giovedì , 16 agosto 2018
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Photo © The Irish Labour Party / Flickr 2012

Lavoro, da Bruxelles un miliardo per i giovani

Un miliardo di euro, subito. È questa la somma aggiuntiva che la Commissione Europea ha proposto di mettere a disposizione della lotta alla disoccupazione giovanile già da quest’anno. La Commissione propone infatti di aumentare il tasso di prefinanziamento destinato agli Stati membri che rientrano nell’Iniziativa per l’Occupazione Giovanile (come l’Italia), fino al 30% per il 2015. In questo modo, i Paesi coinvolti riceveranno un terzo dei 3,2 miliardi di euro stanziati per fronteggiare l’emergenza subito dopo aver adottato i programmi operativi. I Paesi dovranno poi provvedere in tempi rapidi a mettere questi fondi a disposizione dei beneficiari, sotto forma di pagamenti anticipati dei progetti.

Grazie a questo prefinanziamento accelerato, secondo le stime della Commissione, già quest’anno tra i 350 e i 650 mila giovani disoccupati potrebbero trovare un lavoro. Grazie al maggior prefinanziamento, all’Italia andranno subito 170 milioni di euro, invece dei 5,6 previsti ad oggi. “I nostri giovani hanno bisogno di lavoro e ne hanno bisogno subito” ha dichiarato Marianne Thyssen, Commissario responsabile per l’occupazione e gli affari sociali. Ora però la palla passa al Parlamento Europeo e al Consiglio, a cui spetta il compito di adottare la proposta avanzata della Commissione.

Che cos’é la Garanzia Giovani

La proposta della Commissione di mobilitare subito un miliardo di euro si colloca nel più ampio contesto della Garanzia Giovani, il piano europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile adottato nel giugno 2013. Nello specifico, tutti gli Stati membri dell’UE sono stati inviatati a predisporre una serie di misure volte a garantire ai giovani con meno di 25 anni (o negli Stati che lo ritenessero opportuno, al di sotto dei 30 anni) un’offerta valida di lavoro, di proseguimento degli studi, di apprendistato o di tirocinio entro quattro mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema di istruzione formale.

Come viene finanziata

La Garanzia Giovani viene finanziata in parte con fondi nazionali e in parte con fondi europei. La proposta della Commissione di aumentare il tasso di prefinanziamento è arrivata proprio al momento giusto: per molti Stati membri sbloccare i fondi nazionali destinati alla Garanzia Giovani significava, infatti, sforare il limite comunitario del 3% nel rapporto deficit-Pil. In un cortocircuito normativo tipicamente brussellese, ecco così che la virtuosa Svezia, ad esempio, si era trovata costretta a non stanziare i fondi destinati ai giovani senza lavoro proprio per non violare il “dogma” del 3%.

A livello UE, è il Fondo Sociale Europeo (FSE) – con una dotazione finanziaria di circa 86 miliardi di euro per il periodo 2014-2020 – a fornire la principale fonte di finanziamento per la Garanzia Giovani. In più, nei Paesi dove la disoccupazione giovanile supera il 25%, è stata avviata una specifica Iniziativa per l’Occupazione Giovanile (YEI), che – con uno stanziamento di altri 3,2 miliardi di euro – va a integrare le risorse messe a disposizione dal FSE.

Come funziona in pratica

Il problema, come al solito, è il funzionamento nella pratica – almeno in Italia. Al 6 febbraio, sul portale online Garanzia Giovani creato dal governo risultano iscritti più di 400 mila giovani. Peccato però che meno del 40% delle domande risultino prese in carico dai servizi competenti. In molte Regioni i ritardi di attuazione del programma sono tali che molti giovani finiscono per rinunciare.

La proposta della Commissione di mobilitare un miliardo di euro in più per combattere la piaga sociale della disoccupazione giovanile è senz’altro una buona notizia. La domanda è se l’Italia – e soprattutto le regioni italiane – saranno capaci di cogliere l’opportunità.

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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