giovedì , 16 agosto 2018
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L’UE e il telelavoro, nuova frontiera dell’occupazione

La scorsa settimana ha fatto notizia la dichiarazione fortemente critica nei confronti della pratica del telelavoro dell’Amministratore Delegato di Yahoo Marissa Meyer, la quale ha deciso che per i prossimi anni ai dipendenti della multinazionale sarà sempre meno permesso di lavorare da casa. La sua decisione è stata molto criticata da numerosi datori di lavoro di imprese statunitensi, lavoratori digitali e giornalisti, che tengono a ricordare quanto il telelavoro sia stato molto utile alla stessa Meyer negli ultimi mesi di gravidanza ritenendo che le sue intenzioni siano di spingere molti dipendenti alle dimissioni e tagliare i costi di conseguenza.

Il telelavoro è, al giorno d’oggi, una pratica molto utile che, nella maggior parte dei casi, conviene sia ai lavoratori che alle aziende.

Innanzitutto fa risparmiare tempo: la maggior parte dei dipendenti infatti impiega mediamente 1-2 ore di tempo al giorno solo negli spostamenti tra casa e lavoro. Se si aggiunge il fatto che molti di questi spostamenti vengono effettuati in automobile, si può subito immaginare quale possa essere il risparmio in termini “ecologici” per la società ed economici per il dipendente. Semplificando, meno auto nelle strade, meno inquinamento e meno problemi di salute, meno spese per i carburanti e più tempo libero da dedicare alla famiglia, allo svago ed ai consumi.

Il telelavoro, inoltre, incentiverebbe l’integrazione lavorativa delle categorie socialmente svantaggiate come i disabili motori, i cui spostamenti giornalieri tra casa e lavoro possono essere delle vere e proprie odissee. Verrebbe infatti incentivato il cambio di mentalità del lavoro inteso come “time oriented” fino ad arrivare al “project oriented“. Accade oggi che molti lavoratori debbano trascorrere fisicamente sul luogo di lavoro 7-8 ore giornaliere per eseguire compiti che ne richiederebbero molte meno. Per l’azienda questo significherebbe un netto taglio dei costi, dalle ore lavorative risparmiate al fabbisogno di minori spazi lavorativi quali uffici amministrativi e commerciali.

Qual’è la situazione europea nell’ambito del telelavoro? Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano la media europea dei telelavoratori si aggira intorno all’8%. La Danimarca troneggia con un numero di telelavoratori che si spinge al 16% del totale. L’Unione Europea si è impegnata a promuovere il telelavoro fin dal lontano 1991 con tre importanti direttive.

La direttiva 91/533/EEC dispone che il lavoratore debba essere obbligatoriamente informato dal datore sulla possibilità di praticare l’attività lavorativa dalla propria abitazione. Inoltre il dipendente deve avere i diritti degli stessi altri lavoratori e deve essere rispettata la sua privacy. Secondo la direttiva 90/270 il monitoraggio del lavoratore deve essere proporzionale con gli obiettivi da raggiungere.

Per esempio, un giornalista a cui vengano commissionati tre articoli a settimana non dovrebbe essere tracciato in linea di massima, una segretaria che deve garantire cinque ore di seguito per rispondere a mail importanti potrebbe essere in qualche modo “tele-controllata”. Sempre secondo questa seconda direttiva l’equipaggiamento del telelavoratore è a carico del datore di lavoro. Infine secondo la direttiva 89/391 quest’ultimo ha l’obbligo di verificare che il lavoratore svolga la sua attività in piena sicurezza e deve quindi essere a conoscenza del luogo in cui verrà svolto il telelavoro.

In Italia l’ultimo studio risale al 2008, quando “telelavoravano” circa 55mila dipendenti. Un numero praticamente irrisorio e lontanissimo dalla media europea. In italia molti di loro si definiscono “wwworkers” ed il manifesto della loro associazione chiede all’ottavo punto il telelavoro come diritto di ogni lavoratore.

La classe dirigente italiana non si è mostrata sorda alla richiesta e nel 2013 nascerà nel nostro Paese l’Osservatorio Nazionale sul Telelavoro, che dovrà studiare il fenomeno ed incentivarlo tramite campagne mirate.  Un obiettivo di civiltà sarebbe raggiungere la media europea in questo importante frangente.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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