lunedì , 19 febbraio 2018
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Martin Schulz e i 7 punti per la re-industrializzazione dell’Europa

Martin Schulz volge lo sguardo al passato, e precisamente alla celebre dichiarazione Schuman del 1950, per sostenere che senza una politica industriale degna di questo nome non c’è futuro per l’Europa. Intervenendo ai lavori di apertura della Business Europe Day Conference, il Presidente del Parlamento Europeo ha snocciolato dati e numeri per introdurre e presentare il piano emblematicamente intitolato “7 point plan for smart re-industrialisation of Europe”.

I punti essenziali non sono un inno alla novità, poiché la natura degli interventi da attuare è in una certa misura contenuta nell’Industrial compact, il programma varato un paio di settimane fa dalla Commissione Europea su impulso del suo Vicepresidente e responsabile delle politiche industriali, Antonio Tajani. Sul piatto, 150 miliardi di euro per raggiungere l’obiettivo prefissato: 20% del PIL europeo dal settore manifatturiero entro il 2020.

Questi, nel dettaglio, i canali di finanziamento: 100 miliardi dai fondi strutturali, una quarantina dal programma per innovazione e ricerca Horizon 2020 e un’altra decina di miliardi dal piano per le imprese, Cosme. Le azioni da mettere in campo rappresentano i capisaldi di quello che, con una accettabile approssimazione, potremmo definire il pensiero economico comunitario: snellire la burocrazia, consentendo per esempio di rilasciare in un solo mese tutti i permessi necessari all’avvio di nuove attività imprenditoriali; promuovere l’internazionalizzazione delle aziende; stimolare la mobilità e migliorare la formazione; incentivare gli investimenti nei settori ad alto contenuto tecnologico.

Niente di nuovo sotto il sole, dunque, se non fosse che questi “imperativi categorici” ormai li ritroviamo ovunque: nelle risoluzioni del Parlamento di Strasburgo, nei provvedimenti adottati dalla Commissione, negli editoriali di autorevoli commentatori e analisti. E, appunto, nel discorso di apertura tenuto da Martin Schulz davanti alla platea della Business Europe Day ConferenceIl candidato del Pse alla poltrona più prestigiosa di Palazzo Berlaymont auspica investimenti mirati in ricerca e innovazione, settori nei quali l’Europa spende solo il 2% del suo prodotto interno lordo a fronte degli Stati Uniti, dove questo dato si avvicina al 3%. Soldi e piano di investimenti anche per irrobustire il sistema infrastrutturale.

Inoltre, a parere di Schulz, ad una seria politica industriale deve essere affiancata una efficace strategia per il commercio internazionale. Sul versante del mercato del lavoro, occorre prestare la giusta attenzione al capitale umano, da un lato arricchendo il bagaglio professionale dei singoli lavoratori, dall’altro favorendo la mobilità su scala continentale. Altro tema, assai noto: il costo dell’energia troppo alto. L’approvvigionamento energetico assorbe il 40% dei costi, il doppio di quanto le aziende spendono per la forza lavoro. L’efficienza energetica finisce così di diritto nell’agenda delle priorità delle istituzioni europee.

Infine occorre facilitare l’accesso al credito, soprattutto delle piccole e medie imprese, quelle che, per affidarci alla forza dei numeri, tra il 2002 e il 2010 hanno creato l’85% di tutti i nuovi posti di lavoro nell’Unione Europea. Da Bruxelles a Roma, da Schulz a Tajani, cambia il contesto, ma la ricetta per imboccare la via della ripresa economica è sempre la stessa. Il Vicepresidente della Commissione Europea si è infatti soffermato sul ruolo strategico delle politiche industriali nel corso della seconda Conferenza ministeriale europea “Amici dell`Industria”. La prima si era tenuta a Parigi lo scorso ottobre.

All’evento, al quale hanno preso parte tra gli altri anche il Presidente del Consiglio Enrico Letta e il Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato, hanno aderito 24 Paesi: oltre ovviamente all’Italia, la discussione ha coinvolto i rappresentanti di Francia, Germania, Spagna, Grecia, Bulgaria, Lussemburgo, Belgio, Lituania, Romania, Portogallo, Lettonia, Repubblica Slovacca, Polonia, Malta, Slovenia, Irlanda, Croazia, Ungheria, Regno Unito, Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Cipro. Fronte comune, insomma, in vista del Consiglio Europeo di marzo che si occuperà di competitività.

Nell’immagine, il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, qui mentre parla all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (photo: www.europarl.europa.eu).

L' Autore - Sergio Pargoletti

Giornalista professionista, laureato con lode in Scienze Politiche. Ha lavorato e scritto per numerose testate tra cui Corriere del Giorno, Taranto Sera, Nuovo Dialogo e Voce del Popolo. Per diversi anni ha ricoperto il ruolo di capo ufficio stampa della Provincia di Taranto. Per tre anni ha insegnato Sociologia e Storia delle dottrine politiche in un Centro di preparazione universitaria. Per Studio 100 tv è autore e conduttore del programma settimanale Brand Europa. Scrive di politica europea su Nuovo Quotidiano di Puglia. Ha pubblicato quattro libri: Terra Ionica (2011), Berlino tutta la vita (2013) e Il Militante e la Borgata, scritto insieme a Franco Semeraro (2014). Facebook e Il Principe (2016).

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