lunedì , 19 febbraio 2018
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Padoan: l’Italia non chiede favori, ora le riforme

Accelerare le riforme collocandosi in un orizzonte temporale di medio termine e finanziare la riduzione delle tasse con tagli permanenti della spesa pubblica. L’esordio di Pier Carlo Padoan a Bruxelles come Ministro dell’Economia e delle Finanze è stato all’insegna del dinamismo che Matteo Renzi ha scelto come tratto distintivo del suo governo. Il titolare di Via XX Settembre non ha perso occasione per sottolineare l’impegno del nuovo esecutivo a dar corso a un ambizioso progetto di riforme entro luglio, quando inizierà il semestre di presidenza italiana dell’UE. Per cogliere al meglio l’occasione della presidenza di turno, l’Italia dovrà infatti presentarsi all’appuntamento forte della credibilità che deriva unicamente dal mantenimento degli impegni assunti di fronte ai cittadini e alle istituzioni europee.

Padoan avrà il compito non facile di fare da raccordo tra l’UE e la frenesia politica di Palazzo Chigi. Forte di credenziali personali invidiabili – da ultimo il ruolo di capo economista all’OCSE – Padoan ha vissuto ieri la sua prima giornata nei panni di ambasciatore in Europa della politica economica renziana. Dopo l’incontro con il Presidente del Consiglio Europeo Van Rompuy, ha presentato le priorità economiche del governo alla riunione dell’Eurogruppo, che discuteva – tra le altre cose –degli aiuti a Cipro, Grecia e Portogallo. Aiuti di cui l’Italia non ha bisogno, né dal punto di vista finanziario né, almeno a parole, da quello politico. «L’Italia viene in Europa per fare delle cose, non per chiedere favori», ha chiarito il Ministro.

Padoan ha preso però le distanze dall’ottimistica eredità statistica del predecessore. Mentre Saccomanni e Letta prevedevano una crescita superiore all’1% nel 2014, la Commissione Europea e il nuovo governo hanno sensibilmente rivisto al ribasso le stime. Il governo si allinea alle previsioni presentate la settimana scorsa dal Commissario Olli Rehn: un modesto +0,6% del PIL. «I numeri che abbiamo sono più vicini a quelli della Commissione», ha dichiarato Padoan. «Il mio atteggiamento è di essere prudente, preferisco tenermi basso».

La pagella della Commissione, d’altronde, non ha fatto sconti. Inserita nella lista degli Stati membri con “squilibri macro-economici eccessivi”, l’Italia non può limitarsi ad aspettare che la ripresa faccia lentamente il suo corso. Come ha detto Padoan, Roma intende continuare sulla strada riformista intrapresa nel pieno della crisi finanziaria, accelerando però i tempi di decisione e implementazione delle riforme. Il programma illustrato all’Eurogruppo comprende «riforme strutturali e la riduzione del cuneo fiscale». «In Italia c’è bisogno di un orizzonte a medio termine, quello che si è dato il governo ed è quello che rende tangibili i risultati delle riforme», ha spiegato. I risultati saranno «crescenti e veramente significativi tra 2-3 anni».

I primi obiettivi saranno la riduzione del carico fiscale sul lavoro e il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese. Entrambi gli interventi – ha spiegato il Ministro – dovranno essere permanenti e strutturali. Il taglio del cuneo fiscale (i 10 miliardi promessi da Renzi) sarà «coperto in modo permanente da tagli di spesa, condizione importante per garantire la sostenibilità di bilancio». Anche il pagamento dei debiti della PA avrà natura strutturale. Il governo sta lavorando a strumenti legislativi che portino a un riassetto del sistema tale da evitare che in futuro i debiti possano tornare ad accumularsi. Parallelamente, il governo varerà misure per favorire la crescita dell’occupazione e continuerà il percorso di privatizzazioni iniziato dal governo Letta. Come ha dichiarato il premier Renzi, queste e altre misure dovrebbero essere portate avanti parallelamente alle riforme istituzionali.

Il piano organico di riforme promesso da Matteo Renzi è quanto l’Europa si aspetta dall’Italia. Lo shock promesso dal governo dovrà dare lo slancio necessario a riportare l’Italia al centro dell’economia e della politica europea. Solo così si potrà approfittare del semestre di presidenza per tentare di cambiare verso alla politica economica dell’UE. Per farlo serve la capacità di tessere alleanze, di dialogare, di guadagnare e spendere credibilità e autorevolezza. Ieri, i ministri europei hanno ascoltato e apprezzato i programmi di Padoan. Lo spread resta saldamente sotto i 180 punti base. A Bruxelles e sui mercati c’è voglia di credere che questa possa essere la volta buona.

Nell’immagine, il Ministro dell’Economia, Carlo Padoan (© OECD, www.flickr.com)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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