martedì , 14 agosto 2018
18comix

La specializzazione intelligente: un passo necessario per la ripresa economia

Lo scorso 14 gennaio il Parlamento Europeo ha adottato a maggioranza semplice la risoluzione proposta dal parlamentare social-democratico tedesco Hermann Winkler “Specializzazione intelligente: eccellenza in rete per un’efficace Politica di Coesione”. La relazione del comitato per lo Sviluppo Regionale si inserisce nell’attualissimo dibattito sulla nuova Politica di Coesione 2014-2020 e ne declina al contempo la filosofia e la struttura operativa.

Parlamento e Commissione Europea proclamano unanimi il valore strategico della “specializzazione intelligente” per la crescita europea, ma, aldilà del fascino esercitato su un’Europa sempre più alla ricerca di soluzioni efficaci per superare la crisi, cosa significa, a quali condizioni è da considerarsi efficace e com’è accolta, oggi, nel nostro Paese?

Frutto del dibattito sul differenziale di produttività fra Stati Uniti e Unione Europea a metà degli anni ‘90, il concetto di Smart Specialisation metteva in luce il ruolo giocato dalle nuove tecnologie, ed in particolare le ricadute settoriali e regionali delle tecnologie della comunicazione ed informazione, nella spiegazione del crescente gap. Presupponendo che il sistema dell’innovazione sia influenzato dal contesto all’interno del quale viene pianificato lo sviluppo tecnologico, l’Europa potrebbe recuperare il ritardo specializzandosi nei settori a maggiore potenziale, attraendo imprenditori interessati ad investire nelle potenzialità locali e con il supporto di una strategia politica che massimizzi le competenze locali.

Dall’idea di European Research Area, primo tentativo di applicare il concetto di smart specialisation, alla Politica di Coesione, il passo non è breve. A complicare il percorso sono la forte territorializzazione del Vecchio Continente e le conseguenti difficoltà ad adeguare una strategia settoriale, ma a-spaziale, ad un’Europa delle regioni. Come coniugare, infatti, la filosofia della specializzazione intelligente, basata su un aggiustamento naturale dei sistemi d’innovazione e trainata “dal basso” da imprenditori attratti da un contesto favorevole, con l’imperativo della coesione territoriale e della pianificazione strategica “dall’alto”?

La relazione parlamentare Winkler adottata dal PE sintetizza quelle che sin dal Rapporto Barca del 2004 sono le condizioni per la riuscita di questa scommessa di sviluppo regionale place-based: adottare un concetto ampio di innovazione, senza limitarsi ad investire ciecamente sulle nuove tecnologie; coinvolgere gli attori chiave ripensando se necessario l’approccio alla consultazione locale; rafforzare le sinergie fra diverse fonti di finanziamento, stimolando gli investimenti privati internazionali; migliorare la cooperazione con altre regioni europee o con realtà internazionali; investire sull’identificazione di validi indicatori d’impatto per il monitoraggio e la valutazione.

Il nuovo ciclo di programmazione della Politica di Coesione 2014-2020 prevede, come condizione ex ante per l’utilizzo delle risorse comunitarie, che le autorità regionali redigano un documento in grado di descrivere, a partire dalle risorse e dalle capacità di cui dispongono, una strategia d’innovazione, specificando gli investimenti pubblici e privati necessari.

Che la Smart Specialisation Strategy non sia solo un mantra per esorcizzare la recessione, l’Italia sembra averlo colto. Lo suggeriscono l’adesione di tutte le regioni alla piattaforma S3P, creata dalla Commissione per aiutare le amministrazioni regionali a sviluppare una strategia di ricerca e innovazione per la specializzazione intelligente, la presentazione di una bozza di strategia da parte di 8 regioni durante gli eventi di peer review e l’ideazione del progetto “Supporto alla definizione e attuazione delle politiche regionali di ricerca e innovazione”.

Le attività, coordinate dal Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e Coesione Economica in accordo con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sono iniziate a maggio 2013 e mirano ad “evitare la frammentazione degli interventi, scoraggiare la distribuzione uniforme dell’aiuto pubblico rispetto ai settori produttivi, senza considerare il posizionamento strategico in un quadro globale e sviluppare strategie d’innovazione legate alle filiere internazionali del valore”.

Una sfida, quella della Smart Specialisation, che l’Unione Europea lancia agli Stati membri, ma che deve lanciare anche a sé stessa, dibattendo ed affrontando le strozzature di un’architettura europea che la crisi economica sta facendo vacillare.

 In foto un momento della discussione in aula. Qui ritratta l’europarlamentare Roberta Angelilli (Foto: European Commission)

L' Autore - Federica Zardo

Dottoranda in Scienza Politica e Relazioni Internazionali all'Università di Torino. Dopo la laurea in Studi Europei all'Institut d'Etudes Politiques di Bordeaux e all'Università di Torino ho lavorato a Bruxelles alla Rappresentanza Italiana in Consiglio Europeo e per 5 anni come consulente in progettazione europea e valutazione a Torino. Recentemente ho collaborato con il Servizio Europeo per le Relazioni Esterne (EEAS) alla Delegazione di Tunisi. Mi occupo di politica di vicinato, politica di coesione e fondi europei

Check Also

Eurovision Song Contest: quando la musica unisce

Il dodici maggio milioni di europei si sono ritrovati a guardare il gran finale dell’Eurovision …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *