giovedì , 16 agosto 2018
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OCSE: è l’istruzione la miglior difesa contro la disoccupazione

Investire nell’istruzione e nell’occupabilità dei giovani paga. E’ quanto sostiene l’OCSE nella relazione “Education at glance 2013″, che analizza i sistemi di istruzione di ventuno Stati membri dell’UE e di Argentina, Brasile, Cina, India, Indonesia, Russia, Arabia Saudita e Sudafrica. L’analisi, effettuata su dati Eurostat e UNESCO, fornisce informazioni chiave sul rendimento delle istituzioni scolastiche, sulle risorse finanziarie ed umane investite nell’istruzione, sull’accesso e la partecipazione alla formazione. Il confronto di questi dati con quelli più recenti sulla crisi economica dimostra che l’istruzione è la migliore protezione contro la disoccupazione. Tra il 2008 e il 2011, il tasso di disoccupazione é cresciuto del 4% per quanti possiedono un’istruzione di base, e dell’1,5% per coloro con un livello di istruzione superiore. Da qui la necessità di politiche volte a modernizzare i modelli di istruzione e ad offrire maggiori possibilità ai giovani di studiare o formarsi all’estero.

A cominciare dalle risorse finanziarie destinate al settore. La relazione rivela che la spesa per studente nel campo dell’istruzione è in calo nella maggior parte dei Paesi dell’UE, anche se si mantiene leggermente superiore alla media dell’OCSE. Nelle scuole italiane l’austerità é iniziata quasi vent’anni fa: il nostro Paese è l’unico che, a partire dal 1995, non aumenta la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria. Le risorse destinate agli stipendi degli insegnanti non sono da meno. Nei paesi dell’UE gli insegnanti guadagnano in media tra il 77% e l’89% del salario di altri lavoratori a tempo pieno con analoga formazione; tra il 2009 e il 2011 i loro stipendi sono calati in termini reali del 4% circa. Una tendenza preoccupante, che rischia di mettere in pericolo l’assunzione di insegnanti giovani e motivati. Soprattutto a casa nostra. L’Italia è infatti il Paese dal corpo insegnante più anziano dei Paesi OCSE. Negli ultimi anni, un numero relativamente limitato di giovani adulti è stato assunto nella professione d’insegnante: nel 2011, il 47,6% degli insegnanti della scuola elementare, il 61,0% degli insegnanti della scuola secondaria di primo grado e il 62,5% degli insegnanti della scuola secondaria di secondo grado aveva più di 50 anni.

Altro dato interessante é quello relativo al gruppo dei NETT, ossia i giovani che sono senza lavoro, non studiano e non seguono una formazione professionale: se a livello UE circa il 15% dei giovani dai quindici ai ventinove anni rientra in tale categoria, in Paesi come Grecia, Irlanda, Italia e Spagna la percentuale va ben oltre il 20%. Ecco perché la creazione e il sostegno a programmi specifici nel campo dell’istruzione e della formazione, compresi programmi di apprendistato e di tirocinio di elevata qualità hanno un ruolo fondamentale da svolgere per evitare il rischio di una generazione allo sbaraglio e per agevolare il passaggio dei giovani dalla scuola alla vita professionale. E’ questo un messaggio condiviso anche dalla Commissione Europea che, il prossimo 2 luglio, darà il via all’Alleanza europea per l’apprendistato, al fine di rafforzare la qualità, l’offerta e l’immagine dell’apprendistato e della formazione professionale in tutta l’UE.

La relazione dell’OCSE arriva puntuale all’appuntamento con il vertice europeo dei Capi di Stato e di Governo, in cui proprio l’occupazione giovanile sarà al centro del dibattito. I governi sono chiamati ad investire risorse umane e finanziarie per un’istruzione di qualità orientata all’aquisizione di skills realmente spendibili nel mondo del lavoro. Gli obiettivi e i dati ci sono. Non resta che attendere le risposte politiche.

In foto Androulla Vassiliou, Commissario Europeo ad Istruzione e Cultura. (Foto: Commissione Europea)

L' Autore - Ylenia Maitino

Laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli di Roma, ho ottenuto un diploma post-laurea in Economia presso la London Metropolitan University di Londra. Ho vissuto a Dublino, Londra e Bruxelles, dove dal 2005 seguo le politiche comunitarie riguardanti l’agricoltura e la sicurezza alimentare e, per passione personale, le tematiche riguardanti le industrie creative e il settore culturale. Ho pubblicato un libro di poesie in italiano e sono coautrice di una raccolta di novelle in inglese, recentemente pubblicata a Bruxelles. Da qualche mese curo un blog di arte e cultura.

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