giovedì , 16 agosto 2018
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Matto Renzi in visita alla Scuola Internazionale Italiana di San Francisco © Palazzo Chigi / Flickr 2014

Precariato scolastico: l’UE boccia l’Italia

Il tanto discusso documento “La Buona Scuola” del governo Renzi esordisce con un ossimoro provocatorio, “emergenze storiche”, riferendosi alle mancanze del nostro sistema scolastico. L’obiettivo è chiaramente quello di sottolineare l’inadeguatezza delle risposte dei governi precedenti al grave fenomeno “storico” del precariato nel settore scolastico. Il premier pensa di poter dare una svolta decisiva e vincente a questo e ad altri problemi della scuola italiana: ce la farà?

Non c’è stata nessuna misura concreta per ora e nel frattempo dall’Europa è arrivata la tanto attesa sentenza della Corte di Giustizia in merito ai rinvii pregiudiziali sollevati dal Tribunale di Napoli e dalla Corte costituzionale nel 2013. La Corte ha affermato che contrasta con la direttiva 1999/70/CE una normativa, come quella italiana, che non preveda misure per contrastare il ricorso abusivo alla successione di contratti di lavoro a tempo determinato e per permettere il risarcimento del danno per rinnovi illegittimi. È quindi contraria al diritto europeo la legge italiana che consente di rinnovare i contratti di lavoro per il conferimento delle supplenze del personale docente e ATA, anche al di là dello scadere del periodo complessivo di 36 mesi di servizio: questi contratti possono infatti trasformarsi in contratti di lavoro a tempo indeterminato solo nel caso di immissione in ruolo e non per riqualificazione del rapporto al raggiungere di detto limite temporale.

I sindacati hanno esultato, definendo la sentenza come una (prima) vittoria contro il precariato, che potrà fare da apripista in molti altri settori del pubblico impiego, colpiti da questa piaga. E proprio di piaga, di patologia tutta italiana ha parlato il Ministro dell’Istruzione Giannini in riferimento al problema del precariato in Italia. La sua reazione a caldo è stata molto diversa dai sindacati: il Ministro ha infatti detto che la sentenza era stata prevista dal governo (come si legge in effetti nel documento La Buona Scuola) e che sono già state elaborate delle misure di risposta agli ammonimenti europei: la riforma, assicura, sarà varata a gennaio. Emerge però la profonda discordanza tra i dati di cui parlano i sindacati e quelli a cui si riferisce il Ministro: secondo i primi sarebbero ben 250.000 i docenti ad avere i requisiti per poter chiedere ai giudici italiani, in base a questa sentenza europea, l’assunzione e/o il risarcimento danni, mentre il governo parla di soli 15.000. C’è un bel po’ di confusione.

Terminate le consultazioni nel mondo della scuola, ora si deve passare ai fatti. Il piano è ambizioso e i punti chiave sono noti: svuotamento ed eliminazione delle interminabili graduatorie con il Piano di Assunzione straordinario di 150.ooo precari a settembre 2015, nuovo concorso (l’ultimo risale al 2012) per assumere a tempo indeterminato circa 40.000 giovani insegnanti, i concorsi come unica via di accesso all’insegnamento e loro cadenza regolare. Ma quanto costa tutto questo? Il governo Renzi nella Legge di Stabilità ora al vaglio del Senato ha previsto il finanziamento di 1 miliardo, ma dal progetto La Buona Scuola emerge che sono 3 i miliardi che servirebbero a regime solo per le assunzioni per l’anno scolastico 2015-2016. Inoltre i sindacati ritengono che il numero previsto nel Piano straordinario di assunzioni sia insufficiente e non comprenda il personale ATA.

In Europa non è possibile delineare un modello scolastico comune con riferimento ai metodi di assunzione dei docenti, ma la tendenza della maggior parte dei Paesi membri, in particolare del nord Europa, è quella di ricorrere al cosiddetto reclutamento aperto, cioè sono le scuole stesse che scelgono direttamente il loro personale. Certo il nostro è invece un modello di scuola pubblica, in cui si accede per concorso, come in Francia, ma è innegabile che Renzi stia pensando ad una scuola più autonoma e con maggiore governance interna. Inoltre intende puntare sulla valorizzazione delle attività extracurriculari, come avviene infatti in molti Stati europei, creando un modello di insegnamento che vada al di là delle ore da trascorrere a lezione “sui banchi”: questo del resto comporterebbe maggiori possibilità di occupazione e soprattutto una formazione più completa e aperta al mondo.

Per realizzare questi cambiamenti, anche culturali, ci vogliono risorse e Renzi dovrà dare delle risposte a breve: non era forse una priorità la riforma della scuola?

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

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