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Non si dice Europa se non si dice acciaio: l’economia reale al centro del dibattito europeo

La richiesta di un’Unione Europea realmente unita: così si potrebbe riassumere l’esito del “Dibattito nazionale sulla proposta della Commissione in materia di crescita ed occupazione”, tenutosi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, a cui ha preso parte il Vice Presidente della Commissione Europea, Antonio Tajani. Tale iniziativa fa parte di una serie di eventi organizzati dalla Rappresentanza della Commissione Europea in Italia per accrescere la conoscenza dell’Unione Europea e quindi la coscienza europea dei cittadini italiani, anche in vista delle elezioni per il Parlamento Europeo del 2014.

Il fatto che la cornice dell’incontro fosse un’università non è venuto a caso: come sottolineato da più partecipanti alla discussione, le università sono fucine di idee ed è proprio da qui che deve maturare la consapevolezza che l’Unione Europea è l’unica via per uscire dalla crisi. In più, quando si parla di occupazione viene naturale pensare alla disoccupazione giovanile, che proprio nei giorni scorsi l’ISTAT ha confermato essere cresciuta. Accanto a Tajani hanno preso parte all’evento altre personalità di spicco, come il Ministro per gli Affari Europei, Enzo Moavero Milanesi, il Segretario generale della CGIL, Susanna Camusso, e il Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi.

Tajani, nel suo intervento, ha evidenziato il grande passo avanti fatto dal Consiglio Europeo di giugno, il quale «ha per la prima volta affermato che la soluzione ai problemi europei si chiama economia reale», rispondendo alle aspettative dei cittadini e ai segnali forti dati dalla Commissione Europea. Con le decisioni prese al vertice di giugno, l’Italia riceverà 1,5 miliardi di euro da spendere per aiutare le imprese e incentivare l’occupazione, obiettivo per cui verranno anche mobilitati dei fondi della Banca Europea per gli Investimenti e parte dei fondi strutturali del prossimo Quadro Finanziario Pluriannuale. Ma il Vice Presidente della Commissione Europea ha anche ricordato che tali fondi sono solo una parte della soluzione del problema, poiché «la mancanza di lavoro esige risposte più profonde», quali un maggiore sostegno a innovazione e ricerca – di qui un plauso per l’aumento della voce di bilancio nel nuovo QFP da 54 a 80 miliardi -, un cambiamento nel modo di formare i giovani in modo che sia più legato al mondo delle imprese, ad esempio dedicando gli ultimi due anni di scuola superiore per periodi di stage presso industrie e imprese, la lotta all’occupazione clandestina, un aiuto ai lavoratori autonomi sia nell’accesso al credito sia nel caso di eccesso di credito della pubblica amministrazione.

«Sognare che tutto possa essere finanza e servizi si è dimostrato un errore clamoroso» e affinché l’Europa ritrovi la strada della crescita e quindi recuperi la fiducia dei cittadini europei, secondo il Vice-Presidente della Commissione europea, serve una politica industriale forte ed innovativa in cui il settore dell’acciaio sarà fondamentale, poiché «non si dice Europa se non si dice acciaio». Tajani riconosce che l’Unione Europea, ad oggi, non può più competere a livello globale sul piano della quantità, ma certamente ha gli strumenti per primeggiare sul piano della qualità: in tal senso tecnologie ecocompatibili e biotecnologie sono ambiti chiave che vedono l’Unione Europea protagonista.

Per favorire la politica industriale l’Unione Europa deve fare passi in avanti anche in altre politiche. Innanzitutto è necessario porre l’assetto economico e monetario al servizio della politica industriale, per cui unione bancaria e moneta unica non devono essere considerati fini a sè stessi, ma finalizzati all’obiettivo della crescita industriale. Inoltre, le regole della politica di concorrenza vanno riviste in modo da permettere la competizione dell’Europa con il resto del mondo e si deve adottare una politica energetica comune: lo sguardo è rivolto con speranza al Consiglio Europeo del febbraio del prossimo anno. Bisogna infine costruire una buona relazione con le parti sociali.

D’accordo con il Vice Presidente Tajani si sono dimostrati anche Squinzi e Camusso. Quest’ultima, tuttavia, tra le proposte di riforma ha voluto aggiungere due temi scottanti come la mutualizzazione del debito e gli eurobond, criticando inoltre la tendenza al minimo comune denominatore della Commissione in certi ambiti, come la contrattazione nazionale.

Alla crisi quindi bisogna rispondere sia consolidando i conti pubblici, sia attuando riforme per la crescita, e soprattutto restando, o meglio accrescendo l’unità dell’Unione Europea. Il Ministro Moavero ha ricordato che spesso l’Europa ha avuto la tendenza di dividersi nei momenti di crisi, come in occasione degli shock petroliferi degli anni Settanta, ma è stato ben dimostrato che tale atteggiamento è sbagliato e il fatto che gli Stati europei ora stiano cercando una strada comune è altamente positivo. Insomma, i fondi ci sono e le idee anche, manca ancora qualcosa?

In foto: il Vice Presidente della Commissione Europea Antonio Tajani (Foto: European Commission)

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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