domenica , 25 febbraio 2018
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L’Agenzia per i Diritti Fondamentali mette in guardia contro gli hate crimes

La dignità umana é inviolabile: deve essere rispettata e protetta”. “Ciascuno ha il diritto di essere rispettato per la sua (di lei o di lui) integrità fisica e mentale”. Questo é il contenuto degli articoli 1 e 3 (1) della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Sono proprio queste due affermazioni, che nel mondo di oggi dovrebbero apparire evidenti e forse scontate, a costituire l’oggetto del lavoro e della lotta quotidiana dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA), con sede principale a Vienna.

Molto spesso nell’attualità europea si sente parlare di agenzie, ma spesso dall’informazione comune non risulta chiaro né che cosa siano, né da come siano composte. La maggioranza di esse (ormai ne esistono una ventina) é stata creata grazie all’impulso della Commissione e approvata dal Parlamento, grazie alla clausola di sussidiarietà. Questo affinché le varie proposte di direttiva, regolamento e decisione fossero fondate su dati oggettivi, precisi, raccolti da un gruppo specializzato di persone che fornissero, davanti ai vari comitati e commissioni, una visione imparziale di una determinata problematica, così che la Commissione e il Parlamento possano deliberare al riguardo.

Il 21 gennaio 2014, nell’ambito delle discussioni della commissione LIBE (giustizia civile e libertà fondamentali) del PE, Ioannis N. Dimitrakopoulos, alla guida della FRA, ha esposto la drammaticità della situazione in merito agli Hate Crimes, un termine non completamente traducibile nel linguaggio penalistico italiano e che si riferisce ad attacchi fisici e verbali indirizzati a un individuo e motivati dal pregiudizio verso quella persona in virtù di una sua particolare caratteristica: per esempio, per l’orientamento sessuale, l’identità di genere, la religione o l’appartenenza etnica.

A novembre 2013, nell’ambito dell’annuale conferenza sui diritti fondamentali, l’agenzia aveva espresso la sua soddisfazione per l’estensione delle contromisure per combattere gli hate crimes a tutte le forme di violenza di genere, incluse quelle che hanno come radice prima la omotransfobia.

I dati che qualche giorno fa Dimitrakopoulos ha riportato alla commissione LIBE sono però a dir poco allarmanti: le violenze contro LGBT o verso persone di religione differente si stanno intensificando, a causa, ma non solo, delle congiunture difficili economiche di diversi Stati dell’Unione. In particolare, sembra che in Italia si stia sviluppando un sentimento di antisemitismo e omofobia di livello preoccupante. Un’altra caratteristica che concerne gli hate crimes é che ormai essi non si rivolgono più unicamente a una persona determinata, ma spesso le violenze sono accompagnate da minacce rivolte alla famiglia o agli amici della vittima.

Un altro elemento di criticità, ormai inerente a questo tipo di comportamento, é che la vittima nell’80% dei casi non denuncia questi atti nei suoi confronti perché ritiene che le autorità statali non possano fare niente a riguardo o perché in alcuni Paesi ( in Romania e in Bulgaria) spesso le forze dell’ordine diventano esse stesse autrici della violenza, come testimoniato da alcuni attivisti per i diritti civili intervistati dal FRA. Solo il 5% degli Stati membri ha attualmente messo in atto una campagna di informazione e di coordinamento con l’agenzia FRA, al fine di informare le persone oggetto di hate crimes delle misure di protezione di cui possono disporre anche a livello europeo.

La raccolta statistica del numero e del tipo di violenze esercitate é un passo fondamentale, sostiene Dimitrakopoulos, per dare all’agenzia una lettura corretta del fenomeno, a partire dalla quale si possano avanzare proposte concrete per contrastare quello che sembra ormai un fenomeno endemico non solo negli Stati membri in difficoltà economica, ma anche in altri Stati più stabili dal punto di vista finanziario, in particolare dove le forze di destra nazionalista stanno avendo un vero e proprio revival dal punto di vista elettorale.

Gli Stati, nell’opinione di chi scrive, dovrebbero esercitare un’azione multilaterale sotto il coordinamento dell’agenzia FRA, perché la comprensione dell’altro é indispensabile affinché una nazione si possa veramente definire tale e capire appieno l’importanza del processo di integrazione europeo.

In foto una manifestazione contro gli hate crimes in Wisconsin, Stati Uniti. Un messaggio che vale anche per l’Europa (Foto: Wikimedia Commons) 

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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