mercoledì , 21 febbraio 2018
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Pompei: l’UE in campo per salvare la storia.

Che il sito archeologico di Pompei stia letteralmente “cadendo a pezzi” è ormai un triste dato di fatto, con cui devono fare i conti non solo gli italiani, ma l’intera Unione Europea, che rischia di perdere un monumento emblema della sua storia. Proprio per evitare un ulteriore degrado delle strutture e degli edifici, mettendoli in sicurezza, ma anche per iniziare un nuovo sviluppo positivo per il sito, che ad oggi risulta mal gestito e monitorato, è nato già nel 2011 il Grande Progetto Pompei, un piano di lavoro strutturato e composito, costituito da interventi contenitivi ed altri di restauro.

L’approccio verso le opere archeologiche doveva essere tipicamente italiano, con una metodologia conservativa e di mantenimento studiata dal Consiglio Superiore dei beni Culturali e Paesaggistici. Erano previsti inoltre 5 Piani Operativi differenti, tra cui uno di “diagnosi” delle necessità della struttura, due mirati a contenere futuri rischi – naturali e umani – ed a mettere in sicurezza le strutture più danneggiate. Gli altri interventi erano relativi ai percorsi di visita ed alle attrezzature tecnologiche.

Il progetto così strutturato, costo stimato in 105 milioni di euro, doveva essere inizialmente finanziato per il 40% con fondi dell’Unione Europea. La percentuale è ora salita addirittura al 75%, gravando così solo per il 25% sulle casse dello Stato italiano. Nonostante questi incentivi e i 3 anni trascorsi, nessuno dei lavori è ancora cominciato, anzi non sono state neppure concluse tutte le gare di appalto per i singoli progetti di lavoro. Le istituzioni europee cominciano a manifestare preoccupazione e scetticismo, soprattutto a causa dei nuovi e recenti crolli, dovuti alle forti piogge. Si avvicina inoltre il termine ultimo stabilito per la spesa dei fondi stanziati dall’UE, ovvero il 2015, termine oltre il quale i finanziamenti verranno ritirati e re-indirizzati.

Lo Stato italiano ha già chiesto un allungamento di questi termini, ma il Commissario Europeo alle Politiche Regionali Johannes Hahn è stato chiaro in merito: “le deroghe non sono possibili. Invece di cercare le eccezioni, la cosa più importante è concentrarsi e lavorare”. Così le istituzioni europee promettono e avvisano un più serrato monitoraggio sull’attività del Ministero italiano, che per ora non sembra riuscire ad affrontare le necessità più imminenti e tanto meno ad avviare un lavoro strutturato sul sito.

Il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha partecipato la scorsa settimana ad un vertice in cui si sono dibattute le cause dei crolli degli ultimi giorni e le manovre più urgenti. Il Ministro ha avvertito che, nonostante non siano stati fatti annunci ufficiali, il governo ha deciso di sbloccare molte misure “che metteranno la macchina in condizione di lavorare”, annunciando anche una serie di decisioni “immediatamente operative”. Anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi si è espresso in merito, con un’apertura verso le aziende private: non è produttivo, sostiene il premier, un “rifiuto ideologico” dell’intervento di enti privati che invece, se ben monitorati, potrebbero rivelarsi molto utili.

Nonostante i messaggi del nuovo governo, l’UE si dimostra alquanto scettica, soprattutto dopo i vari precedenti non andati a buon fine. “Ogni crollo a Pompei è una sconfitta personale” ha affermato Hahn, e il Commissario Europeo alla Cultura Androulla Vassiliou ha sollecitato le autorità locali a “fare di più e coordinarsi meglio per assicurare che il denaro erogato sia usato in modo efficace”. La risposta è giunta da Nicola De Michelis, vicecapo di gabinetto di Hahn, che da un lato ha fatto notare come alcuni progetti di restauro siano già iniziati e abbiano evitato ulteriori crolli. Dall’altro lato si è opposto alle critiche della Vassiliou, sollevando una questione molto delicata: gli appalti, spesso un modo per la mafia e la criminalità organizzata di prendere il controllo dei lavori e rovinare numerosi progetti.

Per queste ragioni, tutti i bandi e le offerte sono sotto uno stretto controllo, che richiede tempi lunghi e rallenta notevolmente una macchina burocratica già complessa come quella italiana. C’è stato spazio però anche per una nota di ottimismo: De Michelis ha sostenuto di avere ben in mente le scadenze e di ritenere, con un’accelerazione, di riuscire a investire tutte le risorse entro il 2015. Riuscire a rispettare questa scadenza sembra l’unica speranza per riuscire ad iniziare le opere di salvataggio di un sito simbolo non solo dell’Italia, ma della storia e della cultura europea.

Nell’immagine, la via dell’Abbondanza a Pompei (©Mentnafunangann, Wikimedia Commons).

L' Autore - Giulia Corino

Laureata triennale, sto proseguendo gli studi magistrali in Lettere Moderne e alla Scuola di Studi Superiori dell'Università di Torino. Sono appassionata di storia e culture del mondo antico e moderno.

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