martedì , 14 agosto 2018
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L’UE, le donne e l’8 marzo

L’impegno dell’Unione Europea per le donne risale fin dalle sue origini. Il Trattato di Roma del 1957 sanciva all’art. 119 il principio della parità retributiva tra donna e uomo a parità di lavoro. Si trattava di una previsione fortemente voluta dalla Francia, che avendola già nella sua legislazione temeva uno spostamento del lavoro verso gli altri Stati dove la forza lavoro femminile era più economica. Dal 1957 ad oggi, l’UE ha continuato a perseguire il principio dell’uguaglianza di genere riuscendo progressivamente a sganciarlo all’ambito salariale. Nella sentenza Defrenne contro Sabena, la Corte di Giustizia sancì che l’impegno dell’UE in merito all’uguaglianza di genere aveva anche uno scopo sociale e il Trattato di Amsterdam confermò all’art. 13 l’impegno dell’UE nella lotta alla discriminazione fondata sul sesso.

Il 21 settembre 2010 la Commissione ha adottato la “Strategia per la parità tra donne e uomini” nella quale emergono cinque priorità: l’economia e il mercato del lavoro; la parità salariale; la parità nei posti di responsabilità;  la lotta contro la violenza di genere; la promozione della parità all’esterno dell’UE.  Purtroppo, anche in questo 8 marzo si avrà l’ennesima conferma che si poteva e si può fare molto di più su tutte queste priorità, a partire proprio dalla parità retributiva. Il differenziale salariale donna/uomo è pari al 16,2%, un dato minore rispetto agli anni precedenti ma soprattutto perché, con la crisi economica, i salari dei lavoratori maschi sono stati ridotti. Per sensibilizzare la cittadinanza e le istituzioni riguardo a questa problematica è stata promossa dal 2011 la Giornata per la parità salariale. Ogni anno essa ricorre tanti giorni dall’inizio dell’anno quanti quelli che la donna deve lavorare in più rispetto ai suoi colleghi per guadagnare lo stesso salario. Quest’anno si è celebrata il 28 febbraio, 59 giorni dopo il primo dell’anno.

Vista le difficoltà in un campo in cui l’UE è impegnata fin dalla sua creazione, si può intuire che per le altre quattro priorità le cose non vadano meglio. Prendiamo ad esempio la parità nei posti di responsabilità, un obiettivo molto caro alla Commissaria Viviane Reding. Nel novembre 2012 la Commissione ha presentato una proposta di direttiva per obbligare le società quotate ad avere nei consigli di amministrazione una rappresentanza di almeno il 40% per ogni sesso. La proposta però non è stata accolta positivamente dalla maggioranza degli Stati membri. Per quanto riguarda la prima priorità, l’obiettivo era quello di portare l’occupazione femminile al 75% come previsto dalla strategia “Europa 2020”. I dati Eurostat denunciano tuttavia che la disoccupazione femminile è uno degli effetti principali della crisi economica. Il Parlamento Europeo ha deciso di dedicare l’8 marzo proprio al tema dell’impatto della crisi sulle donne, una riflessione già avviata in seno al Comitato per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere e che continuerà il 21 marzo nel Business Forum.

Un errore tuttavia da evitare è quello di legare i dati negativi sull’uguaglianza di genere alla sola congiuntura economica. Se è vero che questa ha avuto un impatto, allo stesso tempo essa si è innestata su un sistema che già presentava carenze significative che impedivano ed impediscono alle donne di conciliare vita lavorativa e familiare. Alle donne è ancora attribuito il ruolo di “angeli del focolare”: figli e casa sono considerati loro prerogativa a cui si può aggiungere, per le più abili e fortunate, la carriera. Non è un caso che il 64,7% delle donne con figli piccoli non lavori. Alla nascita di un figlio i padri aumentano le ore di lavoro, mentre le madri tendenzialmente le diminuiscono, smettendo di lavorare o scegliendo il part-time. Mancano servizi e legislazioni che non penalizzino le donne madri.

Le istituzioni non hanno potuto esimersi dal dedicare la propria attenzione anche alla tematica, purtroppo sempre attuale, della violenza di genere. Il 19 febbraio Parlamento e Consiglio hanno trovato un primo accordo riguardo una proposta di regolamento per la protezione delle vittime di violenza, che andrebbe ad aggiungersi ai molti progetti finanziati dall’UE e volti a fornire assistenza alle vittime e a prevenire episodi di violenza. La violenza domestica purtroppo è ancora un cancro della società europea: una donna su cinque afferma di esserne stata vittima almeno una volta nella sua vita.

Per quanto riguarda la promozione della parità all’esterno dell’UE, il Commissario per lo sviluppo Andris Piebalgs conferma che l’UE si assicura che i «programmi di aiuto prendano in considerazione le donne in ogni campo dall’educazione alla salute, dall’agricoltura all’energia». L’UE è poi impegnata a livello internazionale nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili, ovvero l’asportazione parziale o completa dei genitali femminili esterni per scopi non terapeutici. Il 6 febbraio, in occasione della giornata ad essa dedicata, da più parti si è ribadita la necessità di insistere nella lotta contro questa tremenda pratica.

Al di là dei limiti nell’azione politica dell’UE, ciò che va cambiato assieme ai servizi e alle legislazioni è la cultura stessa alla base di una fetta della società europea. Ancora troppo spesso passa come normale l’idea della donna come di un oggetto, di donne che si devono vergognare per aver subito uno stupro, di donne che con leggerezza scelgono di abortire, di donne che devono scegliere tra famiglia e carriera. L’8 marzo aiuta a fermarsi per ricordare tutte queste carenze. Ci auguriamo che ci sia un impegno condiviso per occupare i restanti 364 giorni ad agire per colmarle.

Guarda il trailer del Commissario Viviane Reading contro la mutilazione genitale femminile

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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