mercoledì , 21 febbraio 2018
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Photo © Paul Downey, 2005, www.flickr.com

Lotta alla povertà: dall’UE 3,8 miliardi per i poveri

La Commissione Europea ha approvato l’ultimo dei programmi operativi nazionali del Fondo europeo per l’aiuto agli indigenti sbloccando, in questo modo, i 3,8 miliardi di Euro destinati a circa 4 milioni di persone che, in Europa, vivono in condizioni di povertà. Il Fondo europeo di aiuto agli indigenti (FEAD) costituisce, insieme al Fondo sociale europeo (FSE), lo strumento attraverso il quale la Commissione si è impegnata a lottare al fianco degli Stati membri contro la povertà prefiggendosi, nel quadro della strategia Europa 2020, l’ambizioso obiettivo di ridurre di almeno 20 milioni il numero di persone che vivono in povertà o sono a rischio di esclusione sociale entro il 2020. Nel 2013, 122,6 milioni di cittadini europei, ovvero il 24,5% della popolazione, si trovava in questa situazione e il 9,6% risultava privo di beni materiali essenziali.

Sia il FEAD che il FSE sono misure complementari e di supporto alla primaria azione dei governi nazionali, diretti responsabili dell’avvio di programmi di contrasto alla disoccupazione e all’indigenza. Per il periodo 2014-2020, sono stati destinati al FSE 86 miliardi di Euro, con l’obiettivo di investire direttamente sulle persone che hanno perso il proprio lavoro e sulle loro competenze, al fine di renderle di nuovo competitive e favorirne il reinserimento sul mercato del lavoro. Il Fondo europeo di aiuto agli indigenti mira invece a raggiungere quelle persone che affrontano quotidianamente situazioni di povertà estrema e che necessitano di un aiuto materiale in cibo, vestiti, effetti personali.

Ogni Stato membro deve redigere un piano operativo nazionale nel quale si individua il target di beneficiari delle misure e la modalità di impiego delle risorse stanziate. In questo modo, si cerca di incentivare gli Stati a ottimizzare al meglio le risorse e a rispondere in maniera efficace alle esigenze dei propri cittadini. “Il Fondo aiuta le persone a fare il primo passo per uscire dalla povertà e dall’esclusione sociale” – ha dichiarato Marianne Thyssen, Commissario Europeo per l’Occupazione, Affari sociali, competenze e mobilità dei lavoratori – “Circa 4 milioni di persone riceveranno assistenza immediata dal Fondo. Questa azione è espressione della solidarietà dell’Unione”.

Per il periodo 2014-2020, il FEAD ammonta a 3.8 miliardi di euro. Con i suoi 670 milioni, l’Italia è il Paese che riceverà più fondi, seguita da Spagna (563.4 milioni di Euro) e Francia (499 milioni di Euro). Con un’integrazione di 118 milioni di Euro provenienti da risorse nazionali, l’Italia utilizzerà il 60% del budget totale per distribuire cibo ai più poveri, il 30% per libri e materiale scolastico per bambini che vivono in famiglie disagiate e il restante in assistenza ai senza tetto (fornendo vestiti, sacchi a pelo e prodotti per l’igiene personale).

A causa della crisi economica, oggi in Italia quasi una persona su dieci vive in condizioni di povertà. Negli ultimi sette anni, il numero delle persone costrette ad affrontare questa situazione è raddoppiato, passando dai 2.4 milioni del 2007 ai 6 milioni del 2013. Nonostante queste cifre drammatiche, l’Italia è ancora sprovvista di una qualche forma di reddito minimo garantito. Insieme alla Grecia, dove nell’ottobre 2014 è partita una sperimentazione che coinvolge tredici comuni e raggiunge in minima parte la popolazione ellenica (circa il 7%), è l’unico Paese dell’Unione a non essere dotata di questa misura di contrasto alla povertà.

Durante l’ultima legislatura sono stati attivati degli strumenti spot, quali il bonus degli 80 euro o il bonus bebè. In questo quadro, si inserisce anche la sperimentazione della nuova Social card per la quale sono stati stanziati 250 milioni di euro per il 2015, confermando lo stesso budget dell’anno precedente. Stando ai dati del Ministero del Lavoro del dicembre 2014, nel 2014 circa 6517 nuclei familiari hanno beneficiato di questa misura, toccando le città di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia e Verona. Nel 2015, l’intento è quello di estendere la Social card anche ad altre città del Sud Italia. I beneficiari pertanto, essendo le risorse a disposizione le stesse, dovranno necessariamente essere rivisti.

Nonostante questi strumenti, c’è un dato ancora più eloquente che restituisce l’immagine di quanto la lotta alla povertà sia, concretamente, al centro dell’azione politica del nostro Paese: secondo uno studio elaborato da ActionAid e Open Polis, sui 35.128 atti presentati nel corso della XVII legislatura solo 286, ovvero lo 0.8%, trattano di inclusione sociale. Se si passa ai disegni di legge, la cifra arriva al 6%. Per sconfiggere la povertà la strada è dunque ancora lunga e non potrà che essere percorsa restituendo all’Unione europea quel ruolo di guida e faro per la costruzione di una società inclusiva e più giusta per tutti.

L' Autore - Francesca De Santis

Laureata in Studi Europei presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Roma Tre, ho vissuto per sei mesi a Bruxelles nel quadro del progetto Erasmus. Questa esperienza è stata molto significativa ed ha alimentato ancora di più la mia passione per le questioni europee. Il mio percorso professionale si snoda nel campo della comunicazione: ho fatto diversi stage in Uffici Stampa, in particolare in quello della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Mi piace pensare all’Europa come opportunità per costruire una società più giusta per tutti. Sono molto felice di essere parte di questo meraviglioso progetto chiamato Europae.

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