lunedì , 19 febbraio 2018
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Il Sottosegretario Ivan Scalfarotto interviene alla Conferenza sui diritti LGBT al Consiglio dell'UE (Foto: EU Council)

LGBT, Scalfarotto: più diritti per un’Europa più forte. In Italia unioni civili alla tedesca

Il 28 ottobre 2014, la Presidenza italiana del Consiglio dell’UE e l’Agenzia UE per i diritti fondamentali (FRA) hanno organizzato una conferenza di alto livello dal titolo “Tackling sexual orientation and gender identity discrimination”, dedicata al tema dei diritti LGBT. In quell’occasione, FRA ha presentato il rapporto “EU LGBT Survey” (clicca qui per leggere il rapporto). In rappresentanza del governo c’era il Sottosegretario Ivan Scalfarotto (Partito Democratico), da sempre impegnato nel capo dei diritti LGBT. Europae lo ha intervistato sui programmi del governo e sul ruolo e le dinamiche UE nell’ambito dei diritti civili.

Sottosegretario Scalfarotto, la Conferenza è stata una novità in ambito di Consiglio dell’UE. Nel suo intervento ha fatto riferimento all’Europa come leader globale nel campo dei diritti LGBT, un ruolo insidiato da Stati Uniti e Paesi del Sud America. Cosa può fare l’UE per riaffermarsi come esempio ?

“La mia opinione è che la leadership europea nella difesa dei diritti fondamentali sia tuttora piuttosto netta. È un fatto positivo che in altre aree del mondo, che come lAmerica Latina hanno attraversato periodi bui dal punto di vista del rispetto dei diritti umani e di quelli civili, siano stati compiuti progressi rilevanti; allo stesso modo è sbagliato pensare che lUnione Europea possa dormire sugli allori. C’è molto lavoro da fare, sia per quanto riguarda i diritti delle persone LGBT, rispetto alle quali manca ancora uno standard minimo comune, sia per le questioni del fine vita e del testamento biologico. LUnione Europea, non essendo ancora unentità politica compiuta, presenta al suo interno parecchie differenze, come avviene in verità sia in Sudamerica che negli stessi Stati Uniti. Ma la grandiosa idea di base della costruzione europea, che è fatta di pace, di libertà, di unità nella diversità, è inseparabile dalla piena garanzia dei diritti civili per tutti i suoi cittadini.

“Penso che sia importante, ad esempio che norme contro lomofobia e contro la discriminazione abbiano piena cittadinanza nel nascente spazio giuridico europeo. Dobbiamo per esempio fare tutto il possibile per superare il blocco che dal 2008 impedisce lapprovazione della direttiva “orizzontale” contro le discriminazioni. Non è una cosa che ‘sarebbe carino’ fare. È una cosa che dobbiamo fare. Anche perché questi atti avrebbero anche un forte impatto positivo sulla percezione delle istituzioni europee da parte dei cittadini. Tutti gli europei sarebbero più liberi, e lEuropa sarebbe più forte.”

In un contesto di crisi economica, molti affermano che la promozione dei diritti LGBT non possa essere una priorità politica né in Italia né a livello europeo. Qual è la posizione del Governo in merito?

“Si tratta di argomenti abbastanza speciosi, che fanno parte della categoria del ‘benaltrismo’, di quando per evitare o archiviare un argomento, si dice che il problema ‘è ben altro’. In questo caso si tratta di un argomento particolarmente infondato, perché non solo limpegno – più che doveroso contro la crisi economica ed occupazionale non va a detrimento dellimpegno per i diritti civili, ma anche perché una società europea più aperta, più inclusiva, più rispettosa delle diversità, è anche una società più dinamica, più capace di intercettare e valorizzare il talento, più prospera. È sbagliato vedere la battaglia contro la discriminazione come una semplice tutela di una minoranza: è una battaglia di tutti e per tutti. In una società con meno discriminazione c’è vantaggio non solo per i discriminati, ma per la generalità dei cittadini.”

Secondo il rapporto della EU FRA la situazione negli Stati membri è ancora molto diversificata e l’Italia emerge come un Paese molto arretrato sui diritti LGBT. In che modo un’azione politica a livello europeo può aiutare l’Italia a vincere le resistenze interne al nostro Paese?

“LEuropa deve funzionare come uno stimolo esterno, non come deus ex machina. LItalia deve compiere un altro passo sul cammino della civiltà: come ha fatto con la legge e il referendum sul divorzio, come ha fatto con la riforma del diritto di famiglia, con le leggi e i referendum sull’interruzione volontaria di gravidanza. Il confronto con gli altri e più avanzati Stati europei deve essere un fattore di stimolo, così come rappresenta senzaltro un incentivo la possibile, se non probabile condanna nella quale incorreremmo da parte della Corte Europea per i Diritti dellUomo se perdurasse lattuale assurda situazione discriminatoria. Sarebbe però sbagliato e controproducente se questo avanzamento delle leggi, che corrisponde anche ad un mutato costume e ad un mutato convincimento della nostra pubblica opinione, diventasse un ‘ce lo impone lEuropa’. Io considero invece molto favorevolmente il fatto che proprio un Paese in ritardo su questo tema, quale lItalia purtroppo è, abbia promosso come voi ricordavate la più importante iniziativa sui diritti LGBT durante il suo semestre di presidenza.”

 

Nell’ambito del programma dei 1000 giorni presentato dal premier Renzi, trovano spazio anche unioni civili e legge contro l’omofobia. A che punto siamo e quali possibilità abbiamo di veder approvata una legislazione in materia nel corso di questa legislatura?

“Sì, sono molto felice di far parte del primo Governo che nella storia dItalia abbia inserito le unioni civili ‘alla tedesca’ nel proprio programma. E sono orgoglioso di avere firmato la prima proposta di legge approvata dalla Camera dei Deputati in materia di omofobia. La volontà del Governo e del premier è quella di procedere speditamente. Matteo Renzi ha detto che la proposta sulle unioni civili verrà presentata subito dopo gli ulteriori step della legge elettorale e della riforma costituzionale, ed è molto importante che un capo del governo assuma un impegno pubblico su questo tema. Quanto alla legge sullomofobia e sui crimini dodio legati allorientamento sessuale, è stata approvata dalla Camera ed è in attesa di discussione a Palazzo Madama. Questa è una delle prove dell’importanza di superare come stiamo facendo con la riforma costituzionale – lattuale sistema di approvazione delle leggi, il bicameralismo paritario. Tuttavia sono fiducioso: non appena si metterà in moto il treno delle leggi sui diritti (non dimenticherei tra l’altro quella sullo ‘ius soli’), questi provvedimenti saranno tutti approvati.”

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

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