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Libertà di stampa, il Parlamento Europeo approva la relazione Weber

Lo scorso 21 maggio, il Parlamento Europeo ha adottato la relazione sulla standardizzazione delle norme per la libertà dei mezzi d’informazione nell’Unione Europea, redatta dalla parlamentare rumena Renate Weber, che va ad inserirsi nel dibattito sull’adozione di nuovi strumenti a garanzia della libertà di espressione, di cui Europae si è già occupata lo scorso febbraio, in occasione della pubblicazione del rapporto del Gruppo di Alto Livello sulla libertà e pluralismo dei media.

La relazione Weber tocca numerosi punti che il rapporto aveva già indicato, primo tra tutti quello delle competenze comunitarie in materia di garanzia della libertà e pluralismo dei media. A tal proposito il testo sottolinea come l’UE “abbia le competenze per adottare provvedimenti legislativi volti a garantire, proteggere e promuovere la libertà di espressione e d’informazione e la libertà e il pluralismo dei media“.

In questo contesto, la relazione fa espresso riferimento all’attivazione dell’articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea, che prevede la possibilità di sospensione di alcuni diritti discendenti dallo status di membro dell’UE, nel caso in cui vi sia la constatazione del rischio o dell’esistenza di una violazione grave e persistente dei valori fondanti dell’UE in uno Stato membro. Una posizione, questa, che conferma l’incisività del Parlamento Europeo rispetto alla cautela mostrata dalla Commissaria per l’Agenda Digitale Neelie Kroes sin dall’inizio del dibattito, nel 2011.

Almeno cinque paragrafi sono dedicati alla concentrazione della proprietà dei media, esprimendo forti timori riguardo all’inefficacia degli strumenti posti in essere fino ad oggi e invitando la Commissione a presentare proposte legislative mirate a garantire rimedi validi contro i casi di conflitto d’interesse, in particolare tramite una maggiore trasparenza sull’identità dei proprietari beneficiari e sui finanziamenti dei media e sull’eliminazione di pratiche quali la regulatory capture, ossia la tendenza dell’autorità di regolamentazione a fare gli interessi del settore che deve supervisionare, rendendo più difficile lo smantellamento di posizioni dominanti.

Una parte consistente del testo è riservata alle responsabilità ed alla protezione dei giornalisti, con l’invito agli Stati membri a depenalizzare il reato di diffamazione. Il testo lamenta infatti le condizioni di precariato dei giornalisti e le pressioni interne ed esterne all’ambiente lavorativo che essi subiscono da parte di direttori, editori, proprietari, gruppi di interessi economici o politici, nonché minacce ed intimidazioni fisiche e psicologiche, fino ad attentati alla vista stessa del giornalista. Infine, la relazione pone anche l’accento sulla “necessità di promuovere il giornalismo etico” ed invita la Commissione a proporre uno strumento giuridico che spinga gli Stati membri a invogliare i rispettivi media nazionali a sviluppare codici etici che comprendano la necessità di accuratezza, imparzialità e obiettività. Da questo strumento giuridico è stata però depennata la creazione di autorità indipendenti di regolamentazione dei mezzi di informazione auspicata dalla relazione del Gruppo di Alto Livello, spostando quindi la bilancia in favore di organismi di autoregolamentazione, che invece il rapporto di gennaio definiva insufficienti.

L’esito della votazione ha riservato alcune sorprese. La relazione è stata adottata a larga maggioranza, con 539 voti a favore, 70 contrari e 78 astenuti. Tra questi, la delegazione rumena ha votato quasi all’unanimità favorevolmente, lanciando un segnale contro la tesi secondo cui la destra stia pagando dei giornalisti per screditare il governo social-democratico di Ponta. Anche la delegazione ungherese del PPE ha votato quasi interamente a favore, nonostante un acceso dibattito in seno al PE sulle presunte limitazioni democratiche che il governo di Viktor Orbán sta attuando in patria.

Per quel che riguarda l’Italia, nonostante il recente dibattito sull’ineleggibilità di Silvio Berlusconi, solo 3 membri del PPE si sono opposti, mentre un terzo ha votato a favore. L’unico stato a non riservare sorprese è il Regno Unito: mentre i rappresentanti dei Lib-Dem e del New Labour hanno votato in blocco favorevolmente, l’intera destra britannica si è astenuta dal voto, forse temendo ripercussioni elettorali, forse considerando la relazione un’ingerenza troppo forte, ma comunque confermando il clima di crescente euroscetticismo che caratterizza Londra.

Il rapporto della Weber resta pur sempre una relazione d’iniziativa, non rappresenta l’inizio di un processo legislativo. Nonostante ciò, il PE ha voluto lanciare un messaggio politico forte e chiaro ai governi nazionali ed alla Commissione, segnando una nuova tappa nel dibattito sulla libertà di stampa nell’UE. Restiamo ora in attesa dei risultati delle due consultazioni pubbliche avviate dalla Commissione sul rapporto del Gruppo di Alto Livello e sull’indipendenza degli organismi di regolamentazione audiovisiva.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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