mercoledì , 21 febbraio 2018
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Mancanti all’appello: le donne invisibili

Femminicidio, in inglese gendercide, è stata la parola chiave del rapporto presentato dall’eurodeputata cipriota Antigoni Papadopoulu il 7 ottobre in occasione dell’Assemblea Plenaria del Parlamento Europeo. Il titolo del report presentato dalla commissione LIBE (libertà civili, giustizia e affari interni), “Gendercide: the missing women?”, con il suo interrogativo pone in luce gli aspetti più problematici e inquietanti di una questione sempre più all’ordine del giorno. L’obiettivo della commissione è l’adozione di una risoluzione sul tema da parte del Parlamento, volta non solo a incrementare la protezione giuridica delle donne, ma anche a coordinare tra i vari Paesi europei i sistemi di prevenzione e di educazione nel rispetto delle differenze di genere.

Nel preambolo della mozione unita al report e, in maniera più estesa, nell’explanatory statement, gendercide é definito come un termine neutro che si riferisce alla consapevole uccisione di persone di un sesso determinato, solo ed esclusivamente in ragione del loro sesso. Per quanto la definizione precisi che l’oggetto della mozione al Parlamento Europeo sia di genere neutro, é vero tuttavia che nell’80% dei casi questo reato viene commesso nei confronti delle donne, rendendole dunque le vere destinatarie della futura azione delle istituzioni europee in questo campo.

Il report fornisce delle cifre che parlano da sole: se nel 1990 le donne scomparse misteriosamente erano 100 milioni, dieci anni dopo, nel 2000, la cifra era di 200 milioni, numero che invece di stabilizzarsi ha continuato a crescere. I mezzi con cui si possono raggiungere questi risultati sono vari: l’interruzione di gravidanza in seguito all’amniocentesi, l’abbandono dopo il parto, la vendita delle giovani donne come spose bambine o per il traffico di organi e infine le violenze all’interno delle mura domestiche.

Le cause di questo fenomeno, caratteristico non solo della Cina e dell’India, ma anche dell’Africa, di buona parte dell’America e di alcune aree in Europa, sono le più disparate: dalla considerazione della donna come inferiore all’uomo perché più debole fisicamente e dunque incapace di ottenere un salario eguale, al suo essere “economicamente” più faticosa da gestire, tanto che in alcuni Paesi non le é nemmeno concesso di ereditare. Le conseguenze riguardano un incremento della popolazione maschile a seguito della carenza di quella femminile, ma anche delle violenze, della diffusione dell’HIV e delle altre malattie sessualmente trasmissibili.

Le strategie finalizzate a combattere il femminicidio in questa mozione sono le stesse che l’Italia ha inserito nel Decreto Legge dell’8 agosto scorso, che ha a sua volta ripreso alcuni punti dettati dalla Convenzione di Istanbul dell’11 maggio 2010. Partendo dalla constatazione non così scontata che una sproporzione nel rapporto tra sessi è un’inaccettabile manifestazione di discriminazione di genere verso donne e ragazze e una violazione dei diritti umani, occorre che gli Stati membri sappiano mettere in rapporto tra loro i dati statistici relativi alla natalità e alla mortalità delle bambine, che il personale medico ospedaliero venga istruito sulle conseguenze degli aborti selettivi, pur tutelando la libertà della donna a voler interrompere la gravidanza, e che venga creato un ambiente sociale ed educativo dove bambini e bambine, donne e uomini siano trattati egualmente.

Questo rapporto, che prende ispirazione da una Convenzione internazionale ripresa poi dalle legislazioni nazionali, é ormai una delle tante espressioni della nascita, a livello trans e sovranazionale, di una specie di “cloud”, una banca dati virtuale, dove i diritti fondamentali, degli uomini come delle donne, sono patrimonio di ogni sistema giuridico e di ogni organizzazione internazionale che voglia mettere al centro dei suoi obiettivi l’essere umano in quanto tale.

In foto  l’eurodeputata Antigoni Papadopoulu  in compagnia del Commissario Androulla Vassiliou nel 2012 (Foto: European Commission)

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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