mercoledì , 19 settembre 2018
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Photo © Malcom Murdoch, 2009, www-flickr.com

Migranti: tra Italia e Francia un confine senza diritti

Il freddo dell’inverno non argina i movimenti migratori e nel Mediterraneo si contano 194 morti dall’inizio dell’anno. Tuttavia, sebbene sia quello su cui si concentra maggiore attenzione mediatica, il confine a sud dell’Europa non è l’unico dove si rischia la vita.

Negli ultimi mesi, con la fine del programma europeo di ricollocazione dei richiedenti asilo, è salita la tensione alla frontiera tra Italia e Francia. Solo la scorsa settimana, un migrante è morto folgorato sul tetto di un treno nel tentativo di raggiungere la Francia da Ventimiglia. Immagini altrettanto forti arrivano dalla Val di Susa, dove sempre più migranti e rifugiati sfidano la neve con la speranza di raggiungere il versante francese.

Dal Mediterraneo alle Alpi

Molti dei migranti e dei richiedenti asilo sbarcati in Italia vedono la Francia come la propria destinazione naturale. Provengono dalle ex colonie francesi, parlano la lingua, vogliono raggiungere parenti già presenti nel paese. Negli ultimi due anni, Ventimiglia è diventata una delle principali rotte di transito tra l’Italia e la Francia per rifugiati e migranti. La condizione creatasi al confine, dove la polizia francese effettua respingimenti sistematici, è stata definita una vera e propria “emergenza umanitaria”. A causa di questi controlli a tappeto, i migranti non riescono a varcare il confine tramite vie sicure, come il treno o l’autobus. In molti dunque cercano percorsi alternativi, attraverso le montagne o l’autostrada, mettendo a rischio le proprie vite.

Il tentativo di evadere i controlli nei punti di passaggio più sicuri ha ad esempio portato moltissimi rifugiati e migranti a cercare di entrare in Francia attraverso i passi di alta montagna. A partire dalla scorsa estate, un numero crescente di persone ha tentato di attraversare il confine passando per il Colle della Scala, che collega Val di Susa e Val della Clarée. L’arrivo dell’inverno ha reso questo percorso pericolosissimo, soprattutto perché i migranti sono scarsamente equipaggiati per le basse temperature e non conoscono il percorso. Se ancora non si è arrivati alla tragedia, è perché una rete di volontari italiani e francesi, insieme al Soccorso Alpino e alla croce Rossa, lavora senza sosta per dare soccorso a tutti coloro che rischiano la vita in alta montagna.

Respingimenti e diritti

Da un punto di vista giuridico, la Francia non è obbligata ad accogliere migranti e richiedenti asilo sbarcati in Italia. I controlli effettuati dalle autorità francesi hanno la loro base giuridica nel Trattato di Chambéry, accordo bilaterale firmato nel 1997 tra Italia e Francia, che prevede la possibilità di negare l’ingresso agli stranieri irregolari. Tuttavia, molte organizzazioni umanitarie presenti nei punti di confine più interessati dai movimenti dei migranti, hanno denunciato le modalità con cui avvengono i respingimenti. I migranti sono rimandati indietro in modo sbrigativo e sono stati registrati numerosi episodi di violenza.

Le politiche di frontiera attuate dalla Francia sono inadeguate non solo dal punto di vista etico, ma anche quello legale quando vanno a toccare i soggetti più sensibili: i minori non accompagnati. Il respingimento dei minori non accompagnati alla frontiera da parte delle autorità francesi va infatti contro gli obblighi internazionali, secondo cui i minori dovrebbero essere presi in carico in quanto soggetti vulnerabili. Inoltre, il Regolamento di Dublino prevede la possibilità, per i minori non accompagnati, di fare richiesta di asilo nello Stato membro in cui si trovano, in particolare nel caso in cui abbiano dei familiari già presenti nel paese.

Il vertice di Roma

Se fino all’estate scorsa vi sono state tensioni istituzionali tra Italia e Francia riguardo la chiusura dei confini, i toni sono stati ben diversi nel corso del vertice avvenuto l’11 gennaio scorso tra il Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni e il Presidente francese Emmanuel Macron. Il Capo dello Stato francese ha lodato l’“ottimo lavoro dell’Italia sui migranti” e riaffermato la sua volontà di “mettere fine al malfunzionamento del sistema di Dublino.”

Queste dichiarazioni stridono con ciò che continua ad accadere quotidianamente al confine tra i due paesi. Con la fine del sistema europeo di ricollocamento, che prevedeva la distribuzione dei richiedenti asilo sbarcati in Italia tra i vari paesi europei, è possibile che la situazione vada ad aggravarsi ancora. Se nemmeno la neve ferma i migranti, l’unica alternativa sembra essere la solidarietà.

L' Autore - Silvia Carta

Laureata in Diritti Umani con una tesi di laurea sui canali di accesso legali per i rifugiati nell'Unione Europea. Ho trascorso periodi di studio in Francia e Germania, dove si è rafforzato il mio interesse per le tematiche europee. Adesso vivo a Brussels, dove lavoro nel campo del diritto di asilo e delle migrazioni. Quando posso faccio ritorno in Sardegna, che ho la fortuna di chiamare casa.

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