giovedì , 16 agosto 2018
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Mea culpa e sogni per il futuro: l’industria europea secondo Tajani

Una severa autocritica, una citazione filosofica, un accorato appello che esprime un sogno. Alla riunione organizzata a Lisbona dal Cotec Europa, cioè dalle fondazioni impegnate nella promozione dell’innovazione tecnologica, il Vice-Presidente della Commissione Europea Antonio Tajani si distingue per l’approccio sistematico del suo intervento, comportandosi come un medico che prima esegue un’accurata anamnesi, poi procede con la diagnosi ed infine prescrive la terapia. Il malato, si capisce, è l’Europa senza lavoro, affetta da una terribile crisi di identità, con la speranza di farcela ai minimi termini e aggredita da insidiosi nemici, primo fra tutti il virus malefico dell’euroscetticismo. Ma andiamo con ordine.

L’autocritica: “il solo patto fiscale – ha riferito il numero due di Palazzo Berlaymont -, applicato con rigidità e troppa austerità, ha contribuito alla spirale recessiva che ancora distrugge la nostra base industriale ed il lavoro”. Si legge in questa frase l’ammissione di un fallimento programmatico o quanto meno il chiaro riferimento ad una strategia politica che non solo non ha sortito gli effetti sperati, ma che, al contrario, al danno ha aggiunto la beffa: niente crescita, ma avvitamento del sistema economico su sé stesso. Di qui l’esigenza di cambiare passo perché “solo orientando il timone verso l’economia reale, le piccole e medie imprese e il lavoro – ha aggiunto Tajani – possiamo tagliare l’erba sotto i piedi ai populismi, a chi vorrebbe la fine dell’euro, della libertà di circolazione, a chi vede l’Europa come un nuovo Leviatano”. Ed eccola, la citazione: l’Europa non deve diventare un mostro, non può essere additata come la sovrana dispotica che tratta i cittadini come sudditi. Il Leviatano è anche il nome della più celebre delle opere di Thomas Hobbes, filosofo del Seicento, considerato il principale teorico dello Stato assoluto.

Un’altra Europa è dunque possibile se si segue il ragionamento di Tajani, Vice-Presidente di quella Commissione Europea accusata, a torto o a ragione, di essere la “mandante” delle politiche restrittive che hanno rischiato di far collassare il Vecchio Continente ed in particolare proprio Spagna, Portogallo e Italia, i tre Paesi protagonisti dell’iniziativa tenutasi nella città di Pessoa.

Infine, il sogno: “dobbiamo avere il coraggio innovativo dei Padri Fondatori nel perseguire un percorso iniziato molti anni fa e che non può fermarsi oggi, pena il fallimento. Alle prossime elezioni europee la politica dovrà saper convincere a partecipare ad un nuovo progetto di Europa che torni a far sognare”. La politica deve insomma convincere ed emozionare. Non bastano le analisi, i numeri, le spietate leggi della triste scienza economica. Serve un progetto condiviso per appassionare gli europei e sperare così di limitare al massimo i danni provocati dal qualunquismo populista.

Fin qui le note davvero originali emerse nel corso dell’iniziativa svoltasi alla presenza, tra gli altri, dei Presidenti della Repubblica di Italia e Portogallo, Giorgio Napolitano e Anibal Cavaco Silva, e del re di Spagna Juan Carlos. Perché per il resto, nella canonica dichiarazione congiunta dei relatori riecheggiano parole e concetti più volte ascoltati negli ultimi mesi.

Per uscire dal pantano della crisi, i vertici delle istituzioni comunitarie raccomandano di puntare sull’industria, un comparto produttivo che da solo assicura 34 milioni di posti di lavoro. I punti essenziali del programma di rilancio economico e sociale sono noti: promozione della ricerca e dell’innovazione, miglioramento delle competenze, accesso al credito, completamento del mercato interno e sviluppo di un ambiente favorevole alle imprese.

In foto il Commissario europeo Antonio Tajani e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (Foto: European Commission)

L' Autore - Sergio Pargoletti

Giornalista professionista, laureato con lode in Scienze Politiche. Ha lavorato e scritto per numerose testate tra cui Corriere del Giorno, Taranto Sera, Nuovo Dialogo e Voce del Popolo. Per diversi anni ha ricoperto il ruolo di capo ufficio stampa della Provincia di Taranto. Per tre anni ha insegnato Sociologia e Storia delle dottrine politiche in un Centro di preparazione universitaria. Per Studio 100 tv è autore e conduttore del programma settimanale Brand Europa. Scrive di politica europea su Nuovo Quotidiano di Puglia. Ha pubblicato quattro libri: Terra Ionica (2011), Berlino tutta la vita (2013) e Il Militante e la Borgata, scritto insieme a Franco Semeraro (2014). Facebook e Il Principe (2016).

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