imparare lavorando. Il rafforzamento di tale ruolo, pertanto, dovrebbe andare di pari passo con l’assunzione di un maggior numero di apprendisti e tirocinanti. Christa Sedlatschek, direttrice dell’Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro, ha riaffermato ciò che il legislatore europeo sostiene ormai da molti anni nell’esercizio delle proprie funzioni: l’importanza di garantire condizioni di lavoro sane e sicure, indipendentemente dalle dimensioni aziendali. Le piccole e medie imprese saranno infatti – secondo la Sedlatschek – un potente motore dell’economia e della creazione di occupazione: urge dunque garantire condizioni di lavoro dignitose al loro interno.

Madlen Serban, direttrice della Fondazione europea per la formazione, ha invece incentrato il proprio intervento sull’importanza della formazione negli Stati destinatari della Politica di Vicinato dell’UE, mentre Juan Menéndez-Valdés, direttore di Eurofound, ha esposto i risultati di alcune ricerche condotte in una serie di aree cruciali: impatto delle condizioni di lavoro e dell’organizzazione di quest’ultimo sulla produttività; costi della disoccupazione giovanile; risposta e comportamento dei servizi pubblici in tempi di crisi; progresso verso il lavoro sostenibile e ruolo del dialogo sociale ai fini della ripresa economica. Complessivamente, i risultati di siffatte ricerche hanno dimostrato l’inesistenza di un rapporto inversamente proporzionale – o per chi preferisse i termini anglosassoni, di un trade-offtra equità sociale e competitività.

In foto un momento del seminario svoltosi alla commissione EMPL il 25 settembre (Foto: European Parliament) 

L' Autore - Anna Malandrino

Laureata in Scienze Internazionali e diplomatiche, attualmente dottoranda borsista in Diritti e Istituzioni presso l'Università di Torino con progetto di ricerca sul management pubblico nella fornitura di servizi sanitari. Ho lavorato come formatrice specializzata sull'Unione Europea presso il Punto Europa di Forlì e ho partecipato come relatrice al 13mo Mediterranean Research Meeting, presso il Centro di Studi Avanzati Robert Schuman dell'Istituto Universitario Europeo di Fiesole (Firenze), e alla Student Conference "Reckoning with the past in post-dictatorial societies", presso l'Università di Bucarest

Check Also

Fake news: la Commissione Europea prova a reagire

La Commissione Europea si attiva contro la diffusione delle fake news. Dopo l’avvio della consultazione …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *