venerdì , 17 agosto 2018
18comix

Nuova politica di coesione: la risoluzione del PE sulla preparazione degli Stati membri

Nel corso della riunione in plenaria della settimana scorsa, il Parlamento Europeo ha adottato diversi provvedimenti, tra i quali la risoluzione sulla preparazione degli Stati membri dell’Unione Europea a un avvio efficace e tempestivo del nuovo periodo di programmazione della politica di coesione. La risoluzione fa seguito ad una relazione sul medesimo tema, presentata dal relatore Derek Vaughan (S&D) in commissione per lo sviluppo regionale (REGI) lo scorso 7 gennaio.

Nel testo definitivo, il PE sottolinea innanzitutto il ruolo chiave che la politica di coesione ha svolto e continua a svolgere nella creazione di posti di lavoro, nel sostegno alle attività imprenditoriali innovative e nel rafforzamento delle reti di trasporto in tutto il territorio dell’UE. Ciò non toglie però che si registrino ancora notevoli divergenze – talvolta in aumento- tra una regione e l’altra all’interno dell’UE. Basti considerare che il livello del PIL pro capite in diverse regioni della Romania e della Bulgaria è inferiore al 50% della media UE-28, mentre quello di alcune regioni sparse sul territorio (come ad esempio l’Emilia Romagna, la Lombardia o la London Greater area) è superiore al 125% della media europea. In questo senso, è fondamentale che i fondi di coesione continuino a raggiungere quelle zone che necessitano maggiormente di una «rigenerazione economica, sociale e ambientale» e che un’attenzione particolare sia riservata al problema della crescente disoccupazione giovanile all’interno dell’Unione.

Mettendo in luce il fatto che l’ammontare degli stanziamenti d’impegno ancora da liquidare alla fine del QFP 2007-2013 fosse pari a due terzi dei fondi totali a disposizione per la politica di coesione, il PE ribadisce inoltre l’urgente necessità di trovare una soluzione che permetta di scongiurare il rischio di blocco dell’attuazione dei programmi della politica di coesione a causa della mancanza di pagamenti. Con stanziamenti d’impegno (RAL, dal francese «reste à liquider») si fa riferimento agli importi autorizzati in favore di programmi o progetti che possono essere iscritti in un dato budget, ma che non sono ancora stati pagati, creando dunque un impegno dell’Unione nei confronti di un beneficiario.

Gli stanziamenti di pagamento sono invece fondi veri e propri, liquidi, che vengono forniti dagli Stati membri e che possono essere spesi in un determinato esercizio. L’effettivo stanziamento dei fondi dipende da una serie di fattori, tra cui il rispetto di tutte le condizioni previste per la concessione dell’aiuto finanziario e l’obbligo di inviare le richieste di rimborso entro determinate scadenze. Secondo uno studio pubblicato dall’Institute for European Environmental Policy (IEEP) in collaborazione con il Centre for European Policy Studies (CEPS), alla fine del 2012 la politica di coesione era la voce del budget UE più colpita dal fenomeno dei pagamenti ancora da liquidare: il livello totale di stanziamenti d’impegno relativi alla politica di coesione ammontava infatti da solo al 64,3% dei RAL totali.

Nel testo approvato in plenaria, il PE accoglie inoltre con favore l’introduzione del Quadro Strategico Comune per la politica di coesione – che permetterà di adottare un approccio più solido e integrato allo stanziamento dei fondi – e sottolinea l’importanza di allineare la nuova politica di coesione con la strategia Europe 2020, adottando un approccio flessibile basato sulla semplificazione dei processi per i richiedenti e i beneficiari e sulla concentrazione tematica dei finanziamenti attorno ad un numero limitato di obiettivi ben definiti.

Per quanto riguarda invece i progressi degli Stati membri nelle fasi di preparazione, gli Stati membri di ultima adesione (UE a 12) sono ad uno stadio molto più avanzato nei preparativi rispetto ad alcuni Stati membri dell’UE a 15.Il motivo principale di questo ritardo sta nel fatto che diversi Stati hanno dovuto ridurre significativamente i loro bilanci per il prossimo periodo di programmazione. Il PE ritiene infine che gli esempi tratti dal precedente periodo di programmazione dimostrino chiaramente la necessità di migliorare il coordinamento tra fondi, misure e programmi operativi e di rafforzare il coinvolgimento delle autorità locali, delle organizzazioni regionali e dei partner sociali ed economici e accoglie con favore il fatto che gli Stati membri stiano cercando di aumentare il ricorso a fondi privati per aprire fonti alternative di finanziamento a integrazione dei metodi tradizionali.

In foto il relatore Derek Vaughan (Foto: European Parliament) 

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

Check Also

Università e tasse: tra iniziative UE e no tax area

Il sistema del cosiddetto diritto allo studio, ossia l’insieme dei benefici economici e delle esenzioni …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *